Hojlund non segna dal 5 settembre, la Gazza la chiama crisetta

Non deve farsi prendere dall'ansia del gol. Ha anche sbagliato un rigore. Lui comunque si batte, corre 9,4 chilometri a partita, serve assist che gli altri sprecano (vedi Olivera). Ma il centravanti, si sa, deve far soprattutto una cosa

Hojlund non segna dal 5 settembre, la Gazza la chiama crisetta

Db Dimaro (Trento) 26/07/2026 - amichevole / Napoli-Carrarese / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Rasmus Hojlund

Tu chiamala, se vuoi, crisetta. Rasmus Hojlund cinquanta giorni senza gol. L’ultimo, che poi è il secondo (la lista è breve), lo ha segnato a Milano nel pomeriggio di un giorno da cani vissuto contro l’Inter. Segnò lo 0-2. Non avrebbe mai immaginato (né lui né noi) che sarebbe finita 3-2 per gli altri. Da quel momento non ha più segnato. Zero. Zero in campionato e zero in Champions. C’è stato anche il rigore sbagliato contro il Frosinone, prima che venisse per fortuna fatto ribattere (e a quel punto ci pensò De Bruyne a sbrogliare la matassa).

Sul Napolista abbiamo scritto che dargli il posto fisso di centravanti del Napoli è stato un azzardo che De Laurentiis rischia di pagare a caro prezzo. 

Scrive la Gazzetta con Antonio Giordano:

“Chi l’ha visto? Cinquanta giorni cercando Hojlund, in quegli affollati sedici metri o nelle praterie più spaziose: niente, perché adesso va così, con questa cupa percezione di ritrovarsi dentro una crisetta del gol, perché si avverte la difficoltà personale ad essere se stesso, c’è un problema che esiste e che per risolverlo avrà bisogno di pazienza, d’un un pizzico di sana incoscienza e di un dettaglio che aiuti a riempire quel vuoto”.

Hojlund in azione con il Napoli

La Gazzetta però sottolinea come il danese sia comunque utile alla causa in altro modo. Corre, si batte, si dà da fare per i compagni. Come nel caso di quella magnifica progressione (il suo pezzo forte, secondo i maligni l’unico pezzo) contro la Roma, con Olivera che si è divorato la rete del 2-0 a porta spalancata.

Scrive la Gazza:

“Ma lui, nei suoi 550’ effettivi, non si è sottratto alla fatica e con generosità viaggia ad una media di nove chilometri e mezzo a partita (9,4). Il resto (non irrilevante) è racchiuso in quel che ha fatto nella sua prima stagione da principe azzurro: sedici gol, dodici dei quali in campionato, primato personale di Manchester eguagliato e quei cinquanta milioni di euro investiti immediatamente benedetti, aspettando persino serate migliori che Allegri attende, senza lasciarsi travolgere dall’ansia”.