Ode a Mazzarri che ha fritto il Napoli con l’acqua

L’atto d’amore di un mazzarriano per una squadra dal gioco pragmatico e nervoso capace di andare molto al di là della propria forza. Se De Laurentiis avesse creduto in lui…

Ode a Mazzarri che ha fritto il Napoli con l’acqua

Essere mazzarriano

Faccio una dovuta premessa: ho visto con i miei occhi Maradona e il suo calcio immaginifico, le sue traiettorie come versi impossibili di un Rimabud, i suoi gol e ancor di più i suoi assist come fossero la concretizzazione del Don Chiasciotte di Orson Welles o del Viaggio di G.Mastorna di Fellini, ovvero due film mitici ma… mai realizzati, il suo essere leader amato e rispettato da compagni e avversari, perché rispettoso era lui nei confronti di tutti quelli che sudavano e lavoravano per divertire e divertirsi in campo, il suo rendere ordinario ciò che la fisica in primis ci dice essere quanto meno complicato e complesso. Ma ho visto anche tanti altri Napoli.

E tutti hanno avuto un’anima, un carattere, uno stigma che li ha identificati. Di molti fatichiamo a ricordare il volto, oltre che le (scarse) imprese, di altri ricordiamo qualche episodio, qualche particolare. Un po’ come con le persone: alcune ci colpiscono e ne ricordiamo tutto, di altre a stento ricordiamo il nome o magari un gesto.

Ecco, a parte l’iperuranica èra maradoniana, e a parte il presente (e il futuro) sarriano,  posso affermare con serenità di essere stato ed essere un mazzarriano di ferro.

Cos’è il calcio

Il calcio non è una religione, per fortuna. Anche se viene maledettamente usato come tale per motivi di opportunità commerciale, di pseudo-controllo sociale, per convogliare in un luogo con caratteristiche, come dire, extra-territoriali, lo sfogatoio di segmenti marginalizzati e per questo violenti di una società ormai troppo composita e sfrangiata.

Il calcio non è nemmeno una totale perdita di tempo, però, per fortuna. È infatti un fenomeno umano, antropologico ed universale (ovunque nel mondo, tranne forse nei territori più interni di deserti o foreste inesplorati, un campetto di calcio lo trovi sempre), cavalcato come molto altro dal semplice capitalismo consumistico prima, dal turbo-capitalismo di oggi poi (gli immani patrimoni dei potentati economici russi, arabi e cinesi degli ultimi 15 anni, da Abramovich a seguire, ne sono la piena testimonianza), usato come clava per stordire tutti quelli che, purtroppo, sono stati tenuti o si sono tenuti ai margini della conoscenza e dello studio, incapaci di comprendere le dinamiche sociologiche ed economiche nelle quali, volenti o nolenti, siamo tutti inseriti.

Ebbene, stabilito che il calcio non deve assurgere a metafora di conflitti o contrapposizioni filosofiche di varia natura, perché ne è invece, in certo qual modo, un deliberato strumento, può essere preso però ad esempio di come funzionino i ‘gruppi umani’ che, fissato un obiettivo e contando su abilità tecniche specifiche, mettono a frutto una guida, un tempo determinato e delle qualità umane, lavorative e immaginative.

Risultato superiori alle attese

Non è affatto contraddittorio essere conquistati e convinti dal gioco studiato, provato, praticato e applicato di Sarri (sembra roba facile ma, signore e signori, non lo è minimamente), e allo stesso tempo essere romanticamente, ma anche intellettualmente, o meglio antropologicamente, legati alla squadra di Mazzarri, quelle per intenderci dei vari Grava, Aronica, Pazienza, con in panchina un Dossena o uno Yebda, per non parlare di Hoffer, Dumitru e quanti altri.

Non lo è perché sono stati ottenuti risultati nettamente superiori alle proprie possibilità attraverso una costanza di applicazione e intensità che ha saputo sfruttare al massimo i propri limiti prima ancora che i propri pregi.  In quella squadra, dove già brillavano l’atipicità di Hamsik e i guizzi a ritroso di Lavezzi (se rivedete molte delle sue azioni perforanti noterete che la prima cosa che il Pocho faceva, ricevendo palla, era un primo bruciante movimento all’indietro verso la propria metà campo, per disorientare il suo marcatore, per poi, sterzando improvviso e velocissimo, tagliarlo fuori nel puntare verso la porta avversaria), Mazzarri ha reso incandescenti piedi e corsa di giocatori dai limiti evidenti a tutti.

