Sono italiano-partenopeo e se fischiano l’inno è perché chiedono aiuto

Togliamoci il dente subito. – Fischiare l’inno nazionale non e’ per niente “cool”. –
Vediamo cosa si nasconde sotto questo iceberg alla deriva.
Come Italiano me ne vergogno. Molte altre volte non mi sono sentito orgoglioso del mio Paese. La lista purtroppo e’ lunga: gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino, le stragi senza colpevoli, Ustica, politici impresentabili su scala internazionale, la Lega ed i suoi alleati, il razzismo domestico e contro gli immigrati, le mafie. Mi fermo qui per brevita’.
Nonostante tutto, molte altre volte mi sono sentito orgoglioso del mio paese e per fortuna la lista e’ molto piu’ lunga, (ma non le e’ mai troppo).
Mi sono sentito orgoglioso di esser Italiano come Dante, Benigni, Pertini, Leonardo, Fo, Eduardo, Saviano, Colombo, Mazzini, Galileo, La Costituzione della Repubblica, i Partigiani, il Rinascimento, Mameli.
Non posso credere che i fischi all’inno prima della finale di coppa italia possano aver cancellato tutto questo, perche’ molti di coloro che hanno fischiato la pensano allo stesso modo. Allora qualcuno potrebbe chiedermi, come tutto questo “Amor di Patria” si sposa con il famoso striscione “Are you Italian? No Napulitan”.
I fischi sono appropriati e lo striscione e’ giusto, se si comprende il vero obiettivo dei primi e la provocazione del secondo. Entrambi sono un segnale, un messaggio per chi non vuole vedere. Un messaggio per chi con il silenzio ha contribuito a costruire una nazione con barriere, divisioni e pregiudizi.
Gli Italiani e i Partenopei non sono piu’ orgogliosi di QUESTA Italia, ma sono orgogliosi delle loro origini nazionali, della nazione Italia. Questo popolo di passione e cuore, non e’ piu’ contento di essere confuso con quei connazionali che hanno reso il nostro paese una barzelletta. Questo popolo e’ lo stesso che grida, a tempo ritmato, “Noi siamo Partenopei” per rendere chiaro il messaggio. Per far capire che non si sentono neanche minimamente equiparabili a tutti quei concittadini che hanno sporcato e deturpato il corpo di Partenope e si dichiarano, senza esserlo, Napoletani.
I fischi e lo stricione sono un grido di ribellione, una ricerca d’aiuto. Sono molto piu’ nazionalisti e Italiani di un inno stonato per una platea di poco onorevoli politicanti.
E fin qui i fischi. Quei fischi pubblicizzati, messi in prima pagina sui giornali e web. Raccontati da radio e televisioni da “cani e marzulli”. Pero’, quella stessa sera, tanti cori, “Razzisti”, urlati barbaramente dalla curva rubentina, non hanno avuto alcun riscontro mediatico, perche’ considerati e spacciati come tifo da stadio. Ma quale tifo? Cosa c’entra questo con il tifo? Il tifo e’ un’altra cosa; e’ passione e rispetto.
Per capire, abbiamo cercato di vedere una partita dalla parte di questi pseudo-tifosi di squadre dalla maglia a righe. Come fare?
L’occasione e’ stata la partita Italia-Spagna dell’Europeo 2012. Con altri amici del Napoli Fans Club London, abbiamo fatto appuntamento in un pub sportivo dove si incontrano tifosi di varie squadre e nazioni. A dire il vero abbiamo scelto un locale di carattere internazionale, nella speranza di familiarizzare con avvenenti spagnole, di cui Londra e’ piena. (Per la cronaca: obiettivo fallito).
Ci siamo accomodati alla meno peggio su sgabelli traballanti, inumiditi da fiumi di birra versata durante la settimana da altri tifosi giubilanti per un goal fatto o evitato. Il solito puzzo di fritto da 9.99 sterline, che fa piu’ male di un pugno in pancia, si mescolava al profumo delle studentesse in uscita domenicale.
Accanto a noi si affollavano volti italici semi nascosti da sciarpe tricolori e magliette Italia’90 vintage, orgogliosamente portate nella valigia il giorno della partenza. Io quel giorno nella valigia ci misi la sciarpa del primo scudetto e la foto di Diego.
