Edwards saltava credendo che le sardine lo facessero volare, nello sport l’effetto placebo è sottovalutato

Il Times: è vero che il calcio è preda dei ciarlatani, ma è anche vero che la fede e la superstizione sono un motore insondabile della prestazione

Edwards saltava credendo che le sardine lo facessero volare, nello sport l’effetto placebo è sottovalutato

Monaco di Baviera (Germania) 08/06/2025 - Nations League / Portogallo-Spagna / foto Imago/Image Sport nella foto: Cristiano Ronaldo ONLY ITALY

Claire-Marie Roberts, ex direttrice delle prestazioni al Coventry City e ora alla McLaren in Formula 1, ha scritto sul Guardian che il calcio è un ambiente di creduloni preda di ciarlatani e anti-scienza. Comprano e usano cose che non funzionano. Camere criogeniche, bombole di ossigeno, k-tape. E’ un’intervista che in Inghilterra non è passata inosservata. E oggi sul Times ci torna Matthew Syed, uno dei suoi editorialisti di punta. Syed scrive – in sostanza – che non bisogna sottovalutare l’effetto placebo nello sport, altrimenti detto “fede”.

Le sardine di Edwards

C’è tutta una fenomenologia che non possiamo ignorare, scrive. “A metà degli anni Novanta, Jonathan Edwards compì un’impresa che molti esperti considerano quanto di più vicino a un miracolo si possa verificare nello sport d’élite: un salto triplo di 18,29 metri, un primato che non è mai stato superato. Edwards era talentuoso e instancabile, ma possedeva anche qualcosa di meno tangibile: la convinzione di saltare per Dio, per un creatore onnipotente che teneva il suo destino nelle sue mani. Infatti, ai Giochi Olimpici di Sydney, Edwards portò nell’arena qualcosa di ancora più strano del nastro kinesiologico: una scatoletta di sardine. Edwards credeva che le sardine gli avrebbero dato le ali. Da cristiano, aveva letto il racconto biblico della moltiplicazione dei pani e dei pesci e le sardine rappresentavano il potere soprannaturale di Cristo di compiere miracoli. Nella mente di Edwards, mentre si avvicinava al momento più importante della sua vita, rappresentavano il potere della provvidenza, della fede, di ciò che Cristo disse nel Vangelo di Marco al padre il cui figlio era posseduto dai demoni: “Tutto è possibile a chi crede!”. “La cosa affascinante è che, pur non essendo più cristiano, Edwards ritiene ancora oggi che le sardine abbiano avuto un ruolo cruciale nella sua vittoria”.

Edwards

I Teletubbies di Ivanisevic

Perché, continua, il potere della mente di plasmare la propria realtà è forse una caratteristica prettamente umana. Serena Williams credeva che, continuando a indossare gli stessi calzini sporchi durante i tornei, avrebbe vinto. Michael Jordan indossava i suoi vecchi pantaloncini dell’Università del North Carolina sotto la divisa dei Chicago Bulls. Laurent Blanc baciava la testa calva del portiere Fabien Barthez prima di ogni partita dei Mondiali del 1998. Tiger Woods indossava sempre una maglietta rossa durante il giro finale di domenica”.

E ancora: Goran Ivanisevic guardava i Teletubbies ogni mattina a Wimbledon perché credeva che ripetendo tutto ciò che faceva dopo aver vinto una partita di tennis, avrebbe continuato a vincere. E vinse il torneo.Gli atei direbbero che anche le religioni sono finzioni. Ma qualcuno potrebbe mai dubitare del loro potere? Nessuna civiltà complessa si è evoluta senza passare attraverso una fase di credenza condivisa in quello che l’antropologo Ara Norenzayan chiama un “grande dio”. “Viviamo immersi in storie, narrazioni, rituali, religioni, astrazioni, patriottismi e lealtà che non possiamo giustificare razionalmente, ma che sono parte integrante di ciò che siamo”.

E quindi ecco che lo sport si basa su realtà concrete come l’allenamento, la forma fisica e i piccoli miglioramenti, “ma anche su elementi più astratti come la fede, la superstizione e il divino”.