Cavani

E poi, Cavani. Ma Cavani non era quel Cavani prima di giocare nel Napoli di Mazzarri. Esattamente come Grava, Aronica e Pazienza non erano quei Grava, Aronica e Pazienza, prima di sentirsi parte di un organismo dalle infinite risorse nervose.

Sì, perché a volte le squadre sono proprio simili alle persone. Di quanti nostri amici o conoscenti pensiamo, semplificando ma non certo sbagliando, che siano persone dolci o scombinate, oppure fredde o, appunto, nervose? Le squadre, quando condotte da allenatori con personalità, ambizione, determinazione, diventano organismi con un proprio carattere, una fisionomia che le fa riconoscere e mettere in relazione esattamente come accade con e tra le persone.

E così, se l’indolenza mi sembra il tratto distintivo della squadra di Benitez, soprattutto nel suo secondo anno (la genetica e incoscia superiorità ‘internazionale’ degli eredi del vicereame spagnolo di cui siamo pur sempre gli epigoni), la cazzimma, l’irriducibilità, lo scatto nervoso sono i tratti di quel Napoli mazzarriano lì, la squadra che più di tutte in assoluto ha segnato e ribaltato punteggi nell’ultimo fatal quarto d’ora, quello nel quale le forze ti vengono meno e ti accontenti di portare a casa il risultato senza farti troppo male.

Quel quarto d’ora finale

E invece, i mazzarriani arrivavano ai minuti finali con una carica e una riserva nervosa spaventosa, pallettoni di adrenalina sparati a mille in grado di generare visioni, minuti finali e di recupero liquidi, nei quali poteva accadere (ed è accaduto spessissimo) di tutto, minuti nei quali si intuiva, anzi no, si ‘sapeva’, che un gol, un ribaltamento, un colpo di coda, un arrembaggio piratesco era possibile, anzi palpabile. Quale altra squadra ha fatto della sua auto-narrazione, la narrazione di uno scontro ai confini del tempo di gioco, la narrazione cioè di uno scontro non umano ma ontologico?

Quale altra squadra ha generato un’attesa stabile in un qualcosa di incerto che però, spessissimo, avveniva, rendendo a quel punto stabile la sua stessa attesa?  Esiste un’altra squadra che ha instillato negli appassionati la spinta centripeta dell’essere più vigili e attenti alla fine delle partite piuttosto che all’inizio? L’incredibile gol di Cavani contro il Lecce all’ultimo respiro di una partita stregata? Il pareggio all’ultimo istante contro il Milan, con i gol di Cigarini e Denis, in casa, in seguito al quale girò voce che a Fuorigrotta fosse stata registrata una sorta di onda tellurica anomala in occasione del pareggio a tempo scaduto?

Anima

Oppure ancora, dopo più di anno di mancate vittorie in trasferta (il segno maximum dell’impotenza di una squadra di qualsivoglia sport), il gol di Maggio all’ultimo minuto sul campo dell’imbattuta e all’epoca assai forte Fiorentina di Prandelli, a sancire l’inizio di un percorso mazzarriano (appena sedutosi sulla panchina del Napoli dopo l’esonero dell’introverso Donadoni) che, in un modo o nell’altro, dura ancora oggi, che di vittorie in trasferta se ne fanno paradossalmente più che in casa?

Eccolo il segno dell’anima mazzarriana, stigma vincente di quegli anni con conseguenze sulle stagioni successive: far crescere il peso specifico del singolo (ripeto da anni agli allievi dei miei laboratori di pratica teatrale che uno più uno, a teatro, non fa mai due ma… più di due se lo spettacolo funziona, meno di due in caso contrario) per fonderlo in una squadra in cui l’assieme valeva assai più della somma della loro tecnica, storia o personalità individuali. Ecco, DeLa sapeva e capiva assai bene quanto Mazzarri stesse facendo (anche ultimamente ne ha rimarcato i suoi meriti).

