La lezione di Scopigno a via Kerbaker

Tempi di Coppa del mondo e di campagna acquisti per il campionato prossimo. Si risvegliano sensazioni sospese, legate a periodi anche lontani. Frammenti di partite, immagini, risultati. E ricordi personali, a partire dall’infanzia, divenuti indimenticabili. Portavo i pantaloni corti, ero gia’ stato catturato dal tifo e d’improvviso mi si offri’ la possibilita’ di conoscere un calciatore azzurro e parlare con lui. Era Manlio Scopigno, terzino di riserva nel Napoli anni ’50 allenato da Monzeglio. Scopigno aveva preso in affitto una camera in famiglia, in via Kerbaker al Vomero, presso due anziane sorelle, Ada e Pia, amiche di mia nonna che abitava in via Morghen. Alla timida richiesta risposero che sì, avrei potuto conoscere il giocatore del Napoli. Era d’estate, alle nove del mattino bussai alla porta. Scopigno mi strinse la mano e a me sembro’ di barcollare. Mi mostro’ tante foto scattate durante il gioco, me ne dedico’ una, poi lo accompagnai alla funicolare Centrale: sarebbe andato a Torre Annunziata per una giornata al mare. Tra via Kerbaker e piazza Fuga Scopigno mi parlo’ del gioco del calcio e di come lui lo affrontava. Ci vuole pazienza, mi disse, tanta pazienza perche’ la iofretta di ”arrivare” puo’ esser fatale. Avrebbe voluto giocare di piu’ ma sapeva che Delfrati e Viney erano affidabilissimi. Nella vita come nello sport – aggiunse – occorre tener conto della realta’ senza coltivare illusioni, poi la tenacia e la serieta’ vengono premiate. Mi fece esempi di giocatori “smaniosi” che si arenavano per troppa smania di affermarsi. E questo – aggiunse – accade anche lontano dal foot-ball. Mi ricordo’ che era nato nei pressi di Udine e che la tenacia e l’impegno erano caratteristiche proprie dei friulani. Nel calcio – osservo’ – occorre ragionare e non farsi prendere dall’istinto momentaneo. Due estremi, nello sport come nell’esistenza quotidiana, spesso si fondono: l’egoismo e l’altruismo. Tutto dipende dall’equilibrio complessivo. Gli chiesi un suo parere sul pubblico di Napoli. I tifosi partenopei – mi rispose – sono ineguagliabili per l’amore che danno alla squadra ma spesso si esaltano o si deprimono troppo. Di certo, prima o poi avranno le giuste soddisfazioni. Lo disse con un affabile sorriso, poi ci salutammo, lo ringraziai. Anni dopo, quando al termine di una vita da terzino non titolare Manlio Scopigno vinse da intelligente allenatore lo scudetto a Cagliari, mi ricordai del “filosofo” e di quella sua lezione vomerese. Mimmo Liguoro

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