Non roviniamo Vergara con le quote azzurre: lo sport è concorrenza, non facciamolo diventare come la politica

In risposta alla Gazzetta. Essere italiano non può fare punteggio. È il campo il giudice supremo. Gioca chi mostra di essere più bravo, come Alisson adesso. Lo sport senza meritocrazia non esiste

Gattuso Vergara

Ni Napoli 28/01/2026 - Champions League / Napoli.-Chelsea / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Antonio Vergara

Non roviniamo Vergara con le quote azzurre: lo sport è concorrenza, non facciamolo diventare come la politica

La Gazzetta si preoccupa per le sorti del calcio italiano e si augura che con i recuperi di Anguissa e De Bruyne (ma noi ci auguriamo che torneranno anche McTominay, Lobotka, e poi magari pure Neres), il gioiellino Vergara non torni in panchina. Ora non ci incistiamo sullo scarso interesse per Pio Esposito la scorsa estate quando alle porte dell’Inter bussava l’idea Lookman. Ci interessa dire altro.

E cioè che anche noi ci auguriamo che Conte continui a credere in Vergara. Soprattutto, ci auguriamo che il calciatore possa offrire settimanalmente prestazioni che inducano Conte a riconfermarlo titolare. Perché essere italiano (e non più giovane come ha detto lui stesso al Corriere della Sera) non può essere considerato un titolo di merito che regala bonus, non può fare punteggio come se il calcio fosse un concorso pubblico. È sacrosanto, questo sì, avere le medesime possibilità. Poi, però, è sempre il campo il giudice supremo. E se le prestazioni di De Bruyne dovessero essere superiori a quelle di Vergara, giocoforza il 23enne finirebbe in panchina. Il calcio, ma lo sport in generale, è bello perché dovrebbe essere sempre un oceano di meritocrazia (non sempre è così, lo sappiamo; e quando non lo è, non è sport) . Dovremmo essere ai perenni Trials, tutti possono essere buttati in acqua, poi emergono i più veloci, quelli che sanno nuotare meglio. È il caso di Alisson Santos che – alla faccia di chi ironizza sulla mancanza di duttilità di Conte – è diventato titolare praticamente appena sbarcato in Italia e ha già segnato due gol in quattro partite. Entrambi decisivi, attenzione.

Vergara è stato bravissimo a sfruttare le sue occasioni. Si è fatto trovare pronto, come amano dire gli allenatori. Ha segnato un bellissimo gol al Chelsea e altri due, altrettanto belli, alla Fiorentina in campionato e al Como in Coppa Italia. Il tutto racchiuso tra il 28 gennaio e il 10 febbraio (oggi siamo al 7 marzo). Ha conquistato a Genova il rigore della discordia, quella caduta lo ha reso inviso agli arbitri che da allora gli fischiano poco o niente a favore. È andato a cena con Gattuso, si è parlato a lungo di lui (non senza enfasi) di nuova stella del calcio italiano. Adesso è in una fase di fisiologico rinculo. Non lo aiuterebbe certo la creazione di quote azzurre (men che meno di quote territoriali, aiuto). È la concorrenza che ti dà la spinta necessaria a crescere e migliorare. Lo sa benissimo innanzitutto lui. Crediamo che Vergara sia in ottime mani, quelle di Conte. Di certo non ce la sentiremmo di obiettare nulla al tecnico se al 23enne dovesse preferire un certo signor De Bruyne. O se per la prossima partita dovesse ritenere più complesso far accomodare in panchina Alisson Santos invece di Vergara. È il calcio. È lo sport. È il darwinismo. Impera la legge che richiama un vecchio slogan pubblicitario: “silenzio, parla il campo”. Altrimenti lo sport diventa come la politica e saremmo costretti a trovarci un altro interesse.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare - da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata
Correlate