Ciano, Maiello, Tutino: gli ex Napoli protagonisti nelle promozioni di Frosinone e Cosenza

Tre storie di successi che però raccontano quanto sia difficile affermarsi a Napoli, ma anche nel calcio italiano in senso assoluto.

Ciano, Maiello, Tutino: gli ex Napoli protagonisti nelle promozioni di Frosinone e Cosenza

Giocatori di categoria

Frosinone-Palermo 2-0, gol di Maiello e Ciano. Siena-Cosenza 1-3, una delle reti calabresi è stata segnata da Gennaro Tutino. Insomma, Napoli e il Napoli protagonisti degli ultimi verdetti del calcio italiano. Abbiamo scritto della serata dello stadio Stirpe, non proprio un fulgido esempio di sportività, ma la promozione del Frosinone ha anche coronato l’ottima stagione dell’ex coppia della Primavera del Napoli.

Ciano e Maiello hanno vissuto insieme una parte del loro periodo di formazione (dal 2007 al 2009), prima di avviare la loro carriera da professionisti. Tra i due, il centrocampista – ieri sera a segno con uno splendido tiro a giro da fuori area – era quello col futuro potenziale più luminoso: mezzala o regista dal piede educato, avrebbe dovuto rappresentare la successione interna ad Hamsik. Poi, il solito percorso accidentato nelle serie minori e il ritorno a Napoli, nel 2015, per 1,5 milioni di euro. Avrebbe dovuto affermarsi ad Empoli, ma poi la stagione da post-Valdifiori (nel frattempo passato al Napoli) non diede i frutti sperati. Quindi, il viaggio a Frosinone e una nuova dimensione da protagonista, in Serie B.

La stessa costruita da Ciano lungo una gavetta più dilatata nel tempo: i prestiti a Lecco, Crotone, Cava de’ Tirreni, Padova ed Avellino. Poi, il ritorno a Crotone e il passaggio a Cesena, come “attaccante di categoria” in Serie B. La stessa etichetta con cui è arrivato al Frosinone, per diventare leader assoluto dell’attacco di Moreno Longo: 15 gol stagionali, la rete del 2-0 ieri sera e la promozione. 

Ecco, probabilmente il Napoli non avrà un settore giovanile come quello della Roma o dell’Atalanta – almeno per quanto riguarda organizzazione ed effettivi risultati nella costruzione del talento. Questi due calciatori, però, ci raccontano quanto sia difficile affermarsi in Italia. O, per spiegarla meglio: quanto sia difficile essere Insigne. Entrambi hanno superato lo status di “giovani”, viaggiano verso i 30 anni e non sono riusciti ad affermarsi davvero. Perché il Napoli è una squadra di altissimo livello, e solo Insigne ce la fa.

Una condizione italiana

Non è solo “colpa del Napoli”, se ci pensi. Nella Roma ci sono De Rossi, Pellegrini e Florenzi, con tante altre “promesse” finite nel dimenticatoio. Nel Milan, solo Donnarumma è davvero titolare, mentre Calabria e Locatelli sgomitano per trovare un posto in squadra. Lo stesso Cristante, prodotto del vivaio rossonero, ha dovuto costruire un percorso tortuoso per trovare una dimensione di vertice. L’Atalanta si autoalimenta grazie ai giovani del vivaio, ma intanto è una squadra molto meno forte del Napoli. E, se ci pensi, anche la stessa Masia del Barcellona ha smesso di produrre grandi campioni. Per la prima volta dopo sedici anni, quest’anno ha schierato una formazione senza calciatori cresciuti nella cantera.

L’altra storia del giorno è un altro capitolo dello stesso romanzo: Gennaro Tutino, 21enne ancora di proprietà del Napoli. Un’esplosione annunciata ai tempi della Youth League 2013/2014, 5 gol in 6 partite nella più importante competizione europea dei giovani. Oggi ha terminato la sesta esperienza in prestito dopo Vicenza, Gubbio, Bari, Avellino, Carrarese. Ha trascinato il Cosenza in Serie B, con 10 reti stagionali. Sarà destinato a un altro prestito, per capire davvero di che pasta è fatto. Come Roberto Insigne, arrivato in Serie A col Parma – seppure con un ruolo meno determinante.

