E “Le Parisien” dà il benvenuto a Lavezzi parlando delle inchieste in cui è coinvolto

“A partire da metà giugno, salvo imprevisti ‘last minute’, Ezequiel Lavezzi, attaccante del Napoli, sarà il nuovo rinforzo del PSG. Sebbene il suo nome risulti meno altisonante di quello di altri connazionali, il Pocho è comunque un bel ‘fenomeno’, sia per le sue qualità calcistiche che per il suo spiccato carattere”. Con queste righe, l’edizione odierna del quotidiano francese ‘Le Parisien’ apre un articolo interamente dedicato all’ormai ex giocatore del Napoli, uno dei“protagonisti del successo in Coppa Italia contro la Juventus”. Un focus on, quello sul Pocho, che ha però una spiccata quanto spiacevole peculiarità: quella di enfatizzare, con facile qualunquismo, spiacevoli aneddoti privati del Signor Ezequiel che ben poco hanno a che vedere con la carriera professionale. I titoli dei paragrafi sono già di per sé eloquenti: “Il ‘fenomeno sacro’ Lavezzi è stato ascoltato dagli inquirenti in un’inchiesta di mafia” (che poi vallo a spiegare, ai colleghi francesi, che in Campania esiste la Camorra e non la Mafia. Ma, figuriamoci, fosse tutto qui, lasceremmo felicemente correre), o ancora: “In campo è un vero provocatore”.  Il discorso parte da lontano, dai suoi ormai proverbiali tatuaggi: “Lavezzi è tutto tatuato – si legge nell’articolo – ; un clown, Maradona, Gesù Cristo, addirittura una pistola: questi alcuni dei disegni che ne marchiano interamente ed indelebilmetne il corpo”. Fin qui, per carità, nulla di scandaloso. Sarà magari che certi organi di (pseudo)informazione risultino troppo chic per dei ‘vezzi’ tutto sommato non unici nel loro genere, ma “de gustibus non est sputazzellam”, per dirla alla Totò. Tornando al testo, è curioso quanto si può leggere di seguito:“[…]Proprio questa sua passione per i tatuaggi lo ha portato ad essere la causa scatenante di un omicidio. Il riferimento, chiaro, indubbiamente di cattivo gusto e, come se non bastasse, rimarcato, è allo spiacevole episodio della morte del tatuatore di fiducia del Pocho, peraltro risalente al 2010: “E’ partito tutto da una foto scattata da un cellulare e diffusa su internet, vista la quale, un tatuatore concorrente, per gelosia, ha pensato bene di vendicarsi“. E non finisce qui, perché i ‘colleghi’ parigini rincarano la dose: “Se è vero che Lavezzi non ebbe nessuna colpa oggettiva in quella vicenda, è però altrettanto vero che il giocatore venne successivamente ascoltato dagli inquirenti nell’ambito di un’indagine di mafia. Nel 2011, infatti, l’argentino è stato convocato a deporre come persona informata dei fatti e a rispondere dei suoi rapporti con un imprenditore napoletano condannato per riciclaggio di denaro sporco e contatti fitti con la malavita organizzata. Ma non è tutto – continuano – perché Lavezzi ha saputo farsi notare negativamente anche sul campo. Era l’agosto del 2005 ed il Pocho, all’epoca al San Lorenzo, esternò tutta la sua gioia per un gol siglato mimando un bandito che estreva la pistola (quella tatuata in vita) dalla fondina per sparare ad un ufficiale di polizia presente tra il pubblico. Un caso che suscitò grande scalpore in Argentina e che per fortuna – concludono – da allora non si è più ripetuto”.
Gianluca Vitale (tratto da Calcionapoli24.it)

ilnapolista © riproduzione riservata