Limiti che diventano qualità

Ma all’epoca ha opposto una strenua resistenza ai tentativi di Mazzarri di aumentare il tasso tecnico di una squadra letteralmente miracolosa (non mi si dica che non ha voluto Verratti; sarà anche vero ma quanti ne voleva che per cavilli o capricci non sono arrivati, a cominciare da Vidal ben prima che fosse braccato dalle più grandi?) perché non ha avuto voglia (o coraggio?) di metter mano al portafoglio, intaccando i dividendi che da imprenditore-investitore ha dato a sé e al suo cda familiare impedendo a quel miracolo di trasformarsi in una realtà da sliding door potenziale.

Il miracolo di tenere incollato fino all’ultimo secondo chi del calcio ama l’imprevedibilità poetica, senza sapere però che questa era determinata non dalle falle della sua anacronistica difesa a 3 (Conte ci ha vinto i campionati copiando la difesa a 3 mazzarriana) ma semplicemente perché quel Napoli non era in grado di chiuderle prima, le partite, in quanto onestamente e incontrovertibilmente… limitato. Solo col suo gioco pragmatico e nervoso Cavani è diventato quel Cavani (vendendo il quale DeLa ha giustamente preso poi Higuain, Reina, Albiol, Callejon, Mertens, ecc.). 

Solo col suo gioco nervoso e pragmatico il Napoli ha ripreso a vincere in trasferta. Poi ha continuato tanto con Benitez e, tantissimo, con Sarri). Solo col suo gioco pragmatico, nervoso e caparbio poteva arrivare due volte in Champions e vincere una Coppa Italia battendo una Juve imbattuta durante tutto l’anno. Solo col suo gioco caparbio, nervoso, pragmatico e tignoso poteva sfruttare tutti quei limiti e trasformarli in qualità.

Sliding Door

Grava, Aronica e Pazienza sono stati molto evocati al termine di decine di partite molli e prevedibili della squadra di Benitez. Grava, Aronica e Pazienza sono stati tasselli fondamentali di un gruppo umano che, grazie al carattere di chi li guidava, ha creato le indubbie premesse di un’onda che ancora oggi permette al Napoli di surfare molto in alto.

E senza l’abitudine a surfare in alto, non si può puntare ancora più in alto. Grava, Aronica e Pazienza sono stati dei vincenti non per quello che si è materialmente vinto (e qualcosina si è vinto) ma per il gap colmato tra dato di partenza (scarso) e risultato finale (nettamente superiore alle potenzialità). Un po’ come il ‘differenziale’ nel salto in alto, che misura la differenza in centimetri tra l’altezza dell’atleta e la quota che supera: maggiore la differenza, migliore è il risultato anche se magari quell’atleta lì non realizzerà mai il record del mondo.

Quella sliding door non la potremo mai verificare, ma mi sarebbe assai piaciuto vedere il carattere di Mazzarri alle prese con Higuain, Reina, Albiol, Callejon, Mertens, ecc. Quel quarto d’ora finale era il carattere di una squadra che non ha avuto eguali perché se non è da un calcio di rigore che si giudica un giocatore, lo si può certo giudicare dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia ma anche da come rende fatale l’ultimo quarto d’ora.

Ancora mazzarriano, dunque, signore e signori. Io e il Napoli.

Giovanni Meola è autore, drammaturgo, sceneggiatore e regista teatrale e cinematografico
www.virusproduzioni.it
Giovanni Meola ilnapolista © riproduzione riservata
TERMINI E CONDIZIONI
  • Me

    Si può essere sarrista E mazzarriano? Eccomi, amo la fluida composizione creata da Sarri, complessa e semplice allo stesso momento, dove i singoli strumenti agiscono all’unisono per creare qualcosa di più grande della loro singola somma, come amavo il rock sporco ma vibrante di Mazzarri, dove i potenti colpi di batteria in difesa si alternavano alle furiose ma precise schitarrate dei solisti offensivi, arrivando a chiusure che spesso bucavano i timpani. Invece il raffinato ma a volte un po’ troppo improvvisato jazz di Benitez mi ha sempre annoiato, per quanto ne riconoscessi le indubbie qualità e ne apprezzassi alla grande i momenti più riusciti.

