Goran, pensaci tu. Ti sogno da due notti

Odio essere incoerente. Ma il Napoli è l’amore selvaggio, primitivo e primario, che mi consente di esserlo, mentre nella vita la mia coerenza, a volte, diventa persino ottusità e quasi sempre autolesionismo. In C mi mettevo le mani nei capelli vedendo giocare Grava, ora è il mio supereroe personale. Un tempo davo della pippa a Zuniga, ora sono convinto che sia un giocatore necessario ai nostri miracoli. E che dire di Pandev: l’avevo battezzato, appena comprato, come giocatore finito. Ma di nascosto m’ero comprato la sua maglietta poco prima di Napoli-Juventus: pure con lo sconto, perché il venditore convenne con me che viste le prestazioni dell’ex nerazzurro, non poteva costare quanto le altre. Giuro che se avessimo vinto, quel mercoledì, sarei tornato a pagargliela per intero. E ora sono convinto che Goran sia la chiave della nostra crescita, con la sua intelligenza e il suo esempio, con la sua disciplina nell’accettare la panchina e persino chiedendo scusa al pubblico dopo il primo gol segnato. Vi risparmio tutti i giocatori insultati durante le partite che poi, segnando o facendo assist, diventano nelle mie urla “campioniiiiii!”.

Scrivo proprio per il giocatore macedone, per sostenere il suo utilizzo. Perché il calcio è anima, rabbia, metafora, vendetta, favola, riscatto, romanticismo. Perché questo campione con la faccia da impiegato può tener su la squadra senza scoprirla troppo, perché ha un’intelligenza tecnica e tattica sopraffina, perché anche se è un attaccante- e tatticamente, lo sappiamo tutti, ci serve un centrocampista come Dzemaili- quel ragazzo ha ancora il dente avvelenato con la squadra che lo ha prima “rubato” alla Lazio e poi l’ha “rovinato”. E che ora, peraltro, pare voglia lucrare sulla sua rinascita (si parla di una decina di milioni per il suo cartellino chiesti a Siviglia e Napoli). Inler dovrà darci la sua prova di maturità dopo quella straordinaria contro il Chelsea: può farcela anche contro il solo Gargano al fianco, può metterci cuore, grinta e quel piede ritornato goniometro per riuscire a fare persino l’Hamsik. Ma dobbiamo tentarle tutte, perché vincere contro i nerazzurri è un passaggio fondamentale non solo in campionato ma anche nel crescendo di una cavalcata che ci deve portare al meglio (almeno) fino al 21 marzo, fino alla semifinale di ritorno di Coppa Italia.

Qui si fa il Napoli, in queste tre settimane si decide tutto: e non parlo solo di questa stagione, ma anche delle prossime. E non esagero quando dico- ovviamente il 14 marzo me lo rimangerò- che Napoli-Inter di domenica sera e Napoli-Siena del primo giorno di primavera sono più importanti del ritorno degli ottavi di Champions il 14 marzo. Ecco perché questi ragazzi devono mantenere altissima la concentrazione contro i nerazzurri: perché la vittoria è essenziale, perché cambierebbe tutte le carte in tavola, perché sarebbe un trampolino di punti e fiducia aprendo un baratro sotto i piedi di una diretta concorrente. Un’occasione del genere l’abbiamo già avuta, contro la Roma. E l’abbiamo persa, per molta sfortuna (un gol così a Morgan non l’ho mai visto prendere, un gol così a Marek non l’ho mai visto sbagliare) e perché Luis Enrique proprio con noi ritrovò- in parte- il bandolo della matassa. Quella sconfitta, guardando in alto, ancora la paghiamo. Non deve riaccadere, bisogna scendere in campo come contro il Chelsea, ricordando che su quel rettangolo, al di là della crisi e del filotto di sconfitte, scende una squadra fortissima, in cui militano fenomeni come Cambiasso e Zanetti, Milito e Forlan, Lucio e Samuel. Che in porta c’è Julio Cesar, tra i migliori portieri del mondo. Dopo De Sanctis, ovviamente. Va ricordato a tutti i nostri ragazzi che questi qua possono pure aver perso con Bologna, Novara e Marsiglia, ma rimangono pericolosissimi e vanno affrontati al 150%. Mazzarri lo sa e ha il talento e la sapienza tattica per mettere l’Inter alle corde, i giocatori pure.

Nel secondo tempo degli ottavi di CL d’andata ho intravisto una maturità dei nostri 11 leoni che non (ri)conoscevo, una gestione del risultato (c)attiva che li faceva difendere bene e ripartire meglio. Ecco, con l’Inter serve una squadra ancora più in palla, serve forse Dossena- ultimamente la squadra di Moratti soffre le palle alte- e serve fortuna. Perché da bravi scaramantici sappiamo che i grandi numeri ci giocano contro: Mazzarri è imbattuto con Ranieri, l’Inter non vince al San Paolo da 15 anni (e non ce l’ha fatta neanche con Mourinho!), la squadra milanese viene da una serie no spaventosa che sembra fatta apposta per essere interrotta, le prime due partite di questa stagione contro di loro ci vedono all’attivo di un bel 5-0 (tre gol a Milano, con tanto di errori arbitrali- gli unici- a nostro favore, due a Napoli in coppa Italia). Ma una grande squadra deve fregarsene, deve lanciare Maggio e imbeccare Cavani, deve godere di un superAronica e scoprire Inler eccellente anche orfano di Hamsik (un paio di volte, peraltro, allo svizzero ha fatto bene l’assenza dello slovacco). Mutuando un coro che urliamo spesso “devi vincere, Napoli, devi vincere!”. Ecco perché tutti noi dobbiamo riempire quello stadio e urlare più che contro il Chelsea, più che contro il Manchester City, incitare i nostri e fischiare i loro (che psicologicamente già non stanno un granché). Dobbiamo scatenare l’inferno, perché questa è una partita a eliminazione diretta. Il più grande spettacolo del week-end, insomma, dobbiamo essere noi.

Perché se questo mese finirà in attivo, se entreremo nella primavera con gli obiettivi centrati, i prossimi cinque anni, fidatevi, saranno indimenticabili. E ce li meritiamo tutti, mazzarriani e antimazzarriani, i proAurelio come gli antiAurelio. Quella è la nostra maglia, di noi che leggiamo. Forza Napoli. Sempre e comunque.

Boris Sollazzo

P.S.: Goran, pensaci tu. Ti sogno da due notti.

ilnapolista © riproduzione riservata