L’eredità di Antonio Conte (ma quando decide?)
DI SERGIO SCIARELLI - Organico invecchiato, una pletora di giocatori poco o nulla utilizzati (scelti da chi?), impegni finanziari pesanti già assunti.

Verona 28/02/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Conte
Un campionato che per il Napoli si avvia alla conclusione con il diritto a partecipare alla Champions, termina senza particolari entusiasmi e con una situazione molto preoccupante in chiave prospettica. Un organico invecchiato, una pletora di giocatori poco o nulla utilizzati (scelti da chi?), impegni finanziari pesanti già assunti e, infine, un allenatore protagonista d’un’insopportabile pantomima.
Nelle sue ultime dichiarazioni Antonio Conte ha tirato in ballo il rendimento dei giocatori meno giovani e il calo generale di motivazione di cui non si era reso conto per giustificare il tonfo contro la Lazio. Da ciò la sua conclusione che, per le prossime partite, bisognerà cambiare squadra puntando su forze fresche e lasciando a riposo i “vecchi “campioni fino ad oggi esaltati. Ma dove era durante le partite con Parma e Lazio? Quali formazioni ha proposto? Come ha gestito le sostituzioni? Quali, secondo lui, le cause del tracollo dei “Fab Four”?
Ma in questa operetta per la ricerca di responsabilità “altrui” quando finirà? Deciderà Conte di rimanere per un altro anno di contratto (ma alle sue condizioni!) oppure andrà a ricoprire ruoli nazionali? Questa incertezza quanto potrà durare, dovendo il Napoli fare mercato al più presto in funzione anche Champions?
Sarebbe apprezzabile, proprio per onorare una carriera fatta di prestigiosi risultati, riconoscere gli errori compiuti non solo nel campo di gioco ma anche in quello delle relazioni con tifosi e mondo delle informazioni. Aveva chiesto e ottenuto pieni poteri, aveva avuto lo staff tecnico e i giocatori che desiderava, aveva goduto del consenso della Società e della stampa, a fronte di tutto ciò sembrano soddisfacenti i risultati portati a casa? Questi ultimi (conquista del secondo o terzo posto) potrebbero essere giudicati anche sufficienti in un campionato di assoluta mediocrità, ma come valutare il modulo e la qualità del gioco? Come accontentarsi di un gioco poco divertente e di esiti spesso ottenuti in extremis con l’aiuto della buona sorte?
S’impone, dunque, in tempi rapidi, un confronto chiaro e convincente tra il presidente e l’attuale allenatore del Napoli. I 50.000 tifosi che hanno riempito sempre il Maradona e i molti milioni che seguono appassionatamente le vicende della squadra del cuore hanno il diritto di chiedere a tutti senso di responsabilità e chiarezza nei propri comportamenti.