    • ArMa

      Complimenti. Bellissimo parallelo.

      • Me

        Apprezzo l’apprezzamento.

    • White Shark

      Bella sintesi che forse un tantino sminuisce il Napoli di Rafa che a risultati ottenuti è avanti a tutti (personalmente stravedo per Sarri).

      • Me

        Mica l’ho sminuito, anzi ho scritto che aveva qualità e grandi momenti, ma mentirei se non dicessi che a volte mi faceva un po’ addormentare :p

        • White Shark

          In effetti, a parte le partite in Champion, ambiente congeniale a Benitez (al netto del preliminare con Bilbao, comunque non tutta colpa sua), l’unica partita di campionato veramente arrapante fu quella con la Roma al San Paolo, dominata molto al di là del risultato finale.

          • Venio Vanni

            Rivediti Napoli-Verona 6-2, Napoli Torino 2-1 e Napoli Sampdrona 5-2… Anche quelle furono “arrapanti”

      • Antonio Baiano

        per qualcuno presente nei commenti a questo articolo, quei risultati di Benitez non contano niente…

  • Luigi Ricciardi

    Buongiorno Giovanni,
    Grazie per l’articolo, ma mi permetto di dissentire, perché credo ci sia un errore di impostazione : il Napoli di Sarri non ha quasi mai proposto I quarti d’ora finali di quelli di Mazzarri perché, semplicemente, non ne ha quasi mai avuto bisogno, in quanto (e per fortuna!) si è trovato più che altro a dover affrontare il problema opposto, e cioè dover più gestire risultati positivi che acchiapparli all’ultimo momento.
    Però, è anche vero che quando è stato costretto al colpo di coda, spesso gli è riuscito, ed elenco solo quelli di quest’anno :
    Pescara, sotto di due gol al primi tempo, pareggio e rigore della vittoria negato.
    Bologna, 1 a 1, ingresso di Milik e vittoria acciuffata.
    Milan, dal 2 a 2 al 4 a 2.
    Fiorentina, pareggio all’ultimo secondo di Gabbiadini su rigore.
    Sampdoria, gol all’ultimo secondo di tonelli.
    Sassuolo al ritorno, gol all’ultimo di Milik.
    Juventus in coppa Italia, due vantaggi recuperati e partita vinta (inutilmente sotto il profilo del passaggio del turno, ma quanto utile per la convinzione della squadra).
    O la difesa strenua finale contro Roma, Milan e Inter, con vittoria di un gol.
    E anche risultati mancati per non poca sfortuna : il palo di Callejon contro il Sassuolo all’andata, quello di Mertens contro la Juve, l’incredibile errore di Insigne contro il Palermo.
    Ovviamente, si parla di cazzimma diversa, di un modo alternativo di doversene servire per raggiungere il risultato. Ma c’è, ed è un altro tassello di crescita di questa squadra.

    • Me

      Se posso permettermi di interpretare l’articolo, ottimo, di Giovanni, devo dargli ragione: la differenza tra i due Napoli è che questo mostra una tale padronanza dei propri mezzi che le vittorie sembrano quasi facili e le sconfitte lasciano in bocca l’amaro dell’ingiustizia, l’altro era pura coscienza dei propri limiti superati solo grazie alla forza della disperazione, che trascinava tutti verso un finale che era sembrato impossibile per gli 89 minuti precedenti.

      • Luigi Ricciardi

        Si, su questo concordo.
        Anzi, aggiungerei : è la sensazione di essere in credito con la sorte che ci fa sperare in qualcosa di diverso per i prossimi anni… Vedremo.

  • FiMarciano

    Mazzarri con quel Napoli a prescindere dal gioco è stato l’unico che ha fatto il vero MIRACOLO, portando una squadra appena arrivata in serie A in C.L.
    Ovviamente tutto ciò con una squadra di giovani promesse, di purpi e mezzi purpi.
    Diciamo che in quel periodo con quel Napoli che fatturava e spendeva ancora meno di oggi, ci ha calzato a pennello.
    Avremmo potuto vincere pure con lui se gli avessero dato una squadra.

    • giancarlo percuoco

      Avremmo potuto vincere perché gli avversari erano più deboli di quelli attuali.

