Ministro Alfano, di De Santis e del Ciak Village non sappiamo ancora nulla

Continuo a credere che inquadrare i fatti di Roma esclusivamente nella cornice della violenza calcistica sia fuorviante. continuo da quasi due mesi a porre domande che non riescono a farsi strada oltre il livello dei social network. continuo a credere che di questa storia si sappia in realtà poco o nulla, in un ambiente come quello delle curve dove esiste invece un controllo capillare da parte delle squadre stadio delle questure. Eppure vedo che queste domande non se le pone quasi nessuno, forse per quella pigrizia pantofolaia che è diventata il tratto caratteristico del giornalismo da scrivania e da agenzie dei giorni nostri. però, siccome io sono un tipo testardo, mi piace riproporre questi interrogativi, chissà che non facciano accendere qualche proverbiale lampadina in grado di contribuire a far luce su questa torbida vicenda.andiamo per ordine:1) Daniele De Santis esce dal Ciak Village, del quale è il custode. Il Ciak Village è l’ex “Trifoglio”, sito in via tor di quinto 58/b, un’occupazione dell’estrema destra romana con poco più di dieci anni di vita che si trasforma misteriosamente da qualche anno in locale e centro sportivo, dove si svolgono numerosissime attività, incluso il fitto dei campi di calcio presenti. La struttura è di proprietà del Coni che però non sporge mai denuncia per occupazione. Il Ciak Village viene sequestrato in data 25 marzo 2014, con l’apposizione dei sigilli da parte dei carabinieri. Bene, il 3 maggio, giorno in cui si svolgono i tragici fatti, il Ciak Village risulta ancora pienamente operativo. come è possibile che accada?2) Un testimone, intervistato da sandro ruotolo in data 9 maggio, riferisce che De Santis non era da solo, parla di una ventina di persone che indossano caschi integrali. Il 22 dello stesso mese esce per la Gazzetta dello Sport un articolo che parla di identificazione di quattro complici, e recita testualmente: “Secondo i pm che conducono le indagini, Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, a differenza di De Santis, già da tempo allontanato dalla governance romanista, i quattro indiziati sarebbero tuttora riconducibili alla curva Sud, cioè al settore che guida il tifo giallorosso. Due avrebbero un passato in curva Nord, dove si annida l’ala oltranzista degli ultrà romanisti.” e ancora: “I quattro sono nomi noti nell’estrema destra romana e anche in quella galassia — da Militia Christi a Casa Pound — la Digos ha trovato conferme. Addirittura, uno dei quattro sarebbe già stato «processato» e «condannato» dal movimento di Gianluca Iannone”. la gazzetta si è inventata tutto?3) Daniele De Santis è stato davvero – come asseriscono voci provenienti dalla roma, la cui attendibilità non sono in grado di valutare – uno degli addetti alla sicurezza dell’ex sindaco, gianni alemanno?4) Perché dello stesso Daniele De Santis si sa poco o nulla, e di quello che si sa si parla così poco? eppure il suo profilo risponde perfettamente ai requisiti di un certo giornalismo, ma ciò nonostante non riceve dai media un’attenzione adeguata.5) Perché quella traversa laterale di via tor di quinto, blindatissima in occasione della finale di coppa italia fra napoli e juve di due anni prima, era invece sguarnita in occasione della finale di quest’anno, nonostante attraverso la stessa si acceda proprio a quella struttura sportiva di proprietà del coni (della quale però il coni non ha mai denunciato l’occupazione) presso la quale un mese prima si era svolto un convengno contro la tessera del tifoso?Io credo che siano queste le domande alle quali bisogna dare una risposta. altrimenti ci rifugiamo sul terreno confortevole degli ultras, della violenza negli stadi, delle improbabili partite del cuore, che rischiano seriamente di portarci su una strada che non conduce da nessuna parte.Rosario Dello Iacovo