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Il NYT racconta il miracolo Transfermarkt: il mercato del calcio lo fa il popolo

Un esercito di volontari partecipa alla valutazione dei calciatori. Così l’idea di un tifoso del Werder è diventata il punto di partenza di molte trattative

Il NYT racconta il miracolo Transfermarkt: il mercato del calcio lo fa il popolo

“Cercare di attribuire un valore specifico a un singolo giocatore di calcio è come catturare la bellezza di un’alba”, per dirla con Rory Smith del New York Times. Intanto, però, c’è un sito che – volente o nolente – c’è riuscito: Transfermarkt. Diventando a sua volta parte integrante dello stesso meccanismo: le sue valutazioni, per quanto ipotetiche siano, sono diventate un benchmark. E condizionano lo stesso oggetto del loro studio.

Il New York Times ha colto questo fenomeno, ormai mondiale, approfondendolo:

“Da anni Transfermarkt cerca di fornire una linea guida di quanto potrebbe costare all’incirca ogni singolo giocatore, da Messi al Mozambico, attraverso quelli che chiama i suoi Valori di Mercato: una stima del valore basata sul lavoro di migliaia di volontari e vagliato dagli 80 membri dello staff del sito. È quel singolo dettaglio – che in fondo è solo un’ipotesi di crowdsourcing riassunta in una valutazione – che ha trasformato Transfermarkt da unico puntino di luce nella grande costellazione digitale del calcio in qualcosa che si avvicina a una stella polare: il che lo ha trasformato, inesorabilmente, da un sito progettato per raccontare la scena del mercato in continua evoluzione dello sport in uno che, ora, lo definisce”.

Ormai i valori di Transfermarkt sono diventati di riferimento, per tutti, compresi presidenti di club e amministratori delegati, agenti e procuratori. Un’indagine del sito web olandese Follow the Money ha scoperto che diversi team in Europa li hanno utilizzati nei loro documenti finanziari ufficiali o nei prospetti inviati ai potenziali investitori. Hanno persino costituito la base per procedimenti legali.

Transfermarkt è stato creato Matthias Seidel, un dirigente pubblicitario tifosissimo del Werder Brema. Il quale trasferitosi ad Amburgo per lavoro non riusciva a trovare sufficienti notizie sulla sua squadra del cuore. Internet era ancora agli albori. E quindi ha deciso di fare da sé. Ha creato il sito, inizialmente progettato per tenere traccia dei giocatori del Werder, inserendo i nomi su un foglio di calcolo, e aggiungendo tutti i dettagli che riusciva a trovare. Il segreto è stato allargare il lavoro ad una “community” che poteva correggere i dati indipendentemente da lui, aggiornandoli.

Di espansione in espansione Transfermarkt è diventato “una pietra miliare dell’era digitale del calcio”. Più di un decennio dopo, ha siti che servono 22 paesi. Ha recentemente aperto domini in Argentina, Malesia e Messico. Uno staff di 80 persone, e un team di giornalisti. Gli “scout di dati”, i volontari che forniscono informazioni al sito, sono centinaia.

Funziona così: due volte all’anno – una prima di ciascuna finestra di trasferimento del calcio europeo, a gennaio e in piena estate – lo staff e i volontari di Transfermarkt iniziano il meticoloso processo di rivalutazione del valore di trasferimento di ciascuno degli 800.000 giocatori nel database del sito. Gli utenti discutono il valore di un giocatore, suggerendo che dovrebbe salire o scendere, in base a una varietà di fattori: una serie di buone prestazioni, un infortunio, un giocatore simile che si sta muovendo per una commissione più alta o più bassa del previsto e quindi sposta il mercato. Tutto poi viene soppesato e verificato dai vari responsabili di zona.

Il punto è che “il valore di un giocatore su Transfermarkt non è visto nello sport come una stima, ma, di fatto, come il prezzo del cartellino: il punto di partenza per le trattative, un’ancora digitale per una commissione reale”.

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