  • FiMarciano

    Detto ciò però differenza tra il Napoli di Mazzarri e quello di Sarri è abbissale, soprattutto nel gioco.
    Con Mazzarri ogni vittoria sembrava un impresa.
    Invece con Sarri spesso te ne stai seduto comodamente nel tuo divano mentre la tua squadra detta legge per 90 min. STRAVINCENDO

    • Antonio Baiano

      Concordo anche se c’è da dire che la qualità dei giocatori è nettamente diversa. Sarebbe interessante confrontare i successi a ruoli invertiti, anche se a mio avviso Sarri è molto più bravo nello sfruttare, col suo gioco, le qualità tecniche e tattiche dei gioccatori.

      • FiMarciano

        Sarri con quel Napoli avrebbe fallito semplicemente perché era un squadra costruita per il gioco non gioco di Mazzarri.
        Stessa cosa Mazzarri oggi in questo Napoli non avrebbe fatto meglio di Sarri perche’ abbiamo troppi giocatori tecnici non adatti al suo NON GIOCO

  • Ciro Vallone

    Premesso che non sono mai stato Mazzarriano( chi mi conosce lo sa); però devo ammettere che dal punto di vista strategico – nel saper giocare ANCHE su gli avversari , è superiore sia a Benitez che a Sarri . Come è stato detto , la sua squadra balbettava spesso in casa contro le piccole ( la qualità di gioco era quella che era), e i finali portati a casa erano frutto solo della straordinaria forza mentale che inculcava ai suoi calciatori( prerogativa principale della scuola “Italianista” dei vari Conte, Allegri e dello stesso Mazzarri); cosa che non si verificava spesso con Benitez e lo stesso Sarri perchè rare volte avevamo la necessità di recuperare. Semmai il discorso vero è un altro: IN Italia si può vincere con un allenatore Che non ha le caratteristiche dei succitati , ma lo si può fare anche coi vari Benitez o Sarri? La storia del nostro calcio ci condanna , ma la vera sfida , bellissima, a mio modo di vedere , è quella di sfatarla e di riscriverla con le tinte azzurre .

  • Antonio Baiano

    Bell’articolo di cui condivido quasi tutto; lasciamo però da parte la solita uscita papponista. Per il resto io penso che comunque Mazzarri sia un ottimo allenatore delle squadre di mezza classifica, ma ha secondo me dei limiti mentali che si evidenziano nelle sue uscite piagnonistiche con le quali è capace di tirare in ballo le scuse più assurde. In ogni caso (almeno col Napoli) è stato capace di tirare fuori il 101% dai suoi calciatori. Perlomeno con quelli del Napoli.

  • Ciccio Bomba

    Potrà sembrare banale ma i nostri ultimi tre cicli sono legatissimi l’uno all’altro: il Napoli di Sarri non sarebbe nato senza Benitez e quello di Benitez non sarebbe sorto senza Walterone, al quale non potremo che voler bene sempre perchè è stato il primo a farci sentire la musichetta, il primo a farci vincere un trofeo dopo anni, battendo poi la Juve in finale (e ne avremmo vinto un altro se Mazzoleni & C. non avessero fatto scempio del gioco del calcio)

    • FiMarciano

      Dissento su Benitez.
      Con lui oltre a rischiare di bruciare Hamsik abbiamo fatto pena.
      Non a caso con lui la champion’s l’abbiamo vista dal cannocchiale. Eppure aveva la stessa squadra titolare di oggi con un Higuian in più.

      • Antonio Baiano

        Con Benitez abbiamo molto ben figurato in Champions (pur uscendo) vinto una coppa Italia ed una Super coppa. Il secondo campionato con lui è andato male per vari motivi, il principale è che ormai c’era già un divorzio in atto. Poi Benitez ha fatto diversi errori di gestione della rosa, ma negare o minimizzare certe cose significa ribaltare la realtà.

        • FiMarciano

          Allora, in champion’s con Benitez ci sei andato perchè ti ha portato Mazzarri è sei uscito.
          La coppa Italia non porta né gloria e ne soldi. E’ un trofeo che vincemmo pure in serie B. Giusto per farti capire quanto vale.
          Idem la super coppa sempre Italica.
          Insisto con Benitez non mi sono divertito.Anzi.
          Infine ripeto: HA PURE RISCHIATO DI BRUCIARE IN NOSTRO CAPITANO mettendolo per 2 anni fuori ruolo.

