Napoli, ora è il momento di tacere e fare quadrato

Il risultato spegne sul nascere le polemiche sulle perlomeno discutibili decisioni arbitrali delle ultime giornate comprese quelle inspiegabili di questa sera

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Napoli's Italian defender #22 Giovanni Di Lorenzo (L) argues with the Italian referee Maurizio Mariani (R) during the Italian Serie A football match between Juventus and Napoli at the Allianz Stadium in Turin on January 25, 2026. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP)

È bello ascoltare un popolo proverbialmente senza identità territoriale unirsi, per una sera, al canto dei napoletani. Succede anche questo: il tifo in prestito, l’anima a noleggio, la voce che vibra solo quando conviene. Il polso di Spalletti ringrazia. Napoli, invece, esporta bellezza anche nelle giornate storte, anche quando perde, anche quando è ridotta all’osso.

La partita, come spesso accade a Torino, è decisa dagli episodi. Un Napoli falcidiato, con il mercato bloccato e la panchina ridotta a un’appendice, va in scena contro una Juventus rilanciata dal campo e soprattutto dai media. La sbloccano con David. Il raddoppio non arriva solo per il salvataggio di Buongiorno sulla linea. Da lì in poi, però, spariscono. Non è che il Napoli ci sia mai stato davvero, ma c’era come poteva, arrangiato e composto. Tanto che manca un rigore e mezzo, ma Doveri — nomen omen, forse — e il VAR scelgono la via dell’indifferenza.

Nella ripresa il Napoli prende campo. La Juventus non supera la metà campo se non per brevi fughe. Noi, però, non calciamo in porta nemmeno per sbaglio. Si arriva stancamente a quella fase della partita in cui pensi che, se va bene, con Lukaku e Giovane la puoi anche pareggiare. Anche perché, questi contro quello che resta dei sopravvissuti azzurri, fanno fatica pure ad alzare la testa. Ma proprio sul più bello di questo pensiero, Spalletti toglie una punta per dichiarare ufficialmente il catenaccio con Miretti ma Juan Jesus gli regala il pallone del 2-0.

Lì si spegne la luce: sulla partita, sul campionato e forse sulla stagione, che può salvare solo la notte di mercoledì. Siamo arrangiati. Arrangiati davvero. Senza ritmo e senza fiato, con la fatica negli occhi e nei muscoli. Quattro uomini di movimento in panchina. E il resto è silenzio.

Il risultato è più ampio di quanto abbia detto il campo, ma legittima la vittoria dei bianconeri e spegne sul nascere le polemiche sulle perlomeno discutibili decisioni delle ultime giornate arbitrali comprese quelle inspiegabili di questo pomeriggio. Ora è il momento di tacere e fare quadrato, stringersi e lottare insieme a un gruppo che è vittima di una stagione anomala, falcidiata dagli infortuni.

Questo cazzotto va assorbito, ma va inserito in un disegno più ampio, in qualcosa che va oltre e va cercato nella filosofia del pallone italico: quello in cui i regolamenti sono sempre di stampo machiavellico, o ripassati in anticamera prima di dare l’esame. E allora si stringe i denti, si raddrizza la schiena e si va avanti, perché il Napoli, anche quando sembra piegato, non smette mai di provarci .Oje vita, vita mia, sempre e comunque: per chi conosce il sapore delle vittorie che da qualche parte manca da tanto, nonostante tutto.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

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