La giungla dei Distinti, dove vige la legge del più forte

Incipit. Si dovrebbe partire dalla civiltà dei napoletani. I napoletani sono il popolo più civile al mondo. Quando si ricordano di esserlo. Quando vengono messi nelle condizioni di poterlo essere.
Dove voglio andare a parare? Molto semplice. E’ cosi difficile per i napoletani rispettare il posto assegnato allo stadio? Allo stadio San Paolo (ometto di entrare nel merito della querelle stadio e di quanto sia fatiscente ecc ecc..) sembrerebbe di no. Almeno in due settori: Tribuna Posillipo e Nisida.
Ti fai l’abbonamento o ti compri un bel biglietto e se arrivi due ore o due minuti prima del fischio d’inizio, con un po’ di fatica riesci sempre a ottenere il posto che hai pagato. Pertanto, i napoletani di tribuna sono “gente civile”. Si comportano all’europea anche se hanno uno stadio non europeo.
Che cosa succede invece negli altri settori? Lì sembra regnare il caos più assoluto. Le due curve rispettano una tradizione popolare del tifo, laddove anche in altri stadi europei (Dortmund o Liverpool) in questi settori i posti sono liberi da vincoli. Pertanto, le due curve sono espressione di civiltà.
Il settore in cui, invece, tutti gli “incivili” tifosi partenopei sembrano concentrarsi è quello dei DISTINTI. Non si capisce perché e per quale ragione in questo settore avere un biglietto per Fila D posto 45 non serva a nulla. Che sia biglietto o abbonamento poco importa. Di chi sono le colpe? Di noi tifosi? Alcune sì. Altre, però, sembrano ricadere sulla società. Mi spiego meglio.
1) La numerazione dei sediolini è quasi totalmente scomparsa.
2) Sulla carta sarà anche impegnato un numero adeguato di steward, eppure se ne vedono davvero pochi. Sia per far rispettare il posto assegnato sia per riuscire a lasciare libero lo spazio delle scale (vedi alla voce vie di fuga).
3) Da entrambe le curve si scavalca una bellezza; chi scavalca non è certamente un cavaliere errante o un poeta, è uno che pretende di vedere la partita al posto tuo e basta!
4) Dai distinti inferiori salgono tutti o quasi; ed anche questi pretendono di guardare la partita al posto tuo.
Ora è chiaro che i tifosi abbiano una bella fetta di responsabilità, ma la società – che vende ad un prezzo importante biglietti ed abbonamenti – cosa fa per tutelare i suoi “clienti”? E’ possibile che si debba andare allo stadio con quattro ore di anticipo per cercare di accaparrarsi il posto migliore? E’ possibile che per far rispettare un tuo diritto si debba arrivare alle mani? E’ possibile tollerare ancora questi buchi nella sicurezza dello stadio? Prima di parlare di cose che forse a Napoli non vedremo mai (uno stadio nuovo o veramente ristrutturato) è possibile agire per garantire il minimo a un tifoso? Ovvero: il proprio posto pagato!
A queste domande mi piacerebbe che la SSC NAPOLI rispondesse. La rivoluzione nasce dalle piccole cose. Se già riuscissimo a sederci ognuno al posto assegnatoci, davvero potremo dirci una società europea. Non solo perché adesso abbiamo Benitez come allenatore.
Armando De Francesco

ilnapolista © riproduzione riservata