Repubblica: «Che tenerezza gli inglesi col Var, il primo rigore in Serie A sembra già preistoria»

Un’interessante riflessione sulla ricezione rispetto alla rivoluzione-Var: «La metabolizzazione dello strumento ha cambiato il modo di marcare in area e i rapporti con l’arbitro».

Repubblica: «Che tenerezza gli inglesi col Var, il primo rigore in Serie A sembra già preistoria»

L’articolo su Repubblica

Il Var in Inghilterra. Non tanto e non solo per il rigore assegnato all’Italia, per fallo di Tarkowski su Chiesa, quanto per la percezione stessa dell’aiuto tecnologico all’arbitro. Repubblica scrive un pezzo che serve a tracciare le distanze tra quello che siamo diventati in Italia, grazie alla sperimentazione Var, e al medioevo inglese. In effetti, l’utilizzo e la metabolizzazione dello strumento è una delle poche cose per cui il nostro movimento è davvero all’avanguardia.

Basta leggere Repubblica, come detto, per accorgersi della differenza: «Gli inglesi non l’hanno presa benissimo, al di là del facile gioco di parole: Vardy 1, Var 1, per il Guardian. Il battesimo del moviolone per la nazionale di Sua Maestà a Wembley ha consegnato un rigore all’Italia martedì sera e ha ridato fiato al partito degli scettici. “Possiamo andare tutti fuori di testa col Var”, “forse l’Inghilterra è stata derubata”, scriveva il Daily Mail, dove intanto però l’ex arbitro Graham Poll spiegava la bontà della correzione televisiva. Il ct Southgate ha cavalcato l’onda: a suo dire, il pestone del maldestro Tarkowski su Chiesa non era quel “chiaro errore” previsto dal protocollo. Tutte sensazioni e obiezioni che il calcio italiano ha già registrato e superato: ve lo ricordate il primo rigore dell’era Var, parato da Buffon? Sembra già preistoria».

Il rapporto con l’arbitro

Uno dei punti più importanti toccati da Repubblica riguarda il rapporto con l’arbitro “dotato” di Var. Leggiamo: «Che tenerezza facevano invece i giocatori inglesi: l’arbitro Aytekin, tornando dal monitor, indicava il dischetto e loro erano ancora lì a protestare, convinti che potesse ripensarci. Gli azzurri, assai più pratici, hanno fatto un figurone: sembravano i nipoti che insegnano ai nonni come usare Whatsapp. L’abitudine alla tecnologia maturata in A spiega i suoi effetti nel modo di marcare in area che nella maniera di relazionarsi all’arbitro».

Ovviamente, però, la perfezione non è di questo mondo. Ci sono i prossimi Mondiali, il Var dovrà essere verificato anche in un’occasione tanto importante. E c’è il pericolo di un possibile stop al processo evolutivo per via di risultati negativi dei test in Russia, tra pochi mesi. Su questo scenario, continua il duello Fifa/Uefa, nelle persone di Infantino e Ceferin. Ne scrive anche Repubblica: «Il numero uno Fifa, a margine dell’assemblea dell’Eca ha garantito: “Il Var è pronto per i Mondiali”. Ma il capo dell’Uefa Aleksander Ceferin resta cauto: “Il sistema non è a punto. Deve essere perfetto per usarlo in Champions, non possiamo permetterci di sbagliare”. La riflessione dell’Uefa riguarda la necessità di formare arbitri di 55 paesi diversi ed evitare il rischio di disparità d’interpretazione». Su quest’ultimo punto abbiamo già scritto anche noi, qui: non è solo una questione etica, ma anche (se non soprattutto) economica.

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