In Premier lo stadio è fondamentale per i top club, non incide per gli altri

La Bbc analizza il rapporto tra entrate da stadio e fatturato dei club: le due squadre di Manchester, l’Arsenal, il Chelsea e il Liverpool sono in utile solo grazie ai ricavi del matchday.

In Premier lo stadio è fondamentale per i top club, non incide per gli altri

Un’analisi della Bbc

Una ricca, completa e profonda analisi socio-economica della Bbc sulla condizione finanziaria della Premier League. O meglio: sul rapporto tra ricavi da stadio e fatturato dei club inglesi. Partiamo dall’esito dell’intero lavoro: gli incassi al botteghino hanno sempre meno incidenza sulle casse dei club inglesi, soprattutto per quelli della middle class. Più si va verso l’alto, in termini di classifica e importanza della squadra, più diventano grandi e importanti nel bilancio delle società. È una situazione ambivalente, che si spiega innanzitutto con il contratto televisivo entrato in vigore un anno fa. E con un dato significativi: grazie agli introiti per le licenze audiovisive, la metà dei club della Premier League avrebbe potuto giocare in stadi vuoti e ottenere comunque un profitto alla fine dell’esercizio – al netto delle tasse.

Non a caso, come già anticipato sopra, si tratta dei club che hanno impianti meno capienti, con meno appeal: Wba, Burnley, Hull City, Southampton, Everton, West Ham, Tottenham, Bournemouth, Swansea, Crystal Palace. Solo il Tottenham appartiene all’élite della Premier. Solo che gli Spurs vivono una situazione delicata, stanno costruendo il nuovo stadio e quindi escono un attimo fuori contesto. Anzi, rientreranno presto nel gruppo delle altre, delle big, delle società che guadagnano tantissimo grazie agli introiti del matchday. Sotto, il grafico tratto dalla Bbc.

In realtà, un altro discorso importante riguardo il rapporto tra pubblico televisivo e pubblico dal vivo. L’affluenza negli stadi, infatti, è una parte importante dello spettacolo televisivo. Come dire: i broadcaster che acquistano le licenze della Premier League decidono di investire una quantità incredibile di denaro anche perché gli spalti sono sempre pieni. Comprano lo sport, il gioco, ma anche l’atmosfera. È un discorso da non sottovalutare, una specie di sistema economico aperto in cui i due parametri si influenzano vicendevolmente.

Il valore dei tifosi

A tutto vantaggio dei top club che solo grazie al botteghino riescono a chiudere in utile il proprio bilancio. Lo spiega la Bbc: «Nessuno dei cinque club più ricchi della Premier League – Manchester United, Manchester City, Arsenal, Liverpool e Chelsea – avrebbe realizzato un profitto senza includere i guadagni per la vendita dei biglietti del proprio stadio. Kieran Maguire, esperto di finanza calcistica presso l’Università di Liverpool, ha tracciato un quadro molto interessante della situazione: “Negli ultimi anni l’Arsenal, il Manchester United e il Liverpool hanno ristrutturato i propri stadi, e poiché non hanno proprietà come quelle di Chelsea e Manchester City, gli incassi al botteghino sono essenziali per finanziare gli investimenti nella squadra, in termini di calciomercato e monte ingaggi. Quando il Liverpool ha ampliato Anfield, una percentuale significativa dei nuovi posti è andata a partner aziendali. In questo modo, il club ha potuto aumentare il proprio profitto del matchday, una parte sempre più importante per il bilancio, dato che gli introiti tv stanno raggiungendo il punto di saturazione».

Insomma, i ricavi da stadio sono marginali fino a un certo livello della piramide calcistica. Dopo, diventano addirittura essenziali, perché aumentano e soprattutto diversificano il fatturato. La Premier League è uno spaccato perfetto del calcio moderno; lo sport è condizionato dai diritti tv, ma non al punto da cancellare il peso dei tifosi da stadio. Un peso emotivo, ed economico.

 

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