Il calcio somiglia troppo alla politica, negli altri sport vince il più forte
Compensi stratosferici e a volte fuori mercato, comportamenti inadeguati, fake news, simulazioni, Var, bilanci, regole estemporanee. Negli altri sport, no

Italy's Jannik Sinner serves to USA's Ben Shelton during their men's singles quarter-final match on day eleven of the Australian Open tennis tournament in Melbourne on January 28, 2026. (Photo by DAVID GRAY / AFP)
Il calcio e tutte le dinamiche che lo attraversano (compensi stratosferici e a volte fuori mercato, comportamenti dei calciatori, dei dirigenti delle squadre, fake news, simulazioni in campo, var, bilanci, regole che arrivano estemporaneamente…) come le campagne elettorali soprattutto per le elezioni politiche dove la vittoria dipende da tanti fattori e non solo da chi è più bravo? Gli altri sport, dal tennis allo sci all’atletica, alla pallavolo come il referendum (l’ultimo per esempio) dove vince chi semplicemente è il più forte, chi merita di più?
Il quadro che fornisce il nostro sport è questo, da un lato il calcio ormai malato, sempre più dipendente da soldi e tv – con comportamenti degli attori in campo inconsapevoli, forse anche no, del loro ruolo – e dall’altro gli altri sport, dove la competizione uno contro uno squadra contro squadra è ancora vera e per questo appassiona tutti i cittadini, gli sportivi, i tifosi alla fine.
Le incongruenze del calcio e della politica
È come quanto accaduto con il referendum sulla magistratura. Il governo, la maggioranza e finanche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a raccontare quanto fosse bello e giusto votare Sì per dare un nuovo assetto al Paese, per impedire che pedofili e stupratori tornassero in libertà. Palle e finzioni, nascondendo di fatto per esempio i casi Delmastro e Santanchè. E per imporre al Paese nuove e inutili norme, nuovi reati, i centri per i migranti in Albania e via di questo passo. Senza riuscire però a disegnare per l’Italia un ordine, una organizzazione necessari tale da promuovere una comunità moderna e in grado di rispondere alle esigenze di chi la abita.
Come il mondo del calcio verrebbe da dire, con tutte le sue difficoltà, incongruenze di mercato (plusvalenze e minusvalenze anche?) e tentativi di guadagnare consenso tra i tifosi, senza un’etica, senza una regola ma solo approssimazione per raccogliere approvazione (e abbonamenti agli stadi, alle tv, al merchandising e a qualunque altra cosa porti soldi). Tutto molto simile alle liturgie politiche, al “ho perso ma ho guadagnato voti e comunque ne sono uscito bene”. Ho perso la partita ma ho giocato bene, avrei potuto segnare tre gol e quindi sono il migliore, viene ormai detto da molti dopo una partita di calcio. Ma Conte, Allegri, Mourinho giocano male, si dice, e non piace vincano 1 a 0 all’ultimo minuto? Non va bene? Caspita, hanno vinto e basta.
C’è sempre un retropensiero nel mondo del pallone
Scorsa settimana c’è stato il referendum sui magistrati (perché hanno detto sempre sulla riforma della giustizia? non è vero) ed hanno vinto i No. In maniera semplice, bianco o nero senza particolari sovrastrutture ideologiche (certo partitiche, penso soprattutto per chi ha votato Sì ma non hanno condizionato) e i cittadini hanno scelto. Molto naturale, così come chi segue una partita di Sinner, una gara di nuoto con Ceccon e Paltrineri, Goggia e Brignone nello sci (ma tante altre), Jacobs Iapichino Doulla (e tanti ancora) nell’atletica, la nazionale di pallavolo e via ancora.
È semplice, forse anche salutare tifare tranquillamente in questi ambiti. Senza ansie e senza angosce. Si decide e via andare. Si accende il televisore, si va allo stadio del tennis, si va alla piscina, al palazzetto della pallavolo, allo stadio di atletica e si tifa e basta. Vai invece allo stadio a vedere una partita di calcio e alla fine non te la godi. Arrivi agitato sapendo “comunque” – sei fissato, non sei sereno – che ci sono problemi per la tua squadra (quali che siano) e te ne vai se hai perso insoddisfatto perché il tuo retropensiero sarà sempre (come alle elezioni politiche): cosa è successo? Quale manina ci sarà stata dietro? Chi ha tradito? Una condizione psicologica insopportabile, che non dà più la gioia – e che c’era una volta anche nell’andare a vedere le partite di calcio – che si dovrebbe provare a seguire un evento sportivo. Come ancora c’è negli altri sport. E poi ci si chiede perché il calcio…











