Perché gli americani investono nel calcio italiano (ed europeo)? Per il mattone, baby

SpaceX di Elon Musk è approdata a Wall Street senza avere utili ma si immagina il fatturato futuro. Allo stesso modo i capitali americani provano ad accrescere il fatturato dei club con speculazioni immobiliari per poi rivendere. Si chiama business

Perché gli americani investono nel calcio italiano (ed europeo)? Per il mattone, baby

2022 archivio Image / Cronaca / Elon Musk / foto Imago/Image ONLY ITALY

I soldi americani nel football

Un fiume di soldi americani sta allagando il calcio europeo, adesso specialmente in Italia. Passione per le bellezze artistiche? Per le prelibatezze culinarie? Amore dello sport? Macché. Puro business, come lo chiamano loro. Obiezione: ma se le società di calcio sono perlopiù in rosso, e talvolta in profondo rosso, dove sta il guadagno?

Sempre per usare il loro modo di pensare, ecco la smoking gun, la pistola fumante, ossia la prova inoppugnabile: SpaceX. L’azienda controllata da Elon Musk è approdata a Wall Street venerdì scorso con questi numeri relativi ai conti del 2025: 18,7 miliardi di dollari di fatturato e 4,9 miliardi di perdite. Ma come, quotano un’azienda nonostante queste perdite? Certo, e l’hanno valutata, udite udite, nientepopodimenoché 1.750 miliardi. Chi è stato? Le maggiori banche a stelle e strisce: lo chiamano il mercato, giusto per indurci a credere che esista un’Entità infallibile. E poiché gli utili non ci sono come si fa? Si guarda il fatturato presente e si immagina quello futuro. Nel caso di SpaceX, il valore a cui l’azienda è stata collocata equivale a poco più di 93 volte e mezzo i ricavi.

Ora, si deve sapere che, di solito, i criteri di valutazione usati oscillano mediamente tra 15 e 20 volte l’utile, che può arrivare a 40 in caso di aziende tecnologiche. Ribadiamo: l’utile, non il fatturato, che, come è ovvio, è decisamente superiore e quindi ha dei multipli molto più bassi. Ma per SpaceX il “mercato” ha deciso così: 93,5 volte il fatturato. Il commento lo lasciamo a Guccini, parafrasandolo: “tanto ci sarà sempre, lo sapete, un fondo, un analista od una banca, un media finanziario a sparare cazzate”.

Il meccanismo è lo stesso di Elon Musk

Ma che c’entra il calcio? C’entra, perché i capitali americani sono qui per replicare il meccanismo: si entra in un settore con ampi margini di crescita del fatturato, si punta sui diritti tv esteri, si prova a sviluppare la vendita di materiale ufficiale, si fanno un po’ di speculazioni – pardon, investimenti – immobiliari, stadio e altro cemento annesso, così da accrescerlo davvero, il fatturato, giustificando perciò multipli di valutazione più alti. Ora, non certo le 93,5 volte di SpaceX: perché il Real, con i suoi 1,19 miliardi di ricavi, varrebbe poco più di 111 miliardi, il Milan, nonostante sia calcisticamente nelle mani di Ibrahimovic, con 494,5 milioni di ricavi varrebbe 46 miliardi e spiccioli. E il Napoli? 290,6 milioni di ricavi, ossia un po’ più di 27 miliardi. Altro che i 2,2 che si dice siano stati offerti a De Laurentiis. Chiaro: è pura fantasia. Ma il meccanismo di aumentare i multipli, quello è reale, e lo chiamano rerating: basta passare da 4 – quello medio effettivamente usato per valutare una società di calcio – a 6 e poi magari a 8 per farne lievitare il valore. E poi? Si vende, si guadagna e un altro fondo entra. Fino a quando? Fino a quando il cerino resta in mano all’ultimo, che però, mal che vada, riverserà le perdite sui suoi sottoscrittori: niente da dire, quello del capitalismo finanziario è un mondo davvero magico.