Fury-Joshua, la boxe fuori tempo massimo: non è più uno sport, comanda l’algoritmo della celebrità
Il Guardian: "avrebbero dovuto combattere tanto tempo fa, ora sono come un frutto quasi marcio che il fruttivendolo prova a vendere come maturo"

British heavyweight boxers Tyson Fury (L) and Anthony Joshua face off following a press conference in London on September 30, 2026, ahead of their highly anticipated heavyweight boxing fight in Wales in December. (Photo by Adrian DENNIS / AFP)
Tyson Fury e Anthony Joshua si affrontano, ma dovevano combattere un sacco di tempo fa. I pesi massimi fuori tempo massimo, a meno di non considerare la boxe per quella che è oggi: non più uno sport, ma industria dell’intrattenimento. Che ha ovviamente regole molto diverse. E’ un fenomeno settoriale che invece spiega, per Jonathan Liew del Guardian, esattamente come funziona quel mondo e tutto il contorno.
Il trentottenne Fury e il trentaseienne Joshua hanno superato il loro apice agonistico, e questo incontro arriva con “un ritardo che fa sembrare Mayweather contro Pacquiao un incontro improvvisato”. Ma “in realtà, l’incontro Fury contro Joshua si sta svolgendo esattamente come previsto: nel punto d’incontro ideale tra il potenziale commerciale e l’assenza di un rischio reale. Se questo incontro si tenesse nel 2021, entrambi i pugili metterebbero a repentaglio i titoli, la corona indiscussa, un’intera eredità nel mondo della boxe. Se si tenesse nel 2031, nemmeno la potenza combinata di chiacchiere di Frank Warren, Eddie Hearn, Dana White e Turki al-Sheikh riuscirebbe a convincere il pubblico che si tratti di qualcosa di diverso da un semplice spettacolo da fiera. No: deve essere adesso, prima che a qualcuno smetta di interessarsene. Come un commerciante che cerca di ottenere il massimo prezzo da un frutto sul punto di marcire, questo è il mondo della boxe che opera a livelli divini”.

È ancora uno sport, la boxe?
“Lo faremo al momento giusto”, disse una volta Joshua. Era l’aprile del 2016, quando un incontro con Fury avrebbe avuto un valore irrisorio rispetto ai 150 milioni di sterline che vale oggi. Ecco il punto, per Liew. Questo “è solo uno dei motivi del lento declino della boxe verso l’irrilevanza a livello mainstream. Praticamente ogni altro sport al mondo si basa sul principio che prima o poi i migliori si incontreranno, e mette in atto strutture, regole e organi di governo che impongono questo scontro. La boxe è praticamente l’unico sport al mondo in cui ciò non è vero, il che solleva la questione fondamentale se possa essere davvero considerata uno sport, almeno nel senso moderno e codificato del termine”.
“Il successo del pugilato professionistico risiede nella capacità di tenere in orbita contemporaneamente due idee. In primo luogo, il senso di supremazia sportiva, l’idea che ciò a cui assistiamo rappresenti una sorta di culmine della pura resistenza umana, i migliori pugili e le migliori pugili del pianeta. In secondo luogo, il senso del varietà e della pantomima, il confezionamento deliberato e spesso provocatorio di un prodotto destinato all’intrattenimento e al consumo. La boxe ha sempre dato il meglio di sé quando ogni elemento è al servizio dell’altro. Ma ormai da anni queste idee si stanno sviluppando in direzioni opposte. In sostanza, quello che abbiamo ora è uno sport che si sta sempre più riorganizzando attorno a due poli opposti: l’eccellenza sportiva meritocratica e il potere algoritmico delle celebrità”.