Il presidente del Botev Plovdiv ucciso a colpi di pistola davanti a casa. Il calcio bulgaro ripiomba negli anni bui

Iliyan Filipov, 53 anni, imprenditore dei trasporti, aveva salvato il club più antico della Bulgaria nel 2025. Indagano polizia, procura e servizi di sicurezza: "Verifichiamo tutte le ipotesi". Nessun sospettato, nessun movente.

Il presidente del Botev Plovdiv ucciso a colpi di pistola davanti a casa. Il calcio bulgaro ripiomba negli anni bui

Il presidente del Botev Plovdiv, Iliyan Filipov, è stato ucciso nella notte tra martedì e mercoledì a Plovdiv, la seconda città della Bulgaria. Secondo l’Associated Press, intorno all’una la polizia ha ricevuto una chiamata per una persona ferita da colpi d’arma da fuoco vicino alla sua abitazione. Quando gli agenti sono arrivati, Filipov era già morto. Aveva 53 anni.

Il capo della polizia di Plovdiv, Vasil Kostadinov, ha confermato che “il crimine è stato commesso con un’arma da fuoco” e che sono stati chiusi gli accessi alla città per impedire la fuga dell’autore. Indagano la procura distrettuale, la polizia di Plovdiv e la DANS, l’agenzia per la sicurezza nazionale. La procura ha fatto sapere che l’indagine è nella fase iniziale e che “tutte le possibili versioni vengono verificate”. Al momento non ci sono arresti, sospettati né un movente ufficiale, e secondo gli inquirenti non risultavano minacce precedenti contro di lui.

Chi era Filipov e cosa aveva fatto per il Botev Plovdiv

Filipov era il proprietario della PIMK, una delle più grandi aziende di trasporti e logistica del Paese, attiva anche nelle costruzioni. Aveva preso in mano il Botev, fondato nel 1912 e club più antico ancora in attività in Bulgaria, nel luglio 2025, in piena crisi. Secondo il sito sportivo bulgaro Sportal, il precedente proprietario Anton Zingarevich era stato allontanato dal Paese con un divieto di ingresso di dieci anni. Il 100% delle quote era passato a un’associazione del club, con Filipov e le sue aziende che si erano fatti carico dei debiti, circa 7 milioni di lev, cioè 3,5 milioni di euro. In pochi mesi, sempre secondo Sportal, li aveva ridotti sotto i 5 milioni di lev e aveva triplicato il valore della rosa.

La PIMK aveva lavorato anche allo stadio “Hristo Botev“, che i tifosi chiamano “Kolezha”, e sul completamento dei lavori Filipov era entrato in aperto contrasto con il sindaco di Plovdiv. Ora, scrive Sportal, per il club si apre un problema serio, perché il sostegno economico dipendeva direttamente da lui.

L’ombra degli anni Novanta

L’omicidio ha scosso un Paese che, ricorda l’AP, negli anni Novanta aveva conosciuto molti delitti di stampo mafioso contro personaggi pubblici. E arriva in piena campagna per le elezioni presidenziali del mese prossimo. Il calcio bulgaro di quegli anni lo abbiamo raccontato così: era in mano alla mafia, con quindici presidenti uccisi in dodici anni. Tra loro anche l’allora patron dell’altra squadra della città, il Lokomotiv Plovdiv, Georgi Iliev, colpito da un cecchino in un bar di Sunny Beach nell’agosto del 2005.

Oggi nessuno può dire se l’omicidio di Filipov abbia a che fare con il calcio, con gli affari o con altro: gli inquirenti non hanno indicato alcuna pista. Resta la domanda che il calcio si pone da anni, come abbiamo scritto a proposito del consenso e del prestigio che il pallone garantisce alla criminalità. In Bulgaria, dove si pensava che quella stagione fosse finita, la paura è tornata.