Napoli ripetitivo, meccanico, fino all’ingresso di Alisson Santos l’acceleratore di particelle

Surreale il primo gol subito: squadra pigra, deconcentrata. Pesa il dover modificare squadra e assetto praticamente ogni settimana

Napoli

Dc Napoli 15/02/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Roma / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: esultanza gol Allison Santos

Il Napoli 2025/26, tutto in una partita

Napoli-Roma si può considerare come una partita-contenitore. Nel senso che il 2-2 finale, per come è maturato, ha mostrato quelli che sono stati – e che sono ancora – i difetti e i pregi della squadra di Conte in tutta la stagione 2025/26. Oppure, per dirla più correttamente: Napoli-Roma 2-2 ha mostrato le criticità del sistema 3-4-3/5-4-1 varato da Conte per rispondere all’emergenza infortuni. Un sistema che poi, a sua volta, è stato reinventato causa inasprimento della crisi legata alle assenze di molti giocatori, David Neres (da gennaio) e Scott McTominay (da due partite, ma che sembrano già un’eternità) su tutti.

Ecco delle piccole anticipazioni, che poi andremo a sviscerare nella nostra analisi: il Napoli 2025/26 è stato ed è una squadra tendenzialmente svagata e che poi ha progressivamente smarrito le certezze difensive, anche per cercare di supportare un attacco carente di creatività. Quando poi questa creatività è venuta completamente a mancare, è come se gli azzurri di Conte fossero diventati monocordi, sempre uguali a se stessi, quindi prevedibili. O comunque legati alle letture-giocate individuali, alla vittoria nei duelli.

Ecco, contro la Roma – come vedremo – è sceso in campo un Napoli che ha vissuto tutti questi stadi evolutivi. Che ha iniziato il match in modo aggressivo, ben messo in campo. E che, però, allo stesso tempo ha fatto una fatica tremenda a costruire azioni oltre determinate direttrici. Per provare a infilare gli avversari, ha finito per perdere equilibri e solidità. E alla fine ha rimesso in piedi il risultato pescando Alisson Santos dalla panchina. Il brasiliano ha iniettato nelle vene della squadra di Conte un po’ di nuova linfa vitale, di verve, di rapidità e imprevedibilità offensiva. Tutte qualità che, di fatto, negli azzurri risultano quasi completamente assenti dal momento in cui David Neres si è infortunato.

L’inizio e un gol assurdo

Conte e Gasperini hanno iniziato la partita rispondendo in modo diverso alle assenze: il tecnico del Napoli, privo di McTominay, ha scelto di non forzare il rientro di Gilmour schierandolo subito dal primo minuto, e così ha scelto il doble pivote Lobotka-Elmas davanti alla difesa composta da Beukema, Rrahmani e Buongiorno. Davanti, per supportare Hojlund, sono stati scelti due mancini: Politano e Vergara, che si sono alternati – questa è una novità sostanziale, nei meccanismi tattici del Napoli – tra fascia destra e fascia sinistra. Anche Gasperini ha puntato sul 3-4-3, però schierando Zaragoza – un destro sulla fascia destra – e Pellegrini alle spalle di Malen.

Fin dai primi istanti, la partita è stata interpretata con grande aggressività da parte di entrambe le squadre. Le azioni che hanno caratterizzato il segmento iniziale di gara, fino al gol del vantaggio della Roma, ricordavano più il ping pong che il calcio, per quanto erano rapide e capovolgenti. È per questo che la rete di Malen deve essere considerata assurda. Basta guardare la sequenza dell’azione: il Napoli a un certo punto sembra fermarsi, non aggredisce la conduzione avversaria e scopre il fianco destro con una facilità disarmante. Per Zaragoza è fin troppo semplice tagliare alle spalle di Buongiorno e ricevere la verticalizzazione di Celik. A Malen, in mezzo a Rrahmani e Beukema, non pare vero di poter ricevere un cross così semplice di fronte alla porta.

Due verticalizzazioni che

L’azione nasce e si chiude in modo surreale. Spinazzola rientra in maniera pigra, Politano praticamente si sposta, si toglie, va ad occupare la sua posizione invece di seguire Celik. Ma è tutto il doppio blocco del Napoli a essere poco aggressivo, poco concentrato. Sì, il contro-ribaltamento della Roma si esaurisce in modo rapido, con due tocchi verticali (Pisilli –> Celik –> Zaragoza), ma la squadra di Conte è davvero troppo passiva. In questo caso non si è sbilanciata (come succederà nel secondo tempo) per andare a supportare l’azione d’attacco, ha semplicemente perso contatto mentale con ciò che stava succedendo in campo. E è la prima volta che accade in questa stagione, anzi.

