Quando Lauro firmava assegni su un pacchetto di Tourmac

C’è stato un tempo in cui passavamo il mese di luglio a Milano. Una follia estiva per seguire il calciomercato prima al “Gallia”, l’albergo storico vicino alla Stazione centrale, poi all’”Hilton”, poco lontano. Non c’erano i telefonini e i computer. Il gettone telefonico costava cento lire, un caffè trecento. Le Olivetti portatili erano le nostre inseparabili compagne. Poi il calciomercato “emigrò” in altre sedi e si chiuse un’epoca romantica.

Il calciomercato non fu più lo stesso al “Leonardo da Vinci”, dove apparvero i carabinieri per apporvi i sigilli ordinati dal pretore Costagliola, e a “Milanofiori” infestato dalle zanzare, fuori città. Sfumò un mondo di presidenti, dirigenti, mediatori, direttori sportivi, calciatori in ansia di trasferimento e varia umanità.

Dagli anni Cinquanta ai Settanta, le trattative nascevano e morivano in quel mese estivo afflitto dal pesante caldo milanese. La sera s’andava a “Le Colline” e a “Il Griso”, i ristoranti meneghini dove era possibile captare le ultime indiscrezioni davanti a un risotto allo zafferano.

Di quel mondo e dei suoi protagonisti, irripetibili, ha scritto in un originale e documentato libro (“Testa alta, due piedi”, 250 pagine, 15 euro, Absolutely Free Editore) Franco Esposito, giornalista napoletano che è stato tra i più irriducibili “segugi” delle estati milanesi. I suoi ricordi, le ricostruzioni, gli aneddoti numerosi e inediti propongono in una piacevole “cronaca diretta” le sceneggiate, gli attori e i comprimari del “teatro” di quei giorni nella calura lombarda al “mercato delle vacche” come era definito.

Il libro verrà presentato al Circolo Posillipo giovedì 29 marzo (ore 16) con l’intervento di numerosi calciatori, da Vinicio a Juliano, di cui il libro parla diffusamente.

La “galleria” dei personaggi è lunga e ci sono proprio tutti dal giorno in cui il principe palermitano Lanza di Trabia, uno che comprava calciatori per farli palleggiare nel suo giardino, e Gipo Viani, “lo sceriffo”, general manager del Milan, ebbero l’idea del calciomercato. Walter Crociani, “in arte Croc, fasciato nell’abito bianco, tarchiato, occhiali di tartaruga”, era un computer vivente. Su quaderni scolastici dalla copertina nera annotava le descrizioni di tutti i giocatori, un antesignano di Wikipedia, dispensando informazioni preziose. Lauro acquistò il portiere Bugatti e firmò al presidente della Spal che glielo aveva ceduto un “assegno”, cifra 55 milioni, su un pacchetto di Tourmac. Nella trattativa per il passaggio di Savoldi al Napoli comparve una pistola con cui il presidente del Bologna Conti, minacciato dai tifosi petroniani, intimò a Ferlaino di desistere dall’acquisto.

Da Italo Allodi a Luciano Moggi passano i protagonisti del calciomercato “al tempo di Tumburus”, il calciatore a fine carriera che il Vicenza, nel 1970, si assicurò “alle buste” scrivendo la cifra di 175 lire (il Rovereto aveva scritto 25 lire). Tumburus era stato campione d’Italia nel Bologna di Bernardini. Antonio Sibilia, presidente dell’Avellino diceva in dialetto irpino: “Io compro, io pago, io comando”. Il libro si conclude con una dettagliata ricostruzione dei 47 giorni a Barcellona per portare Maradona a Napoli.

Il titolo dell’interessantissimo volume ripete il giudizio che Crociani, interrogato sulle qualità di un giocatore, esprimeva puntualmente: “Testa alta, due piedi”. Uno slogan buono per uno e mille calciatori, annota Esposito. Il calcio era un bel gioco e il gioco del calciomercato di un tempo “romantico”, un Monopoli umano, fu un vero spasso per chi lo praticò e per chi ne scrisse.

Mimmo Carratelli

ilnapolista © riproduzione riservata