Non lamentiamoci di vivere in una città violenta se giustifichiamo atteggiamenti violenti

Purtroppo vivo in un quartiere dove la violenza la fa da padrone. A me personalmente non è mai successo, ma mi è capitato di assistere a delle scene di diverbio in cui si è passato alle vie di fatto. In fila alle poste, ad un semaforo, perfino andando a prendere i nipotini a scuola, dove si discuteva animatamente. Tutto normale, quando i contendenti sono fatti della stessa pasta. Ci si picchia fra delinquenti. Si discute, a torto o ragione, fra persone civili. I problemi nascono quando le diatribe avvengono tra un delinquente e una persona civile. A prescindere da chi abbia torto e di chi abbia ragione. Chi picchia per primo, picchia due volte, è lo slogan vigliacco che vige in alcuni ambienti, degno slogan di altri slogan brigatisti. A chi giustifica il gesto di Delio Rossi (che secondo me aveva ragione da vendere), magari trovandolo goliardico e divertente, vorrei chiedere se ha mai preso improvvisamente  un pugno in pieno viso. Deve essere una cosa terribile, paragonabile a uno stupro, forse anche peggio, perchè non hai neanche il tempo di prepararti in qualche modo. Ho visto discussioni degenerare, e lo sgomento che segna il viso di chi le prende resta per me la cosa più difficile da cancellare. Sarà perchè si è si è avuti la ventura di aver conosciuto personalmente un ragazzo vittima dell’assurda violenza della camorra che ha visto i proprio assassini puniti da una sentenza di primo grado dopo sette anni come riporta proprio oggi il Mattino. Anche se lo stesso Mattino ci informa che sarebbe in preparazione uno striscione di solidarietà da parte di alcuni gruppi napoletani in favore degli ultras genoani colpiti da daspo. Questo confermerebbe che quella specie di gemellaggio non è altro che un patto tra scellerati che, stufi di darsele tra di loro, si coalizzano per picchiare dei terzi. Fortunatamente i miei genitori non erano tra quelli che “se le prendi, a casa ti do il resto”, ed ho cercato di educare i miei figli allo stesso modo.
Non ci possiamo lamentare di vivere in una città dove i violenti la fanno da padrone, taglieggiandoci dal parcheggiatore al camorrista che pretende il pizzo dagli imprenditori, e poi, magari inconsciamente, contribuire ad alimentare la violenza con atteggiamenti che la giustifichino. E’ facile dire ribelliamoci, non ci possono ammazzare tutti. Si, ma possono ammazzare solo me, mi sentii rispondere una volta da un vecchio commerciante. Tutto questo senza voler assolutamente giustificare il giocatore viola, che secondo me andrebbe quasi radiato. Ma la radiazione la meriterebbe anche Delio Rossi. Sarò un coglione, ma io preferirei prendere un pugno in faccia piuttosto che essere capace di darlo a qualcuno. Attenzione, capace di darlo. Perchè solo pensare di essere capace di simili gesti rende colpevole al pari che metterli in atto. La spirale della violenza si interrompe solo spezzando la spirale della violenza.
Altrimenti picchiamo pure l’esattore dell’Equitalia che ci notifica una cartella esattoriale pazza o un vigile che ci multa non perchè abbiamo commesso un’infrazione, ma perchè magari era di cattivo umore. Esiste l’istituzione del ricorso per cercare di far valere le proprie ragioni. E se non sempre si riesce nell’intento, non è una buona ragione per passare alle vie di fatto. Ed è pure errato paragonare questi atteggiamenti a quelli di una giungla, perchè nella giungla ci si ammazza per sopravvivere, non per far valere le proprie ragioni.
PASQUALE DI FENZO

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