Sinner: “Nello sport nessuno può dirti che sei troppo giovane, nessuno ti giudica in base all’età”

L'intervista intima a Repubblica: "Della mia carriera vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre"

Sinner: “Nello sport nessuno può dirti che sei troppo giovane, nessuno ti giudica in base all’età”

Italy's Jannik Sinner tries to cool down during a break of play in his men's singles match against Argentina's Juan Manuel Cerundolo on day 5 of the French Open tennis tournament on Court Philippe-Chatrier at the Roland-Garros Complex in Paris on May 28, 2026. (Photo by ALAIN JOCARD / AFP)

Quando Emanuela Audisio ha intervistato Sinner (“nell’arco di tre mesi”, scrive) per Repubblica, non sapevano entrambi che la tappa programmata per il rientro dall’infortunio sarebbe stata quella del Six Kings Slam, il torneo-esibizione in Arabia Saudita che distribuisce milioni (uno e mezzo di euro solo per mettere piede in campo) e polemiche. Per cui ne vien fuori un’intervista poco attuale ma molto intima, in cui esce un po’ di Sinner vero.

Il corpo non posso batterlo

Il titolo è ovviamente sui gli infortuni che “fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita”. Titolo: “Il corpo è l’unico avversario che non posso battere”. Amen.

Ma Sinner racconta i mesi senza tennis: “Sono andato a Monza a vedere la F1 e a Milano alla sfilata di Gucci, ho giocato un po’ di più alla Play e ho iniziato a leggere un libro di 600 pagine, Io uccido, di Giorgio Faletti. Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti. Pazienza è la parola giusta per questo periodo”.

Sinner

Parla della sua adolescenza da predestinato: “C’è un’età in cui lo sport ti dà la voce per essere ascoltato e diventa uno strumento per capire chi sei e crescere. Non puoi ancora essere grande nella società, in tanti altri settori ti viene rimproverato che non hai l’età giusta invece lo sport ti offre occasioni senza giudicarti o chiederti la carta d’identità. Guardate la stagione di Lamine Yamal, campione del mondo con la Spagna a 19 anni. Perché aver paura che troppa gioventù produca guasti? E se invece offrisse nuovi orizzonti e aiutasse a mettere in mostra qualità che ancora nessuno ha visto? Lasciateli giocare, i ragazzi. Kimi Antonelli ha esordito che non aveva ancora la patente e, a proposito, io quella per le moto sono finalmente riuscito a prenderla. Se uno si merita il successo non vedo problemi, così come hanno il diritto di stare in campo Messi e Cristiano Ronaldo, anche se non sono più teenager, senza dimenticare Djokovic”.

“Non vorrei rivivere il distacco da papà”

Ma la risposta più “vera” è quella sul momento che cancellerebbe della sua carriera. “Non sarebbe un momento sportivo, né la sconfitta in finale con Alcaraz a Parigi 2025, né in semifinale con Djokovic a Melbourne a inizio anno. Non è una cosa successa in campo. Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava. Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un’emozione troppo forte. Forse a me ha fatto trovare equilibrio, anche se ho sofferto. Mi ha fatto capire che fare una scelta significa ottenere cose nuove e perderne altre. Ci può essere dolore, ma anche la consapevolezza che quella decisione costata molto non va sprecata. Devi fare di tutto per servirla al meglio, senza rimpianti. Con impegno, costanza, lavoro”.