Intanto, queste storie ci spiegano come il Napoli stia portando avanti un buon lavoro giovanile, ma non può permettersi di aspettare troppo i suoi ragazzi. Come la Juventus, del resto: il sistema di scouting e reclutamento bianconero ha un’organizzazione forse maggiore, eppure gli unici due calciatori di Allegri cresciuti nel vivaio sono Marchisio e Pinsoglio. L’erba del vicino sarà anche più verde, ma a volte è solo un’impressione.

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  1. Mario Fabrizio Guerci 19 giugno 2018, 11:21

    Si parla sempre poco delle giovanili,soprattutto durante il campionato.
    Il “mal comune mezzo gaudio” guardando le altre società,m’interessa relativamente.Sappiamo quanti giocatori campani circolano in Italia e quanti ne sono usciti dal Napoli? Pochi! Osservo con tristezza (e schifo)gli amici di mio figlio adolescente,che giocano con società NAPOLETANE marchiate Parma,Udinese,Milan!! Ricordo Marino in conferenza stampa della Napoli Soccer: “fermeremo questa emorragia di ragazzi napoletani verso il nord”. Abbiamo visto…!!
    Si acquistano i Cotechigno della situazione addirittura per la primavera,vogliamo nomi altisonanti stranieri per il mercato e poi ci lamentiamo che mancano gli eredi di Baggio,Pirlo o Totti?La nazionale è lo specchio di tutto ciò.
    Ci vorrebbero gli attributi in Federazione,quella vecchia baldracca…

  2. E non dimenticherei Palmiero, regista del cosenza
    Si dovrebbe avere un po’ più di coraggio nel lanciarli in prima squadra

  3. Raffaele Sannino 17 giugno 2018, 17:05

    Il problema è sempre il solito:i critici a prescindere.Nessuno cresce giovani calciatori per la prima squadra.L’inter campione d’Italia usa i primavera per fare plusvalenze,parola che non si può nemmeno pronunciare dalle nostre parti.In realtà il nostro settore giovanile ha prodotto molti calciatori di discreto livello,alcuni scippati (Trotta) ,altri persi per cattiva valutazione (Izzo) e molti altri perché la prima squadra ha bisogno di qualità superiore.Non possiamo copiare il bilbao.Anche se i nostri giovani,come i loro,sono tutti della Campania.Ci sarà ancora chi ironizzerà sulla “scugnizzeria”,ma l’obiettivo di intercettare i giovani del circondario è stato centrato.Faccio presente che nel cosenza ha avuto un ruolo importante anche il regista Palmiero.Davvero un gran bel giocatore.

  4. In effetti l’importanza del settore giovanile e’ una cosa su cui mi faccio domande da sempre. La prima cosa da chiarire sarebbe la metrica della qualita’. E’ buono un settore giovanile che caccia un campione ogni tanto o uno che produce tanti giocatori medi? E per una squadra che fattura 500Milioni quali sono le possibilita’ statistiche che produca un giocatore degno della prima squadra? E anche, a che eta’ conviene prendere i prospetti di alto potenziale? (Considerate che prima li prendi e prima rappresentano un costo e dopo piu’ tempo un possibile ricavo).
    Non mi hanno mai convinto quelli che dicono, “ci vuole un settore giovanile forte” ma, d’altra parte, neanche mi convince ADL che parla di scugnizzeria da 10 anni e non fa mai nulla.
    Solo domande, non ho risposte chiare, mi mancano troppi elementi. L’ignoranza impera 🙂

    • Raffaele Sannino 20 giugno 2018, 13:24

      Sepe,Izzo,Vitale,Ciano,Maiello,Tutino,Trotta,Bifulco,Palmiero,sono tutti professionisti , alcuni di buon livello.E parlano tutti napoletano.Se questa non è la scugnizzeria…

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