Napoli meccanico

Dopo il gol di Malen, il Napoli ha fatto una fatica tremenda a costruire azioni davvero pericolose. I dati, in questo senso, sono eloquenti: 2 dei 4 tiri in porta tentati nel primo tempo sono stati respinti dai difensori della Roma, possiamo anche dire 3 se consideriamo la conclusione deviata di Spinazzola che ha determinato il pareggio degli azzurri. L’unico tiro finito effettivamente nello specchio è stato quello tentato da Lobotka al quarto d’ora, al termine di un’azione nata sugli sviluppi di un corner. Stop, basta. Fine delle trasmissioni.

Ma perché il Napoli ha costruito così poche palle gol? Risposta semplice: perché ha cercato, in maniera insistente e insistita, di attuare sempre lo stesso meccanismo: il pallone servito addosso a Hojlund per cercare le sponde del centravanti danese. Anche in questo caso i numeri sono molto indicativi: il Napoli ha cercato 25 volte il lancio lungo contro i 16 tentativi della Roma. Stavolta ci mettiamo anche un’immagine a corredo, ovvero la mappa dei palloni giocati dall’ex attaccante del Manchester United nel corso del primo tempo:

In questo campetto il Napoli attacca da sinistra verso destra

Per la Roma è stato fin troppo facile difendere contro un Napoli così ripetitivo. Così meccanico. La marcatura a uomo di Ndicka ha bloccato o comunque limitato Hojlund. Esattamente come quelle di Mancini e Ghilardi, che si sono “scambiati” la custodia di Politano e Vergara. A loro volta, anche questo va detto, i due trequartisti esterni del Napoli hanno patito questo contatto continuo con gli avversari. In fondo non c’è niente di anomalo, si tratta di due calciatori con caratteristiche diverse che però non brillano per creatività pura, per inventiva. E infatti nel primo tempo, non a caso viene da dire, gli unici 2 passaggi chiave del Napoli sono stati serviti da Beukema e da Elmas. Mentre gli unici 2 dribbling tentati (e non riusciti, entrambi) portano la firma di Politano e di Spinazzola.

Anche il fatto che il gol del pareggio sia arrivato con un tiro da fuori non è per niente accidentale. O meglio: il tiro di Spinazzola ha scavalcato Svilar solo grazie a una deviazione fortunosa, ma a pensarci bene il Napoli visto nel primo tempo avrebbe potuto segnare solo in questo modo. Dopo essere andata sotto squadra di Conte non ha più rischiato niente, è vero, solo qualche percussione isolata di Malen ha messo in apprensione la difesa azzurra. Ma la povertà della proposta offensiva, anche se forse sarebbe meglio usare il termine “ripetitività”, è stata davvero percettibile.

La ripresa

Anche nella ripresa, almeno fino a un certo punto della ripresa, le cose sono andate nello stesso modo. Dopo un tiro tentato dopo pochi secondi di gioco da Spinazzola, il Napoli non è più riuscito a costruire un’occasione fino al minuto 65′, quando Gutiérrez ha cercato la sponda di testa per servire Hojlund ma ha trovato le mani di Svilar. Sì, in questo stesso segmento di partita neanche la Roma ha messo insieme 0 tiri verso la porta di Milinkovic-Savic. Ma il punto è che alla squadra di Gasperini è bastato pochissimo, davvero pochissimo, per procurarsi il rigore che l’ha riportata in vantaggio.

Anche in questo caso sono bastate due verticalizzazioni

È tutto molto semplice da spiegare: in quest’azione il Napoli cerca di essere aggressivo, alza il suo baricentro, e così porta molti uomini nella metà campo degli avversari durante la loro costruzione dal basso. Solo che le distanze sono lunghe, il pressing non è compatto, Wesley manda a vuoto l’anticipo tentato da Gutiérrez e trova bene Malen con un passaggio in diagonale. L’attaccante dei Paesi Bassi chiude il dai e vai con un tocco di alta qualità e a quel punto Rrahmani prova un intervento disperato. Solo che commette fallo da rigore. E si fa anche male.

Quest’azione è meno assurda rispetto a quella che ha determinato la rete della Roma nel primo tempo. Nel senso che i giocatori di Gasperini hanno dovuto architettare una buona manovra per forzare il sistema difensivo avversario. Il punto è che si tratta, per l’appunto, di una buona manovra e niente di più. Niente di sofisticato o di particolarmente creativo, niente che non sia arginabile con un buon pressing o con una buona fase difensiva in blocco basso. Il problema è che il Napoli di oggi non riesce a fare né l’una né l’altra cosa. Perché prova a controbilanciare la sterilità della sua fase offensiva con la pura aggressività. Solo che essere aggressivi ed efficaci, beh, è piuttosto complicato. Ci vuole una grande condizione fisica, innanzitutto, ma poi servono anche applicazione ed equilibri funzionanti. Proprio ciò che il Napoli non ha, in questo momento.

