Il Napoli nell’inferno di Marsiglia. Sperando nel risveglio di Hamsik

Allons enfants de la patrie azzurra. Si va a Marsiglia per la svolta in Champions. Terzo turno, dopo la vittoria sul Borussia e la sconfitta sul campo dell’Arsenal. I soliti calcoli per il passaggio del girone impongono di fare almeno nove punti. Bisogna farne molti contro i marsigliesi a zero nel girone, battuti in Germania dal Borussia (0-3) e in casa dall’Arsenal (1-2). La squadra francese non ne azzecca una da tre partite. Dopo la sconfitta in Champions con i tedeschi, due botte in campionato col Psg in casa (1-2) e sabato scorso a Nizza (0-1). Ma il Velodrome è una enorme tana per sessantamila bocche urlanti e il Napoli ne saggerà la temperatura incandescente.
Quinto nella Ligue, sette punti sotto il Psg capolista, l’Olympique Marsiglia è formazione ambiziosa, nove volte campione di Francia, l’ultima nel 2010. Gioca col 4-4-2 e ha fior di giocatori tra i quali il difensore camerunese Nicolas N’Koulou, 23 anni, 1,81, corteggiato proprio dal Napoli; l’altro centrale di difesa Diawara, stagionato ed esperto senegalese (35 anni, 1,87); il centravanti André-Pierre Gignac (1,86) e la sua “spalla” Mathieu Valbuena, tecnica e fantasia, origini spagnole; i figli di Abedì Pelè: André Ayew, ala scattante, e Jordan Ayew, attaccante possente; il neo-acquisto Florian Thauvin, ventenne centrocampista. Insomma, una “rosa” molto bene assortita e combattiva.
La classifica della Champions è disastrosa, difficile che il Marsiglia possa recuperare per agguantare i primi due posti, ma giocherà per orgoglio e col suo inestinguibile temperamento animoso (attenti a reagire). Anche al Velodrome sentiremo “noi non siamo napoletani”, magari meno crudele urlato in francese, e la parola di Cambronne è già stata associata al Napoli. Facciamogliela rimangiare. Tutto il mondo è paese di cretini. Il calcio a Marsiglia è “religione” non meno che a Napoli, ma evidentemente hanno “preti” blasfemi e chierici imbecilli. La trasferta ci ricorda Gennarino Rambone che Tapie chiamò a Marsiglia per preparare atleticamente la squadra, caro e indimenticabile Gennaro.
Il match è nella testa e nei piedi del Napoli, superiore sulla carta. Non nascondiamoci: la qualificazione agli ottavi di finale passa su un doppio successo contro i marsigliesi che verranno al San Paolo quindici giorni dopo, il 6 novembre.
Come sta il Napoli? Battuto, ma non domato a Roma, orgogliosamente in piedi dieci contro undici per tutto il secondo tempo, pagando i due errori in attacco (Pandev e Insigne) e i due in difesa (Cannavaro). Episodi. La Roma non ha fatto la maramalda e, perdendo Totti dopo mezz’ora, è stata piuttosto attenta a chiudere tutti i varchi agli azzurri. Ecco il punto: i varchi, benché chiusi, non si sfondano se non c’è chi tira in porta. E qui il discorso cade sulle condizioni di Higuain, indispensabile a dare profondità e al tiro, e sul momento “luci e ombre” di Hamsik. Se i due non funzioneranno al Velodrome, molte speranze di successo finiscono in soffitta.
Non ci sarà Zuniga (problemi al ginocchio destro, operazione indispensabile), ma sugli esterni il Napoli può giostrare con Callejon, Insigne, Mertens, Armero. Ci sarà da verificare la tenuta difensiva. Assente Britos, Fernandez farà coppia con Albiol. La grinta di Behrami a centrocampo con Inler che deve essere più rapido nelle giocate. Il giro-palla veloce sarà arma essenziale. Il Napoli non è finito a Roma, come non era finito a Londra.
La differenza nel match di Marsiglia può farla la tranquillità dei francesi che non hanno nulla da perdere contro la tensione degli azzurri che devono fare risultato, per giunta risultato pieno se vorranno inserirsi tra Arsenal e Borussia per la qualificazione.
Si notano le prime disaffezioni per Benitez. Sciocchezze. Nessuno è in discussione. Roma non ha bocciato il Napoli. Staremmo più tranquilli però se ci fosse una alternativa “vera” ad Higuain. E non c’è (viva Zapata?). Pur facendo la sua parte, Pandev non è un attaccante.
MIMMO CARRATELLI

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