Rizzetta maneggi Napoli con cura: si vive al confine tra l’essere il salvatore della patria e l’ennesimo padrone da contestare
Il patron del Napoli Basket è il nuovo eroe anti De Laurentiis ma non si illuda, Napoli dimentica in fretta soprattutto i successi

Napoli Basket Bourg-en-Bresse Eurocup (Credit: Alessandro Isola Esposito)
Napoli, almeno quella parte costantemente insoddisfatta, ha appena eletto il suo un nuovo eroe anti De Laurentiis: Matt Rizzetta. L’ennesimo. Ma sappiamo bene che questa città è in grado di consumare i propri eroi a una velocità spaventosa, trasformando il piedistallo di oggi nel capo d’imputazione di domani. In questi giorni, mentre il Basket Napoli celebra un positivo ritorno in Europa, il nome di Matt Rizzetta rimbalza tra radio, social e bar cittadini con il timbro tipico della nuova speranza anti-ADL. C’è entusiasmo, freschezza, oltre alla sensazione di un progetto in grado di proiettarsi oltre i confini nazionali. Cosa che De Laurentiis fa da tempo, ma tant’è. E immancabile, come un riflesso condizionato, è scattato il paragone proprio con Aurelio De Laurentiis. “Magari avessimo Rizzetta nel calcio Napoli”.
“Magari avessimo Rizzetta nel calcio Napoli”
Un paradosso grottesco, se letto con la freddezza dei numeri. De Laurentiis ha riportato il Napoli ai vertici del calcio europeo, culminando in un’impresa che rasenta il mitologico da queste parti: due Scudetti nell’arco di tre anni. Un ciclo d’oro che due generazioni di tifosi avevano solo potuto sognare nei racconti su Maradona.

Eppure, per una parte rumorosa della piazza come cicale durante la siesta del 15 agosto, il presidente del calcio rimane un gestore freddo, un contabile distante, un “imprenditore romano” incapace di scaldare il cuore della città.
Ma la vera domanda non è quanto sia ingiusto il giudizio presente su De Laurentiis (al quale siamo tristemente abituati). La vera domanda è: cosa succederà a Matt Rizzetta il giorno dopo aver vinto?
La piazza partenopea vive di una dinamica emotiva peculiare: ama la rincorsa, si innamora della promessa, stravede per il messia che arriva da fuori con il sorriso e gli investimenti. Rizzetta oggi incarna perfettamente questo ruolo: americano, comunicativo, ambizioso, capace di riportare il basket azzurro in una dimensione continentale. È la fase del corteggiamento, quella in cui ogni gesto è perfetto e ogni parola suona come musica.
La vittoria cancella il credito accumulato e alza l’asticella del pretendere
Tuttavia, il calcio e lo sport ad alti livelli insegnano che la vittoria cambia la natura del rapporto. La vittoria cancella il credito accumulato e alza l’asticella del pretendere. Quando De Laurentiis comprava il Napoli fallito, era il salvatore. Quando ha stabilizzato la squadra in Champions League, era un buon presidente. Quando ha vinto gli Scudetti, è diventato quello che poteva e doveva fare di più, quello che non investe abbastanza, quello che pensa solo ai bilanci, che vince sempre lui. Come se gli Scudetti fossero stati vinti dalla F.C. Filmauro e non dalla Società Sportiva Calcio Napoli.

Se il Basket Napoli di Rizzetta dovesse davvero compiere il salto definitivo, cosa che tutti noi ci auguriamo, dominare in Italia e stabilizzarsi tra le grandi d’Europa, la luna di miele finirebbe esattamente nello stesso momento in cui si alza il primo trofeo fondamentale? A quel punto, il romanticismo lascerebbe il passo alla pretesa di riconferma quotidiana anche nel basket? Saremmo pronti a un “Rizzè, cacc ‘e sord?”. L’entusiasmo della novità cederà il posto alla gestione della routine, dove ogni sconfitta diventa una colpa e ogni scelta aziendale un affronto al popolo. O nel basket la storia potrà essere diversa?
Napoli chiede ai suoi presidenti due cose fondamentalmente incompatibili: la razionalità economica per vincere e il populismo sfrenato per essere amati. De Laurentiis ha scelto la prima, pagando il prezzo di un affetto mai del tutto condizionato. Rizzetta oggi si gode la gioia pura di chi sta costruendo. Ma stia attento: all’ombra del Vesuvio, il confine tra l’essere il salvatore della patria e il diventare l’ennesimo padrone da contestare dura esattamente lo spazio di due Scudetti.