Il Napoli pensato attorno ad Alisson Santos
Conte ha studiato la partita in funzione del brasiliano. Ora, con i primi rientri, aumentano le varianti. Subire gol per dieci partite di fila, non è mai casuale

Dc Napoli 06/03/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Torino / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: esultanza gol Alisson Santos
Il miglior Napoli possibile (in questo momento)
Napoli-Torino 2-1 deve essere letta e messa agli archivi come una partita molto positiva, per la squadra di Conte. Al netto degli ultimissimi minuti di gioco, di un gol improvviso ma non casuale (quando una squadra subisce gol come il Napoli, cioè per 10 partite consecutive, non si può più parlare di “gol casuali”), gli azzurri hanno offerto la miglior prestazione possibile – almeno in questo momento. È un discorso di efficacia offensiva, di controllo del gioco, di capacità di accelerare e decelerare a piacimento. E poi, ovviamente, ci sono Anguissa e De Bruyne: due rientri che, di fatto, tolgono un po’ di pressione dalle spalle di Antonio Conte proprio dal punto di vista numerico. Per il match contro il Torino, infatti, il tecnico del Napoli aveva a disposizione solo due centrocampisti centrali con 90 minuti nelle gambe. Gilmour ed Elmas, e basta.
Anche dal punto di vista tattico sono arrivate delle indicazioni interessanti. Diciamo pure promettenti. Perché, mai come in questa gara, si sono viste le potenzialità di un Napoli molto “sbilanciato” dalla parte di Alisson Santos. Di un Napoli, cioè, che fonda la sua pericolosità offensiva, il suo stesso approccio strategico, sulle qualità di un giocatore che in Serie A – soprattutto contro squadre del valore assoluto del Torino – può fare la differenza. Che, anzi, fa la differenza. Non solo e non tanto per il gol che ha sbloccato la partita, ma per l’elettricità che immette nel gioco, per il modo in cui si muove e fa muovere avversari e compagni.
Un 3-4-3 nuovo, decisamente asimmetrico
Ma andiamo con ordine, quindi partiamo dalle scelte iniziali di Conte. Il tecnico del Napoli ha confermato l’ormai immutabile 3-4-3/3-4-2-1, solo che però l’intero piano-partita – come già anticipato – era molto sbilanciato verso sinistra. Tutto verso Alisson Santos. Anzi, in realtà sarebbe anche un po’ superficiale parlare del Napoli come di una squadra che gioca il 3-4-3 in fase offensiva: contro il Torino, infatti, gli azzurri hanno assunto una forma decisamente più fluida, con Alisson Santos messo larghissimo a sinistra e con Spinazzola che veniva a convergere più verso l’interno. In questo il brasiliano si sarebbe ritrovato più spesso in condizione di puntare il suo avversario diretto. Ed è andata proprio così:


Due momenti in cui Spinazzola si muove da mezzala, con Alisson Santos larghissimo sulla sinistra (nel secondo frame è così largo che finisce fuori inquadratura)
I dati non mentono: Alisson Santos è il giocatore del Napoli che ha tentato (4) e ha eseguito correttamente (2) più dribbling. Il brasiliano ex Sporting, inoltre, ha effettuato 18 corse palla al piede e ha portato a termine 8 progressioni in conduzione. Giusto per fare un paragone veloce: Spinazzola si è “fermato” a 11 corse palla al piede e a 2 progressioni in conduzione.
Ecco perché prima dicevamo che il gol, per quanto determinante, non è la parte più interessante del contributo offerto da Alisson Santos: contro il Torino, il Napoli si è disposto sul campo in modo che l’attaccante brasiliano potesse sprigionare le sue qualità. Al punto da “snaturare” un po’ le caratteristiche di Spinazzola, al punto da riscrivere – e quindi cancellare – quella che è una tendenza storica, per la squadra azzurra: quella di costruire gioco sulla destra. Anche in questo senso le statistiche sono eloquenti: stando alle rilevazioni di Whoscored, la squadra di Conte ha chiuso la partita con il 45% di manovre offensive costruite sulla fascia sinistra. Praticamente una su due.
L’impatto e l’influenza di Alisson Santos si sono percepite anche dall’altra parte del campo. Vergara, infatti, ha interpretato la partita in modo completamente differente rispetto al brasiliano, nel senso che si è mosso e ha ragionato come mezzala, come interno, più che come trequartista laterale. Certo, su questa percezione di spiccata asimmetria pesa anche il fatto che, dalla parte di Vergara, Conte ha schierato di nuovo Politano – un esterno che tende a giocare sempre in ampiezza – come quinto di centrocampo. Ma in realtà, come succede sempre, alla fine si è trattato di un gioco di equilibri e compensazioni. Un gioco che ha funzionato, visto com’è andato il primo tempo.


