«Non sono il sindaco dell’effimero. Sabato incontrerò De Laurentiis»

Dalla Coppa America al Forum delle Culture, fino ad un nuovo stadio per ospitare il Napoli versione-Champions League. Ed ora, a sorpresa, anche lo start up del Giro d’Italia di ciclismo che, nel 2013, «partirà proprio da Napoli». La città e il suo sindaco sembrano puntare tutto sui grandi eventi. Eventi sicuramente «utili per rilanciare l’immagine di Napoli, ma ovviamente non puntiamo solo su questo». Luigi de Magistris mette le cose in chiaro. «La nostra politica — spiega — resta quella della concretezza»

….e dei grandi eventi, perché pare che si parli solo di quello.
«Noi puntiamo ad una Napoli ordinaria, ad una città che cresca giorno dopo giorno. Ma Napoli è anche una delle città più importanti al mondo ed è normale che si guardi ai grandi eventi come ad un’occasione».

Che tipo di occasione, scusi?
«Occasione per rilanciare l’immagine della città, cosa sulla quale ha convenuto anche il governo con cui sono in contatto. Eppoi ci pensa che, per la prima volta da quarant’anni, il giro d’Italia del 2013 partirà da Napoli? Ecco, tutte queste cose mettono in moto immagine e occupazione».

Ma non rischia di essere più il sindaco dell’effimero che del lavoro?
«Ma che effimero? Peraltro non siamo in campagna elettorale ed è inutile fare annunci dovendo stare qui più di quattro anni ancora. Per quanto riguarda il lavoro, poi, stanno per partire i bandi della Coppa America e le indicazioni che ho dato sono di dare massimo impulso per il lavoro ai giovani, sebbene quella dell’occupazione sia una tematica in capo al governo e non al sindaco».

Però abbiamo visto che per l’America’s Cup servono 50 lavoratori, ma volontari…
«Quelli sono dettagli contrattuali. Ora che partono i bandi si creerà sviluppo, vedrà. Ho parlato con gli albergatori, sono entusiasti dell’evento».

Ma se pure si riempiono tutte le stanze per 15 giorni, parliamo di un giro d’affari da un milione e mezzo a fronte di costi enormi: per il marchio, per l’organizzazione. Avete invece idea di quale sarà la ricaduta in termini economici?
«Esiste uno studio dell’Unione degli industriali ma i dettagli non li conosco. Sono però i dati e l’umore che ci arriva dagli operatori commerciali che ci danno la certezza che l’America’s Cup sarà un grande affare, per un turismo che sarà stanziale e non del tipo mordi e fuggi. Eppoi, ripeto, c’è il rilancio di immagine. Non dimentichiamo mai, infatti, che quando sette mesi fa sono diventato sindaco la città era sommersa da tonnellate di rifiuti».

Veniamo a via Caracciolo. Saltata l’ipotesi Bagnoli lei ha dato la sensazione di forzare anche i vincoli pur di avere l’America’s Cup varando una specie di modello, che accentra tutto su di lei e suo suo Gabinetto.
«No, ci mancherebbe. Non creerò mai un conflitto tra politica e diritto, sono un uomo dello stato ed un ex magistrato. Credo però nel primato della politica che deve decidere cosa fare; e quindi, la cosa stabilita, farla, ma nel rispetto assoluto delle norme».

Però per il via libera su via Caracciolo c’è voluto tanto tempo e i dubbi restano ancora.
«Ma alla fine è stato fatto tutto secondo regola. E sono contento anche per come sono andate le cose a Bagnoli».

Scusi, in che senso? Lì le regate non si sono potute fare?
«Sì. Ma per il sol fatto di aver rimesso Bagnoli al centro del dibattito siamo riusciti a sbloccare i fondi, già 15 milioni su 80, che sono in arrivo dalla Regione per completare il Turtle Point, il Parco dello Sport e la Porta del Parco. Così come proprio per rispettare le regole, rendendoci conto che ci sarebbe voluto troppo tempo per avere gli ok necessari per fare le regate a Bagnoli, abbiamo cambiato location. Ma senza forzare proprio niente».

E che dice dei disagi in via Caracciolo?
«Parliamo solo di qualche giorno. Poi, però, le regate lì saranno l’occasione per rifare la villa comunale, il manto stradale e il marciapiede. E meglio ancora sarà nel 2013, avendo poi più tempo, quando potremo riconsegnare la spiaggia del lungomare così com’era ad inizio del Novecento facendola molto più grande in virtù dello spostamento della scogliera».

Quindi la spiaggia non sparisce?
«Affatto. Diventerà più grande. Già per le regate di aprile, quindi, riapriremo la passeggiata di Molo San Vincenzo, che si completerà l’anno prossimo; mentre il programma dell’edizione 2013 prevede anche il Museo del Mare e quello dell’Immigrazione, come ce l’ha Genova».

