La maglia mimetica trasmette un messaggio sbagliato anche se vende tanto

La maglia mimetica sarà (è già) un successo commerciale. Quindi dov’è il problema? Il Napoli fa soldi, ragazzini e non hanno un nuovo gadget di cui vantarsi e da esibire, tutti contenti. O no?
È da considerare che il successo delle merci non coincide necessariamente con il bene sociale né con il bene di chi le vende.
Faccio degli esempi alla rinfusa.
Alcune imprese di detersivi per anni hanno venduto detergenti con una forte componente di ammoniaca nociva, prima che poi fossero vietati per legge, che avevano successo tra le massaie perché davano l’idea di maggiore igiene.
Negli Usa sono molto vendute armi da fuoco per bambini.
Molti fanno largo uso di cibi fast food anche se una simile dieta provoca scompensi fisici.

La maglia mimetica non ustiona la pelle, non spara, non provoca disturbi al metabolismo, però…
La maglia della squadra ha un valore iconico/simbolico formidabile. L’azzurro è il colore del Napoli forever e mi risparmio di ricordare tutte le associazioni positive di questo colore nell’immaginario collettivo, proprio perché portato dalla squadra del Napoli, anche lontano da Napoli.
Qual è il valore iconico della mimetica e quali i suoi probabili effetti? Per rispondere mi spoglio dei panni di “Napolista” e indosso quelli miei abituali di consulente di marketing che studia l’impatto dei brand e dei loro simboli nell’immaginario collettivo.
Alla mimetica si associano guerra, aggressione, caccia, violenza, ruvidezza.
L’immagine della squadra che la indossa non può non esserne condizionata. La rende meno simpatica non solo agli avversari ma anche ai neutrali (“presuntuosa”, “prepotente”).
Tra i supporter può provocare un surlpus adrenalinico (“siamo guerrieri, siamo forti, siamo da temere…”) con potenziali (potenziali) effetti collaterali facili da immaginare.
È come se il Napoli volesse lanciare un messaggio, ai fan e non: “siamo antipatici, temibili, aggressivi”.
Come tutti i messaggi aggressivi, overclaim, rafforza il senso identitario tra una parte dei fan e allontana altre parti del pubblico. Polarizza, come ad esempio vediamo accadere nella politica italiana urlata.
In prospettiva non è una buona mossa per il Napoli anche e soprattutto nella sua dimensione di squadra di livello internazionale. Le squadre di maggiore seguito e prestigio stanno lavorando su progetti e immagini iconiche diametralmente opposti, alla ricerca di “allargamento” dell’area di consenso e non (come nel nostro caso) di nicchia, di chiusura e maggior radicamento tra una parte dei propri aficionados (operazione inutile, tanto lo sono già…) oltre che di fanatici di questo tipo di simbologie (che sarebbe meglio lasciar perdere).
Bruno Patierno

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