Cominciamo a cambiare noi, e a non alimentare la cultura dell’odio e del sospetto

È ora di cambiare . Nella vita conta dare seguito alle parole e ai buoni propositi, con i fatti. L’assassinio di Ciro Esposito è la conseguenza di una degenerazione che ci vede tutti coinvolti. Quando i riflettori saranno spenti su questa morte, e il dolore sarà solo della famiglia e degli amici, quando i riflettori si accenderanno sulla nuova stagione calcistica, chi oggi rifiuta questa triste realtà, nel suo piccolo faccia il proprio. Non si punti il dito contro gli altri per poi rendersi protagonisti di azioni violente, fisiche o verbali, di messaggi o articoli che alimentano odio e rifiuto dell’altro. La cultura del sospetto la si abbandoni, e si chieda a chi ha voce in capitolo di dare importanti segnali di cambiamento. Personalmente, il calcio è passione e professione, e professerò quanto affermo, sin da ora più di ieri, e ciò chiedo a quanti mi leggono. Il web, è dimostrato anche in altri settori, ha dato e offre voce a ognuno di noi, e i tanti che credono in un recupero del vivere in modo corretto e gioioso il calcio, possono creare un movimento che tenti di dare una svolta a uno stato di cose inaccettabili. A ciascuno la sua parte certo, iniziamo noi in attesa di chi ha il potere e speriamo la volontà di poter dar seguito alle belle parole di oggi. La strada è lunga, difficile, irta di ostacoli, ma va intrapresa, nel nome di Ciro Esposito e di tutte le vittime della violenza nel calcio.Marcello Giannatiempo