La lezione di Pochettino: «Vincere? Io cerco di far giocare il Tottenham ai massimi livelli»

«Un titolo non è il solo modo che abbiamo per legittimare il nostro percorso: saremmo degli eroi, ma vogliamo divertirci giocando il nostro calcio».

La lezione di Pochettino: «Vincere? Io cerco di far giocare il Tottenham ai massimi livelli»

In conferenza stampa

Tutto il mondo è paese. Anche in Inghilterra è come l’Italia, è un luogo in cui i giornalisti chiedono a Pochettino quando vincerà il Tottenham? È successo ieri, in conferenza stampa. Il manager argentino ha presentato la sfida contro la Juventus, che questa sera vale l’accesso ai quarti di finale di Champions League. A Wembley si partirà dal 2-2 dell’andata.

La risposta dell’ex allenatore di Espanyol e Southampton, in qualche modo, va a toccare i temi che da tempo vengono portati avanti nel racconto del Napoli. La dimensione tecnica del club partenopeo è similare a quella degli Spurs, entrambi i palmarés non traboccano di trofei ed entrambe le squadre cercano di definire la propria affermazione attraverso un progetto organico tra idee di gioco e reclutamento dei calciatori. Le risposte di Pochettino non sono lontane rispetto a quelle che daremmo noi in relazione alla forza del Napoli, alle proporzioni con altri club e altre realtà. C’è stata anche un’evoluzione, un po’ di tempo fa Pochettino spiegò che «il Tottenham non è (era) ancora pronto per vincere dei titoli».

Divertirsi

Le parole del tecnico argentino: «Vincere è l’unico modo per legittimare il nostro percorso? Questa è un’opinione: la rispetto ma non la condivido. Io sono qui per far crescere il club, e oggi competiamo ai massimi livelli. Se poi arrivasse un titolo sarebbe un sogno e i giocatori diventerebbero eroi. Ma il primo obiettivo, contro la Juve, è quello di divertirci».

È una questione di dimensione del Tottenham, di idea di gioco, di rapporto con la Juventus. C’entra tutto: «Io non mi pongo limiti. Sono uno che sogna, la Champions mi piace perché c’è la musichetta, già in Inghilterra affrontiamo tutte le settimane squadre con grandi campioni, e grandi tecnici come Mourinho, Guardiola, Klopp e altri. Credo che la possibilità di vincere esista, noi vogliamo sempre vincere. Ma il nostro pensiero deve limitarsi all’esperienza della partita contro la Juventus, una squadra reduce da due finali di Champions League. Io penso a questo ora, dobbiamo dare il massimo, non pensare troppo al risultato, sentirci liberi di esprimere il nostro calcio, liberi di giocare come sappiamo. E se riusciamo  a fare questo abbiamo ottime possibilità di passare il turno. Per il resto dell’anno, per il campionato, io sono molto fiducioso: abbiamo raggiunto un certo livello di maturità, continueremo quindi a cercare di realizzare queste nostre ambizioni e i nostri obiettivi».

L’obbligo e l’obiettivo: una differenza

Pochettino, nel resto della conferenza stampa, ha spiegato il senso di un progetto. In questo caso, del progetto-Tottenham. Non c’è bisogno di riportare altre dichiarazioni, basta rileggere quelle di cui sopra. E non è neanche una questione di bel gioco-vittoria, come nella ridondante narrazione calcistica italiana. È semplicemente la presa di coscienza della distanza tra il Tottenham e le altre squadre, e del percorso che Pochettino e il club hanno impostato per cercare di colmare questa distanza. Si passa dal campo, per il campo. Si lavora, per cercare di crescere.

Un racconto sovrapponibile a quello del Napoli, pur con le grandi differenze di contesto (economico, strutturale) tra le due realtà. Le parole di Pochettino sono una lezione di calcio, quindi anche un po’ di vita. Il Tottenham sente di avere l’obiettivo di vincere, non l’obbligo. Non ancora, quantomeno. Nel frattempo, cerca di essere competitivo sviluppando le proprie idee, in campo e fuori. Ci pare una politica ragionevole.

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