          • giancarlo percuoco

            Sei uscito dalla champions, ma non con lo stile Roma. Dai, un po di obiettività.

          • FiMarciano

            Con Benitez non ci siamo neppure arrivati in champion’s rischiando di bruciare pure mezza squadra

          • Antonio Baiano

            Questa è la classica risposta di chi manca di obiettività ed in più di chi ama criticare ad oltranza:
            1) sei uscito dalla Champions: eh certo omettendo di dire che siamo usciti con 12 punti alla pari con Borussia e Liverpool, a causa di un gol nella differenza reti, prima e unica volta nella storia della Champions;
            2) la coppa Italia è una coppetta: quando la vinciamo noi, in particolare se c’é Benitez. Se però ci sbattono fuori allora è una tragedia;
            3) anche la supercoppa non vale niente, ma guarda, se però la perdiamo allora son tragedie ed ancora adesso ci si ricorda di Tagliavento.
            Per chiudere, ti ho detto anche io che ha sbagliato nella gestione della rosa, e per me è stato un bene che sia andato via. Ma sminuire il valore di certi risultati è intellettualmente disonesto.

          • FiMarciano

            Con con Benitez oltre a rischiare di bruciare Hamsik Higuain Jorghino e Koulibaly NON siamo arrivati neppure una volta in champion’s è un dato di fatto.

          • Quimby

            Non concordo. La bacheca va riempita di tutto quello che c’è a disposizione. Non si snobbano i titoli. Nessuno. Alla fine è il palmares che conta.

          • FiMarciano

            Se la coppa Italia vale un fico secco è un dato di fatto.

      • Ciccio Bomba

        ma senza di lui non sarebeb arrivata l’ossatura della squadra che ora tanto amiamo.

        • FiMarciano

          Questo un po’ è vero ma come allenatore non mi è mai piaciuto.

          • Antonio Baiano

            Il fatto che come allenatore non ti sia piaciuto non significa negare altri aspetti, andando perfino a dire che la coppa Italia non vale un fico secco. Sei semplicemente disonesto intellettualmente. Basta dire che non ti è mai piaciuto ed è perfettamente comprensibile. Allora io ti rispondo che se Higuain non si fosse divorato l’ennesimo rigore contro la Lazio saremmo andati perlomeno ai preliminari di Champions. A Benitez va ascritta la crescita tecnico tattica di Insigne che ha imparato la doppia fase, l’uscita dalla mentalità provinciale e l’arrivo di diversi giocatori che ancora adesso formano l’ossatura portante della squadra. E con Benitez Gabbiadini ha segnato molto, mentre si potrebbe dire che Sarri lo stava distruggendo.
            Ogni allenatore ha i suoi lati negativi e positivi: di Mazzarri possiamo dire che tirava fuori il 101% da quei giocatori che stimava, ma altri li ha distrutti: ha fatto esordire Vargas dopo tre giorni dal suo arrivo quando era chiaro che non era ancora pronto, e dopo lo ha sempre mal utilizzato (vedasi le terrificanti partite di EL) non dandogli mai fiducia. Per colpa di Mazzarri non è arrivato un talento come Verratti. Anche Sarri ha i suoi pregi e difetti e per il momento non ha vinto un benamato tubo…l’anno scorso si è fatto sbattere fuori dall’EU al primo scontro diretto, mentre Benitez con un organico nettamente inferiore a centrocampo è arrivato alle semifinali, venendo eliminato per un gol in netto fuorigioco e per l’ennesimo flop di Higuain nelle partite che contano.
            In ogni caso è veramente deprimente veder sminuire determinati risultati conseguiti semplicemente per antipatia.

          • FiMarciano

            Se consideri che con Benitez oltre a rischiare di bruciare mezza squadra NON SIAMO ANDATI NEPPURE UNA VOLTA IN CHAMPION’S è cioè il primo e unico obbiettivo della società, ha fallito.
            Punto.

          • Ciccio Bomba

            che non ti piaccia è un’opinione, che si può condividere come no. che abbia costituito l’ossatura della squadra attuale però è un fatto.

