Lo stadio della Roma va a rilento: la paura della politica dopo gli arresti

Repubblica racconta gli ultimi sviluppi del caso: la giunta pentastellata teme che l’inchiesta possa diventare la “Mafia Capitale” del Movimento.

Lo stadio della Roma va a rilento: la paura della politica dopo gli arresti
Il progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle

Il cambio di prospettiva

Repubblica Roma torna a parlare dello stadio della Roma, e lo fa con un titolo che è tutto un programma: “Tutto da rivedere, la paura dopo gli arresti”. Il pezzo si apre con le parole del primo cittadino Virginia Raggi, che secondo la narrazione del quotidiano romano ha modificato il suo atteggiamento, «viaggia col freno a mano tirato: “Se l’impianto di Tor di Valle si farà? Adesso vedremo, c’è un’attività di verifica. Alla luce delle notizie che escono, sarà fondamentale controllare bene ogni cosa. Si andrà avanti solo se sarà tutto in ordine”».

Ieri abbiamo riportato l’intervista del costruttore Parnasi, che ha ammesso di «aver pagato tutti i partiti» per quanto riguarda il progetto del nuovo stadio. Che ora procede ancora più a rilento, come spiegato da Repubblica: «Gli assessorati coinvolti, quello all’Urbanistica in testa, hanno preso alla lettera le raccomandazioni della prima cittadina e ormai da giorni stanno vagliando ogni singolo passaggio dell’iter. Le verifiche sono soltanto alle battute iniziali.  “Ci vorrà tempo per completare la verifica ” , fanno sapere dal Campidoglio. Anche perché l’indagine interna partirà da lontano, dagli atti approvati dall’amministrazione Marino. Così hanno preteso i consiglieri della maggioranza pentastellata».

La paura dei Cinquestelle

Repubblica spiega come uno dei timori della giunta riguardo l’inchiesta è che «possa diventare la “Mafia Capitale del M5S ” . Dall’altra vorrebbero portare l’operazione a dama, intestarsi politicamente l’approdo di un investimento da oltre un miliardo di euro nella capitale, negli ultimi mesi più e più volte snobbata dalle grandi aziende». Il “problema”, però, sta nelle dichiarazioni di Parnasi, che ha identificato Lanzalone, consulente numero uno dei pentastellati, come «”l’uomo di riferimento in Campidoglio”. Quello capace di aprire qualsiasi porta».

Nel frattempo, in attesa di sviluppi, è già ripartita la battaglia politica. Repubblica riporta le frasi di Michele Anzaldi, deputato del Pd, che attacca la giunta Raggi: «Il centro della presunta corruzione per lo Stadio della Roma era il M5S. Le attenzioni di Parnasi per Lanzalone derivano dal fatto che l’avvocato, su esplicita indicazione della sindaca Raggi, era il referente del Campidoglio sulla procedura. A decidere sullo Stadio era il Campidoglio a guida grillina, non altri partiti. Ed è stata proprio la giunta 5S, insieme a Lanzalone, a stravolgere il progetto della giunta Marino, rispondendo alle richieste dell’imprenditore. Il risultato? Meno opere pubbliche per i cittadini, più consulenze per chi gestiva la partita a nome della giunta. È un fatto».

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