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De Laurentiis, il tuo Napoli è una favola ma tu non sai raccontarla

Il Napoli è un miracolo sportivo eppure non sa raccontarsi, né agli altri né – cosa più grave – ai propri tifosi. Manca lo storytelling.

De Laurentiis, il tuo Napoli è una favola ma tu non sai raccontarla
Napoli

Lo sport, più di ogni altro fatto della vita, si presta ad essere raccontato. La letteratura sportiva è sterminata, ma anche senza aver letto i racconti di Galeano, basta aver guardato una puntata di “Sfide” o aver ascoltato un monologo di Federico Buffa per capire che la differenza tra un gesto tecnico ed uno epico, tra una vittoria ed un’impresa, sta nel modo in cui la si racconta.

Qualcuno ha questa dote innata, un gol irregolare e antisportivo come quello di Maradona nel quarto di finale di Messico ’86 è passato alla storia come la “mano di D10s”. Sotto l’aspetto comunicativo un capolavoro.
Qualcun altro questa dote non ce l’ha. Come il Napoli. I fatti li conosciamo tutti, da Sora e Lanciano alle Coppe Italia e alla Champions, da Varricchio e Toledo a Cavani e Higuain, dalle stalle alle stelle. Eppure il Napoli non è percepito così. Massimiliano Gallo ha descritto una squadra percepita sempre sull’orlo del precipizio e invece sempre protagonista negli ultimi anni.
In serie A, tanto per fare un paragone, c’è una squadra che è descritta come una “favola” da 10 anni (sto parlando dell’Udinese), mentre si tratta di una cinica impresa alla caccia continua di profitti frutto di speculazioni su giovani calciatori. Un’impresa che è al limite dell’antisportività, visto che il “cartello” costruito da Pozzo con squadre in Italia, Spagna e Inghilterra, la proprietà di centinaia di giovani e giovanissimi calciatori non è orientata al risultato ma alla plusvalenza. Eppure viene raccontata costantemente (e in maniera stucchevole) come la Cenerentola della serie A.
Si può cambiare questa percezione? Può il Napoli parare al cuore dei propri tifosi e degli sportivi italiani?
Secondo me sì. Anche se l’ambiente, come sul Napolista è stato notato a più riprese, non è il più accomodante che si possa immaginare. Anche se i media locali (per non parlare di quelli nazionali) mostrano spesso un pregiudizio nei confronti di De Laurentiis e del Napoli. Anche se il pubblico si deprime facilmente.
Il nodo è quello della comunicazione, con i propri tifosi innanzitutto.
Il Napoli ha preso Milik, uno dei talenti europei di cui si è parlato tanto negli ultimi mesi. Uno che la Gazzetta incensava quando ci pensava la Juve. E invece è passato sotto silenzio, come un rimpiazzo di Lapadula. Il Napoli non può condizionare l’atteggiamento della Gazzetta (un giornale che titola con la rete di Higuain nella partita tra Juve A e Juve B invece che con il preliminare di Champions della Roma, per dire), ma può fornire la propria versione, può raccontarla a suo modo, lasciando ai tifosi la scelta sulla voce da ascoltare.
In generale, il Napoli può e dovrebbe raccontarsi. È l’unica squadra del Sud a gravitare stabilmente nella parte alta della classifica, l’unica che è riuscita a strappare trofei alla Juventus negli ultimi 5 anni, l’unica che riesce ad ottenere risultati senza indebitarsi. Con tutte le carenze che conosciamo, il Napoli è un piccolo miracolo per la serie A.
Non è giusto lo scetticismo che accompagna la squadra. Non è giusto il numero esiguo di abbonamenti venduti.
Non sono tra quelli che, però, dà la colpa “all’ambiente”. La piazza è questa, si sa. Grandi passioni e grandi depressioni. Al San Paolo si è inneggiato a Lavezzi come se fosse Maradona e si è fischiato Ruud Krol come se fosse l’ultima delle scartine. C’erano 50.000 spettatori in serie C e 15.000 ai quarti di finale di Europa League. Questo lo sappiamo tutti e deve saperlo in primo luogo De Laurentiis. Un San Paolo frigido e semivuoto fa gola soprattutto alle nostre avversarie e svilisce innanzitutto il grande lavoro fatto dal Presidente in questi anni.
Dunque, De Laurentiis superi il proprio orgoglio, smetta di contrapporsi alla piazza, sia più intelligente ed impari a raccontare il suo Napoli come merita. Si faccia aiutare, magari. L’appoggio degli ultras non lo avrà mai e nemmeno dovrebbe cercarlo, ma il tifo a Napoli non sono gli ultras. C’è una città intera che muore dalla voglia di entusiasmarsi. Tanti presidenti, nel passato, sono ricorsi all’acquisto sensazionale, spesso e volentieri una stella in declino, per riempire gli spalti. Sono felice che De Laurentiis abbia abbandonato quella strategia, ma ne deve elaborare una nuova. Spetta a lui.
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