È tornato il Conte che ci piace, è tornato il Napoli all’italiana e col 4-3-3 (siamo cattivi ma l’uscita di De Bruyne ha avuto il suo peso)

Napoli-Inter 3-1 e va in testa alla classifica. Kdb segna il rigore e si fa male. Il Napoli soffre, gioca il calcio delle tre c (cuore catenaccio e contropiede) e poi dilaga. Segna anche McTominay. Caro Conte, sii te stesso

Napoli

È tornato il Napoli. È tornato Conte. E non possiamo non dire che, uscito De Bruyne per infortunio, si è rivisto il Napoli dello scudetto. Una squadra che magari non ha l’ossessione del dominio (come pare oggi voglia il suo allenatore) ma che è corta, quadrata, solida, lotta su ogni pallone, si ritrova a memoria, e segna. Anche in contropiede (oh mio dio). Insomma gioca per vincere, principio base dello sport. È finita 3-1. Il Napoli è da solo in testa alla classifica. E aspetta domani la Roma. Il Psv è già alle spalle.

Con una minima forzatura possiamo arrivare a parlare di calcio con tre c: cuore catenaccio e contropiede (come le tre c del caffè: comme cazzo coce). Non è proprio così perché nell’ultima mezz’ora l’Inter si liquefa, sparisce. Ma fino al 60esimo è stato così. Il Napoli ha giocato una partita molto generosa. Accorta. Una partita da vecchio Conte che ha finalmente assecondato la propria natura e ha lasciato a casa le velleità estetiche che ogni tanto – chissà perché – tornano nella sua testa. A noi verrebbe da dirgli: “caro Antonio, chi nasce tondo non può morire quadrato”. E ricordargli che in fondo (ma anche in superficie) lui tondo funziona benissimo. Oggi ha avuto anche la felice intuizione di giocare con Neres falso nueve al posto di Lucca (Hojlund è infortunato). Non ce la sentiamo di dire che il Napoli ha vinto per questa trovata tattica ma certamente ha vinto e il suo coraggio va sottolineato. Non dimentichiamo che il Napoli arrivava da due sconfitte consecutive, di cui una in Olanda col Psv per 6-2. Vittoria col 44% di possesso palla e con meno XGoals degli avversari.

Il momento chiave dell’incontro è alla mezz’ora. Di Lorenzo in area è astuto ad allargare la coscia (alla Dybala, per capirci) e Mkhitaryan va a sbattergli contro: l’arbitro non fischia ma è il guardalinee a suggerisce il rigore a Mariani. Decisione vintage, in cui il Var non entra in gioco. A Dazn l’ex arbitro Marelli assicura che non è rigore. Ce ne faremo una ragione. A farsi male è l’armeno che viene sostituito da Zielinski. Sul dischetto va De Bruyne per volontà di Conte atterrito dalle intenzioni di Neres. E qui cambia tutto. Perché il belga calcia, segna e si fa male (anche qui alla Dybala). Un brutto infortunio muscolare tra l’altro. Almeno così pare. Il Napoli si ritrova con un gol di vantaggio e con il vecchio sistema di gioco: il 4-3-3. Con Spinazzola alto e Olivera al posto di Kdb. Meglio non poteva andare (perdonate il cinismo ma il cattivismo va recuperato).

Il Napoli soffre giusto nel finale di primo tempo. La reazione dell’Inter è veemente. In pochi minuti collezionano tre occasioni. Prima, colpiscono l’incrocio dei pali su colpo di testa di Bastoni che è marcato da Gilmour venti centimetri più basso. Poi, assist di Dumfries dalla destra per Lautaro che gira alla Gerd Muller ma il pallone lemme lemme esce di poco. E infine altro legno nerazzurro: ancora un colpo di testa, stavolta di Dumfries.
Nella ripresa, però, l’Inter di fatto non si vede. Il Napoli prima raddoppia in contropiede: lancio di Spinazzola per McTominay che finalmente ritrova le sue praterie, Sommer non esce e lui da fuori area al volo di destro lo fa secco. Il Maradona viene giù.

Non è finita. Anche l’Inter usufruisce di un rigore per braccio largo di Buongiorno che tocca il pallone su colpo di testa di Lautaro. A Napoli gli altoparlanti funzionano ed è possibile ascoltare la voce di Mariani che comunica l’assegnazione del rigore. Due rigori e mai su segnalazione diretta dell’arbitro. Segna Calhanoglu. È il minuto 59. Ma cambia poco. Al 66esimo l’Inter si addormenta e su rimessa laterale Anguissa si rende protagonista di una percussione centrale che finisce con una mazzata che finisce alle spalle di Sommer. E sono tre. L’Inter non c’è più. In precedenza, i nerazzurri si sono fatti notare in una scaramuccia (qualcosa in più di una scaramuccia) tra Dumfries e la panchina azzurra e poi tra Lautaro e Conte. Non succede più niente se non il Maradona che canta ‘o surdato nnammurato.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare - da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

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