“Kobe – Una storia italiana”, su Amazon Prime il documentario che racconta il legame di Bryant con l’Italia
Le testimonianze degli amici che vissero le sue esperienze da Sud a Nord dello Stivale rivelano la cifra umana del Black Mamba ed anche il marchio di fabbrica italiano:
È da pochi giorni su Amazon Prime il docufilm “Kobe – Una storia italiana” che racconta l’anima italiana del cestista statunitense Kobe Bryant scomparso all’età di 41 anni per un incidente in elicottero.
Kobe era il figlio di Joe Bryant che come molti sanno giocò in Italia alla Sebastiani Rieti (dall’ ’84 all’ ’86), alla Viola Reggio Calabria (nella stagione 1986-87), all’Olimpia Pistoia (1987-89) ed alla Pallacanestro Reggiana (fino al 1991). In quel viaggio in Italia Kobe lo segui con tutta la famiglia e maturò nel nostro Paese la volontà di essere un giocatore di alto livello nell’’NBA. Ed è commovente questo racconto-background perché ci racconta come una delle prime macchine pubblicitarie che ci sia stata nel mondo patinato dello Star System sia venuto ad abbeverarsi umanamente nella nostra civiltà di vita.
Il film infatti è strutturato con continui rimandi tra il Kobe stella della lega cestistica americana e le sue esperienze italiane seguendo la parabola dei Bryant che si integrarono in qualsiasi realtà in cui vissero sprovincializzando l’ambiente: il basket di Joe fece conoscere Rieti in Italia, diede coraggio ed identità ad una Reggio Calabria in balia di una spaventosa guerra di mafia, concesse cittadinanza ad una Pistoia considerata periferia-centrale toscana e fece capire le potenzialità imprenditoriali del Reggiano. Kobe invece imparò in Italia i fondamentali del basket europeo ed a sviluppare quella mentalità – “lui era un campione mentale e di determinazione” dice di lui il coach di Milano Ettore Messina –, ma soprattutto imparò nel nostro Paese ad essere un uomo-amico attento agli altri.
Le testimonianze degli amici che vissero le sue esperienze da Sud a Nord dello Stivale – amici che poi ha voluto rivedere ed ha riconosciuto – nelle loro interviste ci rivelano la cifra umana del Black Mamba ed anche il marchio di fabbrica italiano: quella capacità di essere attenti agli altri e di dare gioia crescendo come comunità. Quella stessa vicinanza umana che Kobe avrebbe voluto fare propria nella formazione delle sue figlie per farle vivere ciò che lui aveva provato.
That italian lifestyle che forse noi stiamo dimenticando per lasciare spazio a paure irrazionali che attraversano il nostro tempo senza presente e futuro prossimo. Kobe non è riuscito nella sua deliberazione educativa, noi italiani troveremo il modo di ritornare ad essere noi stessi?
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