Pecci ricorda quando Maradona gli fece da elettricista

È uscito oggi “Il Toro non può perdere”, il racconto dell’ultimo scudetto granata (1975/76) scritto da Eraldo Pecci. Ma in una delle pagine Pecci trova il modo di ricordare la sua breve esperienza napoletana, un anno accanto a Maradona (’85/86). Fu Pecci a toccargli la palla nella famosa punizione a due in area contro la Juve, sotto la pioggia. E Diego raccontò che dovette insistere, che Pecci non gliela voleva passare.
Così Pecci parla di Maradona nel suo libro:
Io ho avuto la fortuna di avere come compagni diversi campioni veri. Se dicevo a Claudio Sala, a Giancarlo Antognoni o a Diego Armando Maradona: , loro lo facevano subito, volentieri. Sapevano benissimo che un compagno in una zona del campo con più visuale poteva solo indirizzarli verso qualcosa di utile per la squadra, e ci andavano come ci andavo io quando arrivava un urlo dal portiere o da un difensore.
Il mediocre non ci va, o ci va svogliatamente, come se ti facesse un piacere, come se qualcuno volesse sfruttarlo. “Sono stanco, ho appena fatto una corsa”. “Perché devo andare io che non è il mio uomo?”. O: “Non è la mia zona”. Il campione, al contrario, ti ringrazia per il suggerimento e ti esorta a ripeterlo ogni qualvolta se ne presenti l’occasione. Il mediocre fa il muso. Il campione è felice di quel che fa. Il campione capisce subito, all’altro occorrono mesi o anni, se mai riuscirà a capire. Nella stagione 1985-86 giocai nel Napoli. A settembre vidi un appartamento che mi piaceva e lo affittai. Mi dissero che gli avrebbero dato giusto una pitturata prima di consegnarmelo. Me lo diedero a marzo. Era al pianoterra di una palazzina di via Scipione Capace, nel quartiere di Posillipo. Al secondo piano, nello stesso complesso, alloggiava il “Pibe de Oro”. Nel tardo pomeriggio del mio primo giorno Maradona venne da me con una tv in mano. “Ci sono le partite di Coppa, ti serve una televisione”.
“Grazie Diego, ma vado a mangiare da Bruno e da Sandro, e le vedo là” (erano i nostri compagni Bruno Giordano e Alessandro Renica, le cui mogli Susanna e Monica mi avevano in pratica adottato per quel che riguardava i pasti, dato che vivevo da solo).
“Una tv in casa ti servirà comunque”.
“Ma non sono capace a fare niente manualmente, non saprei farla funzionare”.
“Ci penso io”. E si sdraiò a terra passando i cavi di qua, i fili di là, finché sullo schermo non spuntò l’immagine.
E’ un esempio non centratissimo, ma rende l’idea. Quando Diego era in disgrazia, e sembrava che anche la vita gli sfuggisse via, non ho sentito una voce di ex compagni, o solo ex colleghi, alzarsi contro di lui. Anche questo rende l’idea. Comunque, a chi mi chiede chi era Maradona, io posso rispondere tranquillamente: “Il mio elettricista”.
Titta Biondi

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