Giocare senza nove titolari (a volte di più), ed essere ancora lì, è un miracolo. Un miracolo di Conte
Ogni volta riprende da capo. Fa l’inventario di chi ha a disposizione. E con la pazienza dell’alchimista ogni volta muta il volto tattico alla squadra.

Ar Udine 14/12/2025 - campionato di calcio serie A / Udinese-Napoli / foto Andrea Rigano/Image Sport nella foto: Antonio Conte
Giocare senza nove titolari (a volte di più), ed essere ancora lì, è un miracolo. Un miracolo di Conte
FALLI DA DIETRO (rubrica nata nel 2008. Le rubriche omonime nate successivamente sono imitazioni)
COMMENTO ALLA 28° GIORNATA DEL CAMPIONATO 2025-26
Contava vincere.
Per prolungare il miracolo.
Sì, un miracolo.
Giocare tutto il campionato senza nove titolari (e certe volte addirittura più di nove), ed essere ancora lì, è un miracolo.
Giocare tutto il campionato con un’altra squadra rispetto a quella pensata in partenza ed essere ancora lì, è un miracolo.
La conquista del posto Champions sarà un miracolo.
E sarà un miracolo targato Conte.
E’ lui, il Feroce Salentino l’artefice di questo miracolo.
Difronte alla mitraglia impietosa che ad ogni partita stende sistematicamente un paio dei nostri, lui impreca fino a un certo punto.
Poi con fermezza, ogni volta riprende da capo.
Fa l’inventario di chi ha a disposizione.
E con la pazienza dell’alchimista ogni volta muta il volto tattico alla squadra. Eccola una frase di Paulo Coelho.
“Realizzare il proprio destino è l’unica obbligazione di una persona”
Ogni volta con la stessa coerenza, lo stesso entusiasmo, lo stesso amore per il lavoro, la stessa caparbia determinazione si sgola a bordo campo a incitare i suoi, a dare consigli e disposizioni.
Condottiero esemplare.
Contro il Toro non ce la fa manco Charlie Brown.
Fiducia a Billy, allora, tornato abile da poco.
Per forza, non ce ne sono altri.
Fosse stato anche lui indisponibile, in mezzo avrebbe finito di giocare Olivera, o Gutierrez.
Incredibile quello che è successo quest’anno.
Billy è un piccoletto tosto e di personalità.
Con il gusto dell’apertura filtrante.
Parte bene il Napoli.
Solito piglio arrembante, solita spinta.
Riflettori ancora per Alisson che davvero manda al manicomio i difensori granata. Niente paragoni con Kvara o col Pocho.
Ma ci ha una castagna sto ragazzo!
Il Toro è pochissima cosa, e non preoccupa mai.
Poi, dopo il raddoppio del macedone, che sarà pure uno Zircone, ma è preziosissimo, la squadra via via si spegne.
Gli azzurri perdono la voglia di fare.
I granata prendono coraggio.
Riaprono la partita con un’inzuccata di Casadei proprio mentre accade un miracolo nel miracolo.
Lo scenario irreale e magico merita una colonna sonora da Gershwin, mi perdoni Sal.
In campo oltre a Zambo, ecco Romelu il Piedone, e il Re.
Non avevano finora mai giocato insieme in un club, questi qui.
E questi qui giocano nel Napoli.
Il tifoso non crede ai suoi occhi. E cede alla lacrimuccia.
Impossibile non recriminare e non immaginare per un attimo i sogni proibiti che ci avrebbero fatto sognare questi qui se fossero stati sempre in campo.
L’immagine abbaglia a tal punto da indurre a trascurare la realtà e a quasi ignorare che stavano per pareggiarla, i granata.
E bisogna ringraziare il piede ruvido di Adams per i tre punti. Ma i sogni val la pena sognarli.
Ora è più azzurro il cielo.