Alisson Santos (e Billy Gilmour)

Pochi istanti prima che Malen battesse il rigore dell’1-2, Antonio Conte ha fatto entrare Alisson Santos. Da quel momento in poi, la partita del Napoli è completamente cambiata. Prima di andare sugli aspetti puramente tattici, snoccioliamo qualche numero: In 25 minuti di gioco effettivo, il brasiliano ex Sporting ha messo insieme 2 conclusioni (entrambe finite nello specchio della porta difesa da Svilar), 2 occasioni create con altrettanti passaggi chiave, un passaggio filtrante, 4 palloni giocati nell’area avversaria.

Tutte queste cifre, però, non riescono a restituire il reale impatto del giocatore brasiliano sulla partita. Perché la creatività e la pericolosità non sono dati empirici, non si misurano. Però, con Alisson Santos in campo, il Napoli ha trovato uno sbocco tra le linee e sulla fascia sinistra, ogni volta che la palla è arrivata a lui si è determinata una situazione di uno contro uno che ha messo in difficoltà la Roma. Il gol del pareggio, per dire, nasce proprio da un’azione in cui Alisson Santos è stato lanciato in corsa verso l’area della Roma.

Un bel gol nato da una buonissimo pressing alto

Se hai un giocatore che può fare una sgroppata/giocata del genere, intendiamo la prima che vediamo in questo video, una squadra diventa aggressiva in modo più facile. Ha tempo, spazio e modo per esserlo. Per accorciare il campo, per aggredire agli avversari. Anche perché certe percussioni generano sempre tensione, e quindi scompensi, nei piani difensivi. Poi però serve anche qualità: nel caso specifico, Alisson Santos porta benissimo avanti il pallone, la frequenza di corsa è altissima, così come la velocità nell’esecuzione della giocata.

Sempre parlando di qualità, la (micro)azione che porta al gol nasce da un’imbucata di Billy Gilmour: un tocco in verticale che taglia in due le linee di pressione della Roma e, in qualche modo, permette a Hojlund di essere determinante come voleva Conte. Come uomo-pivot su cui il Napoli può “appoggiarsi” per risalire il campo. Anche in questo, però, è fondamentale avere un giocatore come Alisson Santos: dopo il bel taglio e l’assist di Giovane, ciò che fa la differenza è la rapidità con cui l’attaccante brasiliano controlla e spara la sua conclusione col piede destro. Tutto in pochissime frazioni di secondi.

Conclusioni

Per tornare al discorso iniziale: nell’azione del gol del 2-2, si vede chiaramente cosa è mancato al Napoli nelle ultime settimane, quelle che hanno indirizzato la stagione. O meglio: quanto sia mancato, al Napoli di Conte disegnato col 3-4-3, un calciatore come Neres. O come Alisson Santos, ovvero una specie di acceleratore di particelle, un talento offensivo in grado di dare velocità alla manovra degli azzurri come se fosse una scarica elettrica. Sono bastati pochi minuti per capirlo, e lo stesso discorso vale anche per Gilmour: lo scozzese ha qualità diverse da Lobotka, sa muovere benissimo il pallone sull’asse verticale, a sua volta è un acceleratore del gioco. Anche lui è mancato molto al Napoli, non come Neres ma come alternativa – anche tattica, soprattutto tattica – alla regia di Lobotka.

È chiaro: queste (ri)letture sull’impatto delle assenze patite dal Napoli lasciano il tempo che trovano, in queste ultime settimane Conte non è riuscito a trovare alternative alle difficoltà della sua squadra, è un fatto. i risultati sono lì a dimostrarlo. Allo stesso tempo, però, è evidente pure che la squadra azzurra abbia dovuto fare i conti con una serie di infortuni davvero incredibile. Come detto all’inizio, e come dimostrato lungo tutta quest’analisi, nella gara contro la Roma si è sentita chiaramente la mancanza di uno come Scott McTominay. Un centrocampista bravissimo non solo a inserirsi in area avversaria, ma anche a imporsi fisicamente nei duelli, a tenere alti i ritmi del pressing.

Insomma, la partita con la Roma ha dimostrato che al Napoli del 3-4-3 sarebbe bastato un pizzico di fortuna in più per poter vivere una stagione diversa. Più ambiziosa, non solo meno travagliata. Certo, Conte ha dei demeriti e ha commesso degli errori, ma si è anche ritrovato a dover reinventare la sua squadra più volte nel corso della stagione. Ora ha l’opportunità di farlo con Alisson Santos, con Giovane, con Vergara: in attesa degli infortunati “storici”, è su queste forze fresche che dovrà puntare per centrare la qualificazione in Champions League.

È nato a Napoli, si è fatto adottare anche dalla Sicilia e adesso vive a Milano.

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