Auti, auti nostro!

Auti! Per noi che giocavamo in strada voleva dire… fuori! Auti da out, uno dei tanti termini ereditati, e da noi storpiati, dai maestri inglesi del football. Ne usavamo molti altri: cross, corner, stopper, bomber, tunnel… Uno, da ridere, era Enz, che stava ad indicare il fallo di mani. Per anni mi sono chiesto chi fosse questo Enz. Forse un giocatore famoso perché usava più le braccia che i piedi? No. Enz era l’ammaccatura di hands (mani).

Auti, comunque, era decisamente il termine più usato. Si giocava senz’arbitro e bastava che uno solo si avvicinasse con il pallone ad una delle linee immaginarie che delimitavano il campo, perché tutti i giocatori della squadra avversaria, anche se lontani decine di metri dall’azione, gridassero “Auti! Auti nostro! Auti!!”. Urlavamo tante volte quella parola che quasi sembrava funzionale allo svolgimento stesso del gioco. Il gioco dell’Auti, del calcio di strada. Ma out serve pure ad etichettare chi è fuori, chi è escluso. Ed il nostro era proprio il calcio degli esclusi, un calcio improvvisato che da lontano, da molto lontano, guardava quello vero, per noi inaccessibile. Questo succedeva nella mia città quando anch’io giocavo all’Auti. Nulla è cambiato.

Ciro Fusco (Auti nostro. Calciatori fuori campo, Napoli, Editoriale Vivere, 2001)

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