De Sanctis, l’uomo dell’algoritmo della Salernitana: “Non funziona come Football Manager, al primo posto metto lo scouting dal vivo”
L'ex portiere del Napoli, da ds a Salerno protagonista dell'esperimento dei dati finito con la retrocessione, spiega a Cronache di Spogliatoio come si usano davvero numeri e piattaforme nel mercato. E ammette i limiti della macchina.

Morgan De Sanctis sport director of US Salernitana 1919 looks on during the 1st Angelo Iervolino Trophy match between US Salernitana 1919 and Reggina 1914 at Stadio Arechi, Salerno, Italy on 30 July 2022. (Photo by Giuseppe Maffia/NurPhoto) (Photo by Giuseppe Maffia / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
L’algoritmo, nel calciomercato, come funziona davvero? Lo ha spiegato Morgan De Sanctis, ex portiere del Napoli e poi dirigente di Roma, Salernitana e Palermo, in un’intervista a Cronache di Spogliatoio. Il tema lo conosce bene. Nell’estate del 2023, da direttore sportivo della Salernitana, fu il volto della svolta “algoritmica” voluta dal presidente Danilo Iervolino. Da quel mercato arrivarono giocatori come Legowski, Ikwuemesi e Stewart, passati come meteore. La stagione finì con la retrocessione, e per il club fu l’inizio della discesa che, come abbiamo raccontato, ha portato la Salernitana fino alla Serie C.
L’algoritmo del calciomercato secondo De Sanctis: video e due piattaforme di dati
La base, spiega De Sanctis, è un’organizzazione precisa:
“È indispensabile avere supporto video e almeno due società che ti forniscono dati tecnico-tattici e dati fisici, anche per incrociare i dati. In una direzione sportiva media, professionistica, funziona che tu hai il supporto video e poi queste due piattaforme che ti forniscono dati tecnico-tattici e dati fisici.”
Ma i numeri, per lui, vengono dopo gli occhi:
“Al primo posto io metto sempre lo scouting live. Tu fai dello scouting live e rimani impressionato o favorevole rispetto a quello che hai visto. Puoi comparare e quindi capire se dietro quello che hai visto live c’è un sostegno.”
Il percorso inverso delle società piccole
Poi c’è la strada opposta, quella dei club con meno soldi che cercano giocatori sconosciuti in campionati minori:
“Puoi filtrare informazioni e puoi economizzare, perché seguire da vicino campionati periferici può alzare tanto i costi. A quel punto puoi fare l’esercizio contrario: inserire i parametri fisici e tecnico-tattici per l’individuazione del profilo ideale, con una scrematura in base ad età, passaporto ecc. Così si possono individuare due-tre profili ideali e solo a quel punto organizzare la missione per visionarlo da vicino.”
E qui arriva l’ammissione più interessante, detta da chi l’algoritmo l’ha usato:
“Non funziona come Football Manager: l’algoritmo non è ancora capace di incastrare tutte le caratteristiche di un calciatore, il suo modo di giocare, il posizionamento e il rapporto con gli altri calciatori. Ora ci si sta preoccupando di apportare sempre più perfettibilità all’algoritmo.”
È la stessa conclusione a cui arriva il resto del calcio. I dati servono, come dimostra il modello Liverpool, ma il mercato non si fa solo con l’emozione, né solo con i numeri. In Brasile c’è chi prova a sfidare gli scout con l’intelligenza artificiale. Il Napoli, che a Frosinone-Como aveva un suo osservatore in tribuna per Kvernadze e intanto segue il giovane Asane Sow del Basilea, sta cercando proprio questo equilibrio. Anche perché, come scriveva Corbo, al club manca il mercato intelligente. A Salerno, del resto, si è visto cosa succede quando i numeri diventano una scorciatoia.