La doppia faccia dell’Italia del pallone: conti in rosso, ma le big vogliono i nostri campioni

La doppia faccia dell’Italia del pallone: conti in rosso, ma le big vogliono i nostri campioni

Il calcio italiano vive un periodo estremamente negativo: lo hanno detto le coppe, che dopo sedici stagioni vedono zero squadre del Belpaese ai quarti di finale delle due competizioni continentali. Ma lo dicono pure i bilanci delle nostre squadre, soprattutto se rapportate a quelli delle squadre estere. Già lo scorso 4 marzo, la Gazzetta dello Sport pubblicò il resoconto sullo stato economico della nostra serie A: 365 milioni di deficit nell’ultima stagione, debiti in aumento fino a 1,7 miliardi, fatturato stabile a 1,84 miliardi e costi in salita a 2,4. Più 12 club in rosso e il Parma fallito.

Oggi, il giornale rosa, grazie al lavoro di Marco Iaria, confronta questi dati con quelli delle dieci squadre più rappresentatitve degli altri grandi campionato europei. E il raffronto è impietoso: basti pensare al caso del Leicester, che l’anno scorso ha fatturati 137 milioni di euro. Con il quattordicesimo posto in Premier, il club del presidente thailandese Srivaddhanaprabha avrebbe potuto contare sul quinto fatturato del nostro campionato. Questo, grazie ai soldi dei diritti televisivi (97 milioni), ma anche grazie a un sistema strutturato, preciso, puntuale, che permette guadagnare 26 milioni di euro dal commerciale. Due milioni in meno di un Napoli impegnato in semifinale di Europa League, 4 volte più di Genoa e Sassuolo. Non solo diritti televisivi: l’Arsenal, ad esempio, incassa 132 milioni dall’Emirates e 136 milioni dalle attività commerciali. Se ci aggiungi i 164 dei diritti televisivi, ecco spiegato il gap tra il nostro campionato e le top leghe europee.

La Germania, ad esempio: meno ricavi televisivi (1,2 miliardi per l’Italia, 800 milioni per la Bundes), ma pure il Bayern che estingue nel 2014, con 16 anni di anticipo, il mutuo per l’Allianz Arena. Uno stadio che vale 128 milioni di ricavi annui, più di due volte e mezza l’incasso della Juventus leader in Italia per introiti da botteghino (51 milioni). Ultimo parametro da analizzare è quello dell’indebitamento. La società bavarese, in Europa, vanta il più basso rapporto tra fatturato e indebitamento netto, 0,09 (risultato della divisione tra fatturato, 474 milioni, e debiti netti, 42). Barcellona e Real Madrid, squadre molto criticate per il loro indebitamento crescente, vivono una situazione solo un attimo diversa: 0,53 il rapporto delle Merengues, 0,51 quello dei blaugrana. Bene da questo punto di vista il Napoli, con un rapporto dello 0,29 (131 su 38). La miglior squadra in Serie A, secondo questi calcoli, è il Torino: 61 milioni di ricavi e appena 10 milioni di debiti.

Ecco che allora spunta l’altra faccia della medaglia: il mercato. Che ci vede in sofferenza e in disarmo, ma che comunque porta sempre qui i randi club. Nel pezzo in seconda pagina di Carlo Laudisa, si legge di come tutte le big del nostro campionato potrebbero in qualche modo trasformarsi al mercato, partendo dalle cessioni dei calciatori più appetiti all’estero: Pogba, Higuain, Koulibaly, Pjanic, Manolas, Bernardeschi, Icardi, Handanovic, Luiz Adriano. Ovviamente, i riflettori sono puntati sui primi due, veri e propri colpi gobbi di Juventus e Napoli. Il francesino, arrivato a parametro zero nel 2012, vale almeno 100 milioni; quasi la stessa cifra del Pipita, che aspetta fine campionato per decidere del suo futuro. Secondo Laudisa, il Napoli potrebbe sacrificare anche Koulibaly (ha estimatori in Premier), per poi reinvestire i 120 milioni totali in 3 calciatori: Kalinic, Klaassen e André Gomes, ripetendo un po’ quanto fatto negli ultimi anni dai grandi club italiani. Acquistare giovani da rivnedere all’estero a peso d’oro. Cavani, Vidal e Lamela gli esempi più calzanti. Come dire: saremo e siamo anche meno ricchi, ma tutti quanti, più o meno e alla fine, passano qui da noi per diventare campioni veri.

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