Quei fischi rivelano che abbiamo perso la memoria

Ormai siamo con un piede e mezzo fuori dalla Europe League. Giovedì giocherà ancora una volta il Napoli 2 a conferma del fatto che, nonostante i numerosi acquisti effettuati in questi mesi, ancora non siamo attrezzati per competere su due fronti. Al di là dell’aspetto economico (che, diciamocelo francamente, non incide granchè), uscire così presto condizionerà comunque le nostre future partecipazioni alle coppe europee perché non miglioreremo il nostro attuale ranking.
Ma è giusto così: meglio puntare sul campionato, anche perché annate con presupposti così favorevoli, non è che ne capitino poi tante.
Noi, è bene ricordarlo, siamo il Napoli e non abbiamo né il blasone nè la tradizione delle “strisciate” (alias Juve, Inter e Milan).
A parte l’era Maradona, ai cui ricordi siamo stati per troppi anni costretti ad aggrapparci (soprattutto quando frequentavano i palcoscenici della B e della C), le nostre annate ai vertici della classifica probabilmente si contano sulle dita della mano.
Ma l’euforia conseguente alla inarrestabile crescita di questi ultimi anni dell’era De Laurentis ha generato una pericolosa euforia nei più giovani (che, beati loro, non hanno patito le tante mortificazioni dell’era pre-Maradona), e persino un’improvvisa perdita di memoria nei più anziani. Quasi una sorta di terapeutica rimozione storica.
E così il grado di esaltazione diventa tale che, di fronte al deludente pareggio interno con la Sampdoria, si arriva a fischiare la squadra all’uscita dal terreno di gioco, dimenticando che il Napoli ha fin qui dimostrato, attraverso una straordinaria continuità di risultati, di essere sì la seconda forza del campionato ma di non essere ancora ai livelli dell’odiata (sportivamente parlando) Juventus.
E capita anche che qualche giovanotto impertinente ti accusi su Facebook di essere un gufo (aggiungendo subito dopo: “Non si può esigere audacia da una squadra che ha rinuncia ed arrendevolezza nel proprio tifo”) per il sol fatto che da tempo sostieni che innanzitutto non bisogna farsi sfuggire la conquista del 2° posto, utile a disputare la Champions senza preliminari e anticipi di preparazione.
Certo, la storia del calcio insegna che talvolta si possono verificare dei clamorosi crolli e che, pertanto, bisogna farsi trovare preparati (proprio il Napoli di Maradona, ahimè, l’anno dopo la conquista del primo scudetto regalò un campionato che sembrava già vinto al nascente Milan dell’era di Sacchi, Gullit e Van Basten….).
Nutrire la speranza è un conto (e io, lo confesso, segretamente lo faccio…) ma perdere di vista la realtà è altra cosa.
E allora, mettiamo da parte la delusione per il mancato avvicinamento alla Juve e concentriamoci sulla trasferta di Udine. Anche perchè: alla spalle ci sono Lazio e Milan pronte a “risucchiarci”…
Billy Nuzzolillo

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