Nel campetto in alto, tutti i palloni giocati da Vergara (con il Napoli che attacca da sinistra a destra). Sopra, invece, le posizioni medie degli 11 giocatori titolari schierati da Conte contro il Torino.
Un inizio bruciante
Con questo schema, il Napoli ha chiuso il primo tempo con numeri tutto sommato contenuti (6 tiri contro i 4 del Torino), ma restituendo una sensazione di maggior solidità, nonché di maggior pericolosità offensiva, rispetto a tante altre partite di questa stagione. Non a caso, viene da dire, appena 2 conclusioni della squadra granata sono entrate nello specchio della porta. Entrambi i tentativi sono stati effettuati da Vlasic, ed entrambi i tentativi sono arrivati da fuori area. Per quanto riguarda la squadra di Conte, invece, l’inizio è stato bruciante: Alisson Santos, isolato benissimo in due occasioni consecutive, ha prima messo Olivera solo davanti a Paleari, poi si è messo in proprio e ha battuto il portiere del Torino con un rasoterra strettissimo.
Un minuto, due calci d’angolo, due accelerazioni decisive
Per quanto possa non piacere, oggi come oggi gli schemi su palla inattiva definiscono l’approccio e l’atteggiamento tattico di una squadra di calcio. Soprattutto di una squadra di calcio d’élite. In questo senso, il fatto che – come si vede in questo video – il Napoli batta due corner consecutivi in modo da azionare la rapidità e i dribbling di Alisson Santos dice tantissimo sul lavoro che sta facendo Conte. È una conferma praticamente ufficiale di come la squadra azzurra, almeno in questo momento, si muova e muova la palla in modo da servire il più possibile l’ex giocatore dello Sporting Lisbona.
Poi naturalmente è anche una questione di forza, di intensità, di convinzione. Fin dai primissimi minuti della partita contro il Torino, il Napoli ha mostrato di essere ben messo in campo e ha manifestato una buona condizione fisica. Anche se è arrivato solo al sesto minuto, il gol deve essere considerato come un premio per un inizio bruciante: un aggettivo praticamente perfetto, per una squadra che cerca in maniera costante di azionare un giocatore come Alisson Santos.
Controllo, tensione verticale, Billy Gilmour
Dopo essere passata in vantaggio, la squadra di Conte ha abbassato un po’ la sua spinta propulsiva. Si è messa a controllare, a gestire la partita. Come detto prima, i numeri dicono che l’ha fatto in modo efficace: il Torino ha costruito pochissime palle gol propriamente dette, praticamente tutte partendo da anticipi riusciti – o da contrasti vinti – su Hojlund e Vergara. In questo senso, è interessante sottolineare un’evidenza tattica: pur nell’ambito di una percentuale di possesso bulgara, pari al 65%, il Napoli visto nel primo tempo è stata una squadra dall’approccio verticale. A dirlo sono il numero di passaggi giocati in avanti (224 su 365) e quelli giocati nel terzo di campo offensivo (80).

Tutti i lanci lunghi in avanti tentati da giocatori del Napoli (che anche in questo campetto attacca da sinistra verso destra)
Questo modo di governare la partita è ambizioso, perché in qualche modo sposa il possesso palla con una costante tensione verticale. Con la ricerca della giocata che supera il centrocampo avversario – sia passando tra le linee che scavalcandolo – e mette sotto pressione la difesa. In questo senso, avere un centravanti come Hojlund è un vero e proprio asso nella manica.
Ma anche avere un regista/metronomo come Gilmour, che imposta il gioco in maniera più diretta rispetto a Stanislav Lobotka, ha una sua importanza. E infatti la prestazione statistica dell’ex Chelsea è davvero significativa: ha tentato 8 volte il lancio lungo, e in 5 occasioni è riuscito a trovare un compagno. Su 59 palloni giocati nella metà campo avversaria, poi, gli errori sono stati soltanto 8. D’Aversa e il Torino hanno provato a limitare l’impostazione di Gilmour con una marcatura a uomo di Prati, ma la mossa non ha funzionato. Il fatto che il centrocampista scozzese abbia chiuso la sua partita con 106 palloni giocati, ovviamente record assoluto tra tutti i calciatori in campo, lo conferma in maniera eloquente.
La ripartenza nella ripresa
Dopo l’intervallo, il Napoli è rientrato in campo con Anguissa al posto di Vergara. E con lo stesso identico proposito del primo tempo: aggredire il Torino, travolgerlo, per segnare il prima possibile. Le cose, in questo senso, sono andate anche meglio rispetto al primo tempo. La squadra di Conte, infatti, ha prodotto una mole di gioco e di occasioni più elevata: tra il 46esimo e l’80esimo, i tiri verso la porta di Paleari sono stati ben 8, di cui 6 finiti nello specchio. Dall’altra parte del campo, il Torino non ha tentato nemmeno una conclusione. Sì, avete letto bene: 0 tiri in 40 minuti di gioco.
