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Per non dimenticare il Benevento e il giovane Hamsik

Ieri sera, al termine della vittoriosa partita di Bologna, che ha sancito la matematica conquista del 2° posto in classifica, mi sono stranamente tornati alla mente due ricordi calcistici.
Il primo risale al 13 marzo 2005. Allo stadio Santa Colomba si disputò l’incontro Benevento-Napoli, valevole per la 26° giornata del campionato di serie C. Assistetti all’incontro lacerato da una profonda contraddizione: da una parte c’era la mia squadra del cuore e dall’altra quella dell’appartenenza territoriale, dell’identità. Lo stadio era stracolmo e nei distinti le due tifoserie erano mescolate. Assistetti alla partita, senza parteggiare né per l’una, né per l’altra. Ero più interessato a guardare ciò che accadeva sugli spalti che le azioni di gioco e non mi capacitavo del fatto che il mio Napoli, quello che negli anni del Pibe de oro aveva dominato in Europa e Italia, fosse lì a Benevento a contendersi con un posto nei play off.

Addirittura, dopo il raddoppio del Pampa Sosa all’82° (al 50° c’era stata la rete del vantaggio di Pià), abbandonai l’atteggiamento neutrale e tifai Benevento, a dispetto della sciarpa rigorosamente azzurra che mi avvolgeva il collo. In fondo, ho sempre preferito Davide a Golia, e la grinta e tenacia dei giocatori giallorossi meritava di essere premiata con un pareggio. La partita finì con la vittoria azzurra per 2 – 0 e il Napoli poi disputò la finale play off che, purtroppo, perse allo stadio Partenio di Avellino, rimanendo un altro anno nell’inferno della serie C.

Lo straordinario gol di Hamsik di ieri sera, inoltre, mi ha ricordato un Napoli-Brescia disputato allo stadio San Paolo il 19 dicembre 2006. Il Napoli, nel frattempo, era stato promosso in serie B. I circa 20.000 spettatori che assistettero all’incontro rimasero impressionati da quel giovanissimo talento slovacco scoperto da Corioni, che al 64° realizzò persino un gol. L’incontro terminò 3 – 1 per gli azzurri con reti di Dalla Bona (5°), Bucchi (64°) e Bogliacino (°69). Il Napoli fu finalmente promosso in serie A e Pierpaolo Marino, fiutato il potenziale calcistico di Marekiaro, in estate lo acquistò assieme ad un allora sconosciuto Ezequiel Lavezzi. E lì iniziò un’altra storia, che è culminata ieri sera nel 2° posto conquistato a Bologna.

Ho voluto ricordare questi due episodi perché danno la dimensione del miracolo calcistico che è stato realizzato in pochi anni all’ombra del Vesuvio da De Laurentiis e Mazzarri (senza dimenticare l’apporto di Marino e Reja). Insomma, siamo passati dalle stalle alle stelle e non abbiamo più bisogno di aggrapparci disperatamente ai ricordi dell’era maradoniana per lenire le ferite del presente.
Godiamoci, quindi, questo “mezzo scudetto” e la sensazione di gioia che stiamo provando da ieri sera e speriamo che il mercato estivo non rompa questo splendido giocattolo, ma anzi lo migliori ulteriormente. Anche perché ai tifosi del Napoli non difetta certo la pazienza. E nemmeno quell’entusiasmo travolgente che manca parecchio al Pocho. Un aspetto, quest’ultimo, che anche Cavani dovrebbe opportunamente valutare, prima di scegliere altri lidi.

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