Si comincia. Siamo tutti volenterosi di vedere una nazionale che appassioni. Alla fine, a Londra, siamo tutti Italiani e grazie all’omino con in testa un tappeto sintetico, siamo tutti Bunga-Bunga-Man.
Con i minuti che passano, questa squadra azzurra non appassiona. Non si sa perche’ gioca con un mediano come centrale difensivo ed una riserva della Juve ad esterno sinistro. Spieghiamo ai tifosi occasionali che contro squadre che hanno un centravanti di area ed un seconda punta, prenderemo goal a raffica sui cross, ma il calcio in TV si consuma come Carosello e di tecnica o di tattica non importa proprio piu’ niente a nessuno. Proprio non ci spieghiamo il perche’ di certe scelte. Dove non c’e’ logica sportiva, a volte potrebbe esserci un ragione geopolitica. Lo diciamo ad alta voce, ma senza gridare: “Alcuni sono li’ solo perche’ sono della Rubentus”.
Le parole fanno sobbalzare dal torpore il ragazzo con la maglia vintage, un rubentino di Roma, che forse e’ anche peggio di un rubentino di Napoli. Con voce sonnolente ed un occhio allo schermo, mi zittisce in malo modo e un po’ sopra le righe. Il tono e’ sprezzante, non nasconde una presunta superiorita’. Gli grido di rispettare le mie opinioni, come io ho fatto fino ad allora, vittima dei suoi commenti da tifoso dei grandi eventi.
Le parole e le voci si ingrossano. Si passa presto alle posizioni campanilistiche ed al commento stereotipato. Le mie arterie sono ormai colme. Sono ad un passo dal trasformarmi in Hulk. I ragazzi mi salvano dall’infarto, facendomi notare una spagnola in bikini e shorts. Indeciso tra quale delle due cose mi possa far morire (di infarto), mi calmo. Resto a guardare la partita, ad ascoltare commenti scritti su giornali mediocri. Non so cosa sia piu’ osceno, quei commenti scopiazzati o la formica atomica. Sentenzio che preferisco il pidocchio di Frattamaggiore.
Sono ancora molto scosso. Perche’ ho urlato? Cosa mi ha irritato cosi’ tanto nelle parole di quel “moccioso”?
I minuti passano. Sto bevendo acqua, perche’ devo guidare. I mie pensieri si affollano. Comincio a viaggiare nel tempo. Assaporo la bellezza e la pressione del vivere in zone dal mare caldo. Sento fisicamente la stanchezza di un viaggio di seconda classe in treno lungo lo stivale. Ma che ne sa? Cosa ne sanno? In quale realta’ vivono o hanno vissuto?
La partita finisce. Abbiamo voglia di una pizza. Mi avvicino al “ranocchio”. Gli tendo la mano, la stringe, mi dice che e’ di Roma e tifa Juve. Teorema Perfetto. Gli chiedo un minuto, perche’le urla non aiutano a chiarirsi.
“Fammi una cortesia”- gli dico – “cerca di vedere le cose dalla mia prospettiva”.
“Dimmi” risponde.
Comincio: ”Io sono Italiano 365 giorni all’anno. Sono Italiano sempre a tutte le latitudini, mi comporto da vero ambasciatore dell’Italia e di Napoli piu’ di chi per mestiere dovrebbe rappresentarmi. Ho il diritto di essere rispettato da Italiano, di Napoli, tutti i giorni ed in tutte le regioni della mia terra, che visito per lavoro o piacere. Mi offende che tu o altri vi ricordiate che Napoli e’ Italia solo quando gioca la Nazionale o suona l’inno di Mameli”.
A questo punto penso a Diego, che disse le stesse cose durante Italia’90, forse al padre di questo ragazzo. Continuo, con tono fermo, ma pacato “Io non sono Italiano solo i giorni che fa comodo a te o a quelli come te”. Mi guarda, poi abbassa gli occhi, comincia a pensare alla sua realta’. Vuole rispondermi, ma non trova le parole. Mi risponde in inglese: “I Agree”(sono d’accordo)”, poi continua – “Ma tu sei veramente di Napoli?”.
Gli stereotipi e i pregiudizi sono difficili a morire. Continuero’ la mia crociata di Italiano Partenopeo. Lo so che non sono solo.
Forza Napoli.
Espedito (Napoli Times)

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