Paga sempre Elkann, sennò la Juventus sarebbe bella che fallita
Corsport. La Juve ha speso 200 milioni sul mercato senza riuscire a centrare la Champions. E se resti fuori dalla locomotiva Champions due anni di fila, il danno si moltiplica

Db Torino 17/08/2026 - amichevole / Juventus-Juventus Next Gen / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Luciano Spalletti-John Elkann
Senza il portafogli di Elkann, la Juventus sarebbe bella che fallita. Il Corriere dello Sport sbatte Jaki in prima pagina, col titolone “E lui paga” con citazione della commedia di Eduardo De Filippo.
La Juventus non si regge come azienda senza l’intervento costante e periodico del padroncino. Adesso la Juve si ritrova sotto di altri 66 milioni, l’ennesimo bilancio in rosso del club bianconero che proprio non va con le proprie gambe.
I numeri horror della Juventus di Elkann
Sul Corriere dello Sport scrive Alessandro Giudice:
“Più dei 66 milioni di perdita deve preoccupare la dinamica finanziaria: gestione operativa e investimenti hanno bruciato 100 milioni di cassa (76 al netto dell’acquisto dell’immobile del J|hotel), dopo i 71 dell’anno precedente. Il solo mercato ha assorbito quasi 200 milioni di risorse finanziarie in due esercizi, senza che la squadra sia diventata sensibilmente più competitiva. Le perdite erodono il patrimonio netto che non va in negativo grazie all’aumento di capitale dello scorso anno e il fabbisogno di cassa è così strutturale da imporre interventi ormai continui dell’azionista. Exor sottoscriverà la sua quota di un nuovo aumento di capitale fino a 250 milioni (la società stima il fabbisogno di quest’anno e del prossimo tra 112 e 125) e ne ha già anticipati 60. Segno che la cassa è piuttosto tirata”.

La dinamica è tipica del calcio contemporaneo.
“Gli incentivi economici spingono i club verso la mecca della Champions, dove la concorrenza è agguerritissima. Per arrivarci si investe sui cartellini ben oltre la capacità delle aziende calcistiche di generare cassa; se l’obiettivo sfuma, come accaduto alla Juve l’anno scorso, il danno si moltiplica.
Oggi un club di vertice regge uno, al massimo due anni lontano dalla Champions: senza quel pozzo di ricavi l’equilibrio salta. E i premi Uefa, sempre più ricchi, allargano il divario tra chi c’è e chi resta fuori, anche in campionato”.