Pellegrini, le crisi in vasca e il sogno del 2009: “Mi tuffai con tutto l’accappatoio e cominciai a nuotare”
Nel 2008 il malore negli 800: "Non sapevo di essere asmatica". Nel 2009 scappò dal blocchetto dei 400. E da bambina la sveglia alle cinque e mezza: "Quando entravo in classe, ero moribonda".

Italy's Federica Pellegrini celebrates after she sets a new world record in the women's 400m freestyle final of the 29th LEN European Swimming Championships, on March 24, 2008 in Eindhoven. Pellegrini won the event ahead of France's Coralie Balmy and Romania's Camelia Potec. AFP PHOTO / PATRICK HERTZOG (Photo by PATRICK HERTZOG / AFP)
Federica Pellegrini torna sul periodo più difficile della sua carriera: le crisi respiratorie in gara tra il 2008 e il 2009, alla vigilia dei Mondiali di Roma. Lo fa in un’intervista a la Repubblica, in cui racconta anche il sogno che le fece capire di poterne uscire.
Federica Pellegrini e la sveglia alle cinque e mezza
Come ricorda quelle prime bracciate notturne?
“Era prestissimo, prima di andare a scuola. La sveglia alle cinque e mezza. Mi accompagnava mia mamma. Alle sei ero in acqua. Era ancora buio. Nuotavo fino alle otto, poi uscivo e mi cambiavo. Quando entravo in classe, ero moribonda”.
“La sensazione fu quella di annegare”
Come tutte le grandissime atlete, penso a Simone Biles, lei si è presto trovata sotto fortissime pressioni. A novembre del 2008 ebbe un malore con difficoltà respiratorie mentre disputava gli 800 metri. Cosa provò?
“La sensazione in quel momento fu quella di annegare, di non riuscire a respirare. E non riuscire a respirare in acqua è una sensazione che non auguro a nessuno”.
Qual era la causa?
“Non sapevo di essere asmatica. Avevo una vasocostrizione a livello polmonare che si attivava in presenza di determinati agenti in piscina”.
Da allora prese tutte le precauzioni e cominciò un percorso con uno psicologo, eppure le crisi si ripeterono. Qualche mese dopo, il 6 marzo 2009, lei ebbe una crisi nella batteria dei 400. Cosa ricorda?
“Scappai proprio un attimo prima di appoggiare il piede sul blocchetto alla partenza. Ebbi di nuovo la sensazione di un restringimento quasi automatico della gola. Eppure non c’era niente di fisiologico. Prendevo i classici ‘puff’ per gli asmatici. Ero sotto controllo, eppure non andava”.
Delle pressioni sugli atleti hanno parlato in tanti, negli ultimi anni. Simone Biles ha detto che la fama è stata uno shock; Coco Gauff, in lacrime agli Us Open, che “le persone tendono a trascurare il lato umano di noi atleti”; Borg ha raccontato la sua fuga dal tennis.
Il sogno dell’accappatoio
Continuò a lavorare con psicologo e allenatore. Di lì a poco, a luglio, ci sarebbero stati i Mondiali di nuoto a Roma. Una tappa importantissima. La pressione saliva. Poi accadde qualcosa. Una notte di maggio del 2009 si addormentò e fece un sogno. Cosa sognò?
“Ero sul blocchetto di partenza per questo maledetto 400 però mi accorgevo che avevo ancora l’accappatoio addosso. Proprio quando cominciavano a fischiare per prendere posizione. Non facevo a tempo a levarmelo”.
E cosa fece?
“Mi tuffai con tutto l’accappatoio e cominciai a nuotare. Dentro di me vedevo le avversarie andare via. Una dopo l’altra. In una situazione normale, mi avrebbe creato non poco stress. Invece ero tranquilla. Cosciente con me stessa”.
E intanto l’accappatoio diventava sempre più pesante…
“Assorbiva sempre più acqua. Ma andavo avanti, una bracciata alla volta. Quel quattrocento, nel sogno, riuscii a finirlo e quando toccai il muro, dopo pochissimo, mi svegliai”.
Cosa provò in quell’alba?
“Dentro di me ebbi la coscienza di essere uscita dal tunnel. Non proprio di essere guarita, ma che da lì in poi sarei riuscita a gestire il problema. Fu un sogno potentissimo”.
Due mesi dopo, ai Mondiali di Roma, Pellegrini vinse l’oro nei 200 e nei 400 stile libero, con due record del mondo. Oggi ha messo in pausa i suoi impegni per “il viaggio più importante”, l’asilo della figlia Matilde, mentre il nuoto italiano ha trovato in Sara Curtis una nuova primatista mondiale.