Anche questa volta, quindi, si può dire che il gol di Elmas può – anzi: debba – essere considerato come un premio alla foga, alla voglia, all’intensità manifestate dalla squadra di Conte. Nello specifico, poi, si tratta anche di gol venuto fuori da un’azione ben costruita, in cui si sono visti tutti i pregi tattici del Napoli sceso in campo contro il Torino.
Tutto molto lineare, tutto molto semplice (ma solo in apparenza)
La manovra della squadra di Conte inizia con un recupero palla e con un lancio lungo di Milinkovic-Savic verso Hojlund. Il centravanti danese vince il duello corpo a corpo con il suo marcatore (Ismajli), e così il pallone si allarga verso Alisson Santos. La solita sgasata palla al piede dell’esterno brasiliano crea tensione nella difesa del Torino, che rincula pure bene ma si ritrova in una situazione di scompenso (2 contro 3) sulla fascia sinistra. A quel punto Spinazzola decide di mettersi in proprio, va sul fondo e crossa verso l’area di rigore granata. Dove sono appostati la prima punta (Hojlund), il secondo trequartista esterno (Elmas) e il laterale a tutta fascia che gioca sul lato opposto (Politano). Proprio quest’ultimo è bravissimo ad anticipare Lazaro e a mettere il pallone sui piedi di Elmas.
Come già detto in precedenza, si tratta di un gol estremamente tattico. Perché ci sono, in sequenza: il pallone lungo e verticale verso Hojlund, la progressione con dribbling di Alisson Santos, il sovraccarico su un lato del campo, l’area che si riempie con tre invasori, l’azione che viene rifinita da un quinto (Spinazzola) all’altro (Politano). Il Napoli di oggi nella sua versione migliore: niente male, niente male davvero.
Anguissa, De Bruyne, Lukaku
Dopo il raddoppio di Elmas, la partita tattica è sostanzialmente finita. Il Napoli ha subito il gol del 2-1 solo dopo i cambi e solo in uno dei pochissimi momenti di sbandamento vissuti su palla inattiva. Come anticipato in precedenza: la rete di Casadei non può essere considerata casuale, visto che gli azzurri ne hanno subite di simili in tante altre partite di questa stagione, ma prima non c’era stata alcuna avvisaglia, nessun segnale negativo. La squadra di Conte non ha perso il controllo di sé o della partita, semplicemente stava assumendo un nuovo assetto. Perché, dopo Anguissa, è rientrato in campo anche Kevin De Bruyne. E poi è toccato a Romelu Lukaku.
Ecco, l’abbiamo già detto in apertura: questi rientri sono un’ottima notizia. Anche perché, di fatto, aprono a Conte delle nuove prospettive. Per esempio: De Bruyne è entrato al posto di Alisson Santos e si è posizionato sulla linea dei trequartisti alle spalle di Hojlund, praticamente accanto a Elmas (che a sua volta si era già spostato di qualche metro più avanti dopo l’ingresso di Anguissa al posto di Vergara).
Insomma, adesso il Napoli ha molte più soluzioni. Sia in senso “verticale”, cioè puramente numerico, che in senso “orizzontale”. Perché De Bruyne ed Elmas possono giocare entrambi come centrocampisti o come sottopunte, perché anche Politano può essere spostato sulla stessa linea di Alisson Santos e Vergara. Perché adesso sulla mediana, oltre a Gilmour, c’è anche Anguissa. E pare che presto possa rientrare anche McTominay.
Conclusioni
Il Napoli che può ruotare gli uomini, che quindi può dosare le energie e l’intensità del proprio gioco, è una squadra di alto livello. La prestazione autorevole – per non dire autoritaria – che ha portato alla vittoria col Torino sta lì a dimostrarlo. Anche perché è arrivata attraverso passaggi nuovi, grazie a meccanismi e a concetti che non si erano ancora visti. Che sono nati, anche pescando sul calciomercato, nell’ambito di un’emergenza-infortuni senza precedenti. Ma che ha portato a qualcosa di buono. Ad acquistare Alisson Santos, per esempio. Oppure a scoprire il talento di Antonio Vergara.
In virtù di tutto questo, non è così assurdo pensare che Antonio Conte abbia fatto e stia facendo un buon lavoro. Con questo non vogliamo dire che non abbia commesso errori e/o gestito male alcune partite, in questo senso il percorso europeo è una macchia davvero ingombrante. Al tempo stesso, però, avere la forza e il coraggio di aggiornare – o meglio: di riscrivere completamente – il software tattico del Napoli per l’ennesima volta in meno di due anni, beh, è davvero tanta roba. Quindi sarà ancora più interessante vedere cosa succederà nelle ultime gare di questa stagione e magari nella prossima: il potenziale e i margini di crescita del progetto-Napoli, considerando anche le assenze ancora lunghe di Rrahmani, Di Lorenzo e David Neres, sono davvero importanti.