  • Moska

    Un allenatore di calciò (Sarri) e un motivatore (Mazzarri).

  • TaRo

    Reja, Mazzarri, Benitez, Sarri, per me tutti gli allenatori dal ritorno in A sono stati importanti in un modo o nell’altro nel percorso di crescita. Mi sono dimenticato di qualcuno? No, l’ho proprio volutamente omesso 😉

    • Venio Vanni

      vabbuò ma quello è stato una meteora…

      • TaRo

        Per noi rischiava di essere un meteorite….

      • Quimby

        Quello è un raccomandato

  • Venio Vanni

    Il Napoli di Benitez ha segnato lo spartiacque tra un napoli, che nella mentalità era un napolicchio, ed un Napoli maggiormente autorevole ed internazionale. Anche se l’ambiente era un’armata brancaleone a Manchester con il city cosi come lo è stato a Madrid (società compresa). Benitez ha permesso, e permette ancora, al Napoli di avere giocatori con un certo pedigree che stanno rendendo, anche grazie a Sarri, molto bene. Gli imbecilli che disprezzano la coppa Italia e la supercoppa, che trascurano il raggiungimento della terza semifinale europea in 91 anni
    di storia, ignorano volutamente una pagina biennale di storia del Napoli nella quale ci sono stati due trofei in due anni e che forse sono stati i piu faticosi da vivere, proprio perchè era l’inizio di un nuovo percorso e quindi sempre più complicato e difficile da battezzare, anche se per due volte si è VINTO.

    • Guglielmo Occam

      C’è gente che cerca di ridimensionare i trofei vinti da Benitez perchè poi verrebbe naturale fare paragoni…….

  • Raffaele Sannino

    De Santis,Maggio,Aronica,Cannavaro,Campagnaro,Zuniga,Inler,Dzemaili,Hamsik,Cavani ,Lavezzi.In termini assoluti,non è assolutamente una squadra scarsa.Quindi,Walter non ha fritto con l’acqua.Ha saputo trarre il massimo dai suoi uomini.Calciatori di gamba,alcuni esplosivi (Lavezzi),altri super-atleti(Cavani).Sicuramente non adatti a fare possesso,ma difesa compatta negli ultimi 30 metri e ripartenze fulminee.Non a caso otteneva buoni risultati contro avversari propositivi e andava in difficoltà contro formazioni che non volevano saperne di scoprirsi.Mazzarri non ha fatto danni, questo è comunque un merito per un tecnico.

    • giancarlo percuoco

      Paradossalmente l’anno dove ha raggiunto il miglior piazzamento, il 2o posto, quel Napoli è stato il suo più brutto. Non mi ricordo una partita ben giocata. Pure col Pescara abbiamo avuto problemi.

      • Marazola

        3 goal alla lazio, 4 a genova, 5 a 1 al pescara (che fatica vero?) all andata 3 a 0 al ritorno 4 a 1 alla roma 5 goal fuori casa al torino

      • Marazola

        In campionato il Napoli si classifica secondo, a −9 dalla Juventus: con 78 punti, il club stabilisce il suo primato per la massima serie. Edinson Cavani è capocannoniere con 29 reti: in precedenza, l’unico giocatore del Napoli ad aver vinto la classifica marcatori era stato Diego Armando Maradona nel 1987-88. Durante la stagione, l’attaccante uruguaiano taglia i traguardi del centesimo gol in Serie A[10] e con la squadra.[11]

  • Quimby

    Secondo me il successo di alcuni allenatori va visto anche in ottica del periodo storico calcistico in cui hanno lavorato. Il livello della serie A per quanto si voglia dire era molto piu basso di quello attuale. Se squadre come Samp udinese ecc andavano ai preliminari champions qualcosa doveva pur significare. Il napoli era una squadra che dava l’anima (prerogativa di allenatori meno “maestri di calcio” e talvolta piu pratici) detto ció nel calcio conta vincere e con Sarri ahimè ancora non abbiamo vinto nulla rispetto a mazzarri e benitez. Peró il bel gioco non ha prezzo basta non dimenticarsene un giorno.

    • giancarlo percuoco

      Sono in parte d’accordo.

