Alisson Santos non sembra una meteora: ha forza, scatto, accelerazione. Abbiamo capito perché ha convinto Conte
A Bergamo è stato il più pericoloso del Napoli. Conte ha lo ha schierato subito titolare, con lo Sporting tra campionato e Champions era partito titolare solo una volta

Dc Napoli 15/02/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Roma / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: esultanza gol Alisson Santos
Tra le poche note liete emerse dal match contro l’Atalanta c’è sicuramente quella che porta il nome di Alisson Santos. Già contro la Roma aveva suscitato sensazioni positive: subentrato al 71′, Santos aveva dato brio alla manovra offensiva del Napoli, puntando e arrivando al primo tiro verso la porta di Svilar cinque minuti dopo, al 76′. Tiro che sarebbe stato il preludio del gol del 2‑2, arrivato all’82’, con un destro potente e preciso, dopo uno stop di sinistro che mandò al bar Mancini.
L’inaspettata promozione a titolare oggi contro la Dea ha trovato fondamento concreto nella prestazione messa in campo dal brasiliano per 85 minuti, minuto della sua sostituzione. D’altronde, convincere Antonio Conte a darti una maglia da titolare in quattro e quattr’otto non è roba da poco.
Santos, una prestazione convincente
Entrare nell’intricatissimo e tatticissimo campionato italiano può essere impresa ardua, soprattutto per chi, nel suo Dna, ha impressa l’anarchia brasiliana e viene dal campionato portoghese. Eppure Santos non sembra aver accusato il colpo. Il suo dribbling non è funambolico da farti spalancare la bocca nella migliore tradizione verdeoro e fine a se stesso, ma secco e rapido da far torcere il collo. E soprattutto possiede una potenza nelle gambe che fa sembrare gli avversari lenti come andassero al rallentatore.
Il pezzo forte è l’accelerazione: memorabile quella al termine della prima frazione di gioco, quando, partendo dalla propria area, è arrivato a tirare davanti a Carnesecchi, sfortunatamente trovandolo pronto. Giù la testa e via sulla fascia: una vera e propria spina nel fianco per la retroguardia orobica.
Baricentro basso, una spiccata propensione all’accelerazione e soprattutto allo strappo improvviso: uno così in Serie A può davvero sparigliare le carte.
Che il Napoli abbia trovato un buon profilo è ormai palese, ed è curioso pensare che, nelle sue 18 presenze in Primeira Liga, nessuna sia stata da titolare, tutte da subentrato. In Champions, invece, ottenne una maglia da titolare solo nel match perso 3‑1 contro il Bayern, il 9 dicembre, e i suoi 3 gol in Europa — contro Kairat, Marsiglia e quello decisivo contro l’Athletic per il settimo posto finale dello Sporting — hanno finito per marchiarlo come l’uomo “spacca-partita”, ma solo da subentrato.
Oggi, però, le cose potrebbero cambiare: abbiamo avuto un primo assaggio.
Gli aspetti da migliorare
Indubbiamente, qualcosa da migliorare c’è ancora. In fase di lettura e comprensione del gioco, Santos mostra un po’ di frenesia, sbagliando le scelte finali: vuoi per la voglia di dimostrare, vuoi per il famoso Dna brasiliano, a volte finisce per strafare e impantanarsi nelle proprie giocate.
Ovviamente, si nota la poca abitudine alla fase difensiva, ma qui ha trovato fin troppo pane per i suoi denti. Nulla di particolarmente preoccupante: tutte cose che possono essere corrette. D’altronde, è solo la sua terza partita in maglia Napoli e la prima da titolare. Ci potrà certamente far divertire.











