Nel calcio italiano investire sui giovani non conviene per legge

"Colpa" della riforma dello Sport entrata in vigore nel 2023. Apre al player trading giovanile, senza però il pagamento dei cartellini. Perché investire soldi se poi il talento te lo scippano?

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German born Bosnia-Herzegovina's defender Kerim Alajbegovic celebrates scoring the team's winning penalty during the FIFA World Cup qualification semi-final football match between Wales and Bosnia and Herzegovina, at Cardiff City Stadium, in Cardiff, on March 26, 2026. Darren Staples / AFP

Nel calcio italiano investire sui giovani non conviene per legge

È un bellissimo esempio quello del movimento calcistico spagnolo. Si affranca nel nome della bellezza dalla retorica del franchismo, che aveva riempito la nazionale di ardita virilità (“le Furie Rosse”!) ma non di titoli. Trova nel Johan Cruijff allenatore, uno che l’esperienza del vivaio la conosceva bene, non solo un mentore per il Barcellona, ma un esempio per la Liga. Trova nell’Oro alle Olimpiadi del 1992 (in squadra Luis Enrique e Guardiola) i prodromi dell’Argento ai Giochi del 2000 (in squadra Puyol e Xavi) e poi, mano nella mano con Aragonés, vincendo l’Europeo del 2008 apre un ciclo (perfezionato da Del Bosque) e consacra un’idea di identità di gioco.

Ecco, quello spagnolo è un esempio bellissimo, ma non è l’esempio più utile all’Italia, qualora decida di “investire nelle giovanili”. Scontiamo decenni di ritardo e, soprattutto, non abbiamo neanche una frazione del mix di ingredienti che nella penisola iberica ha permesso di confezionare il cocktail perfetto.

Il weekend pasquale incombe con il ritorno della Serie A e a brevissimo le polemiche sulla Nazionale scivoleranno nell’oblio. Ma, prima che cali il sipario fino alla prossima figuraccia, una cosa va detta: la Figc ha pochi strumenti per spingere le società italiane a spendere di più nelle giovanili (e quel poco lo abbiamo discusso nell’ultima puntata del podcast Antifútbol). Ma, visto che da molte parti si biasima l’avidità dei nostri club in una cornice quasi morale, proprio nella prospettiva dei soldi c’è una cosa ancora che la Figc può fare.

Calcio italiano e giovani, la recente riforma dello sport è un disincentivo a investire

Come spiegano Steven Levitt e Stephen J. Dubner in Freakonomics (saggio divulgativo per ignoranti in materia), il motore dell’economia è l’incentivo: la gente fa quello che conviene di più. Non è difficile, allora, capire perché le società italiane ritengano più proficuo tesserare ogni anno una decina di 23/25enni formati altrove che aumentare il budget per allevare centinaia di ragazzini tra i 14 e i 19 anni: i primi costano di più ma offrono la possibilità di fare plusvalenze assai maggiori e in tempi molto più rapidi dei secondi.

Tra gli addetti ai lavori, allora, c’è chi nota che la riforma dello Sport entrata in vigore nel 2023 ha annacquato ancora di più l’incentivo economico dei club a investire nelle giovanili. Perché? Riduce il limite temporale dei tesseramenti dei ragazzi a un anno, con la possibilità di arrivare a due, massimo tre, anni con i contratti di apprendistato. Al termine di ogni rapporto, il giocatore è libero. La norma prevede un premio di formazione per ogni società dalla quale l’atleta è transitato (e sarebbe un vantaggio) ma di fatto apre al player trading giovanile, senza però pagamento dei cartellini. Una squadra potrebbe perdere un prospetto nel quale credeva molto perché un altro club ha avvicinato la famiglia o l’agente. Poco importa che si instaurano meccanismi da “ladri di biciclette” (X sfila un campione in erba a Y che, però, si rifà sottraendo un talentino a Z): resta che le squadre a volte preferiscono non anticipare la salita di categoria degli elementi più promettenti proprio per non metterli in mostra e non ingolosire nessuno. È bello immaginare di vedere un 16enne esordire in prima squadra, certo, ma chi lo farebbe a rischio che a giugno firmino per qualcun altro gratis.

Ecco, se Gabriele Gravina riesce a rimanere alla guida della Figc col ministro Abodi potrebbe parlare (oltre che della propria sopravvivenza politica) anche di questo: come rendere economicamente vantaggioso investire nelle giovanili.

Umanista per formazione, giornalista per professione, napolista per inclinazione e metodo. Vive il calcio come una gioia, ma pure come una condanna e segretamente invidia chi non lascia che uno scialbo 0-0 gli rovini la settimana. Non contento di scriverne, con amici si cimenta nel podcast Viale De Laurentis 29

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