  • marcello

    Mazzarri ha fatto un Miracolo cavando il sangue dalle rape.
    Mazzarri ha dato al Napoli un’identità in Italia e in Europa.
    Anche io sono e resto Mazzarriano, e sono convinto che con lui avremmo potuto vincere lo scudetto

  • Eduardo

    Be che dire per me la difesa a tre e l anticalcio.
    Anche se devo ammettere che alcune partite di quel Napoli sono memorabili; soprattutto quelle in champions

  • Valerio Russo

    Giustissimo. E non dimentichiamolo mai. Per arrivare alla competitività attuale del Napoli, c’è stato il lavoro duro ed instancabile di un grande allenatore e di uno staff competente e appassionato.

    Quattro qualificazioni europee consecutive, due dirette alla Champions (non ripetute nel successivo quadriennio), una Coppa Italia dopo quasi 30 anni e una ritrovata forza e credibilità in campo mondiale dopo l’epoca Maradona…
    Grazie, grazie e ancora grazie…

  • Il Boemo

    Verratti non lo ha voluti Mazzarri inutile appellarsi al papponismo per dire il contrario. Mazzarri ha fatto bene a Napoli ma alla fine nessuno lo ha cacciato. La squadra poi era più che buona malgrado gli aronica. Avevamo de sanctis cannavaro campagnaro dzemaili il miglior maggio Zuniga a sx, Hamsik Cavani e il miglior Lavezzi. Per non parlare di Insigne, Pandev.

  • Marazola

    io faccio un nome : Hugo Campagnaro .. un giocatore che non mollava mai un difensore assurdo, incarnava l immagine di mazzarri, un napoli spettacolare (che non giocava in contropiede per nulla) capace di fare record di goal della storia (poi battuti) capace per la prima volta di regalare partite con 5-6 goal fatti

    • Raffaele Sannino

      Bisogna intendersi su cosa si definisce contropiede.Sicuramente,quello di Mazzarri non era un Napoli che faceva possesso .Si trovava a suo agio quando il pallone lo avevano gli avversari,cercavano di recuperarlo e sfruttavano gli strappi di Lavezzi per ribaltare rapidamente il gioco,possibilmente con superiorità numerica.In questo aiutavano molto i giocatori di gamba (Maggio,Dzemaili…).Il gioco era studiato,calibrato sulle qualità del materiale a disposizione.

  • Ernani Leo

    Alcuni meriti vanno indubbiamente riconosciuti a Mazzarri: trovò una squadra depressa nelle mani del deprimente Donadoni e seppe darle una scossa rianimandola in breve tempo. Il suo percorso a Napoli è stato positivo e secondo me si è fermato nel momento giusto: il salto di qualità non era alla sua portata. Come la carriera successiva ha dimostrato rimane un allenatore provinciale nel gioco e nella cultura personale (vedi le ragioni dell’esonero in Inghilterra). Quindi grazie a Mazzarri, ma grazie anche di essere andato altrove liberando la strada a Napoli per esperienze di livello superiore che con lui sarebbero state impossibili

    • Venio Vanni

      P E R F E T T O!!!

      • Ernani Leo

        grazie, troppo buono 🙂

        • Venio Vanni

          L’affondo sulla pochezza culturale di Mazzarri una stilettata ai Mazzarriani nostralgici

  • Trofin Mariana

    Certo Mazzarri ha fatto bene a Napoli. Quando fu ingaggiato disse che la squadra aveva bisogno di un’anima, che con il suo “Verbo” e il carattere di alcuni calciatori riusci’ a trasmettere. Detto questo pero’, il limite di questo allenatore e’ stata la sua “Fuga” da Napoli dopo l’insperato secondo posto e il non sapersi ripetere, da allora, in nessuna altra realta’ calcistica. Pertanto il mio modesto giudizio resta sospeso e ritengo che non si possa, in un contesto piu’ ampio tessere sperticate lodi per questo allenatore. Purtroppo una rondine non fa primavera.

  • Moska

    Mi fermo al sottotitolo in grassetto: “Se de laurentiis avesse creduto in lui…” e lo completo così: “staremmo ancora a lottare per la salvezza e poi tutto quello che arriva in più va bene”

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