Ma gli sponsor per l’evento ci sono?
«Arriveranno immediatamente dopo il bando. Questione di giorni. Siamo certi che avremo grossi investimenti privati per le sponsorizzazioni».

Forum delle Culture. Perché ha deciso solo ora di assumersi tutte le responsabilità? «Serviva tempo per conoscere e capire. Abbiamo ereditato una situazione pesante, con una Fondazione con gravi problemi economici che era soltanto frutto di equilibri politici, peraltro molto ma molto trasversali, dove il ruolo della Regione, non di Caldoro, era predominante. Poi sono andato a Barcellona dove c’è il sindaco che è il presidente del Forum: abbiamo convenuto che, come nelle precedenti edizioni del Forum delle Culture, dovesse essere il sindaco ad occuparsene. Ne ho poi parlato con Caldoro e abbiamo deciso che sarà così».

In quali forme?
«La Fondazione, viste anche le dimissioni del direttore generale, la metteremo in liquidazione. Per il resto si tratterà di allargare la Cabina di regìa magari alle Università, alla Camera di Commercio e alle realtà religiose. Il sindaco, quindi, nella sua veste di sindaco sarà l’interlocutore degli spagnoli. Tutto qui. E non credo neppure che serva un presidente per la cabina di regìa. Ma stiamo pensando ancora come meglio fare».

E allora perché aveva pensato a Roberto Vecchioni?
«Vecchioni ha dato visibilità al Forum. Poi si è reso conto che non era tagliato per presiedere il cda. Quindi le polemiche sul suo compenso lo hanno, e mi hanno, profondamente ferito. Lui però sarà con noi ugualmente. Anzi, le annuncio che il 21 maggio prossimo farà, gratuitamente, un concerto al San Carlo in vista del Forum».

La storia del compenso l’avrà pure ferita, ma c’era. Non sarebbe stato meglio stabilire il quantum prima che lui accettasse?
«Ne abbiamo parlato, perché ad un artista che rinuncia a fare tournée per due anni è ovvio che spetti un compenso. Solo che non dovevo deciderlo io ma la Fondazione. Invece è sembrato che lui volesse solo lucrare e le cose poi sono finte come è noto».

In tanti hanno pensato che decidere di fare in house il Forum fosse anche un modo per coinvolgere suo fratello Claudio, che già ha collaborato con Oddati per un’edizione precedente del Forum delle Culture.
«Chiariamo subito che Claudio è un mio collaboratore come lo sono tanti altri giovani, quindi collabora con me per il Forum come per la Coppa America a per tutta quella che è la mia attività politica».

Però lavora gratis, perché?
«E’ bene chiarire anche questo.Mio fratelloha una professionalità e una competenza molto spiccata e non è certo il fratello stupido del sindaco. Anzi, lui è stato determinante per la mia vittoria grazie alle doti che ha di organizzazione e comunicazione, soprattutto su internet. Di contro, sul piano strettamente personale e di vita lavorativa ed economica, ci è andato senza dubbio a perdere. Prima organizzava concerti, era un suo orizzonte, il suo lavoro, ora non lo fa più. E io gli sono grato per quanto mi aiuta».

Ma se, come è ovvio, si fida moltissimo di lui, perché non fargli un contratto con tanto di compenso?
«E’ vero che non ci son molte persone delle quali mi fido come di lui, ovvio. Ed è molto vero pure che avrei potuto fargli un contratto oneroso, giustificabile con la competenza, la professionalità e il rapporto fiduciario. Per me conta però sia l’essere che l’apparire e ho deciso di fare così. Lui, poi, si è appassionato alla rivoluzione arancione e ha voluto starmi al fianco. Per il resto, il futuro non so cosa riservi a lui e a me; che ne so se tra tre mesi o sei mesi Claudio decide di fare altro e se ne va».

Insomma, niente contratto economico per lui.
«No. E non mi si può imporre di pagarlo. Trovo invece scandaloso che io e lui veniamo attaccati perché lui lavora gratis per me, penso invece che dovremmo essere da esempio. A volte per seguire le tue passioni ci rimetti anche. Da parlamentare europeo guadagnavo 8-9 mila euro al mese, da sindaco 4 mila e 500. Ma lo faccio con passione».

Per America’s Cup e Forum lavorate di grande intesa con la Regione. Ma che rapporto è il suo con il governatore Caldoro? Sembrate amici di famiglia.
«Con le famiglie non ci frequentiamo, a cena invece ci è capitato di andare. Il nostro è un rapporto buono, anche sotto il profilo umano. E io credo molto nei rapporti umani oltre che istituzionali. Spero che la Regione continui a starci al fianco perché è vero che al Comune di Napoli faccia bene avere un rapporto buono con la Regione; ma è vero pure il contrario, che alla Campania convenga avere un buon rapporto col sindaco di Napoli».

Le decisioni sul Forum le ha prese insieme a lui?
«Certo, non sono un monarca. E se la Regione regola le lancette del suo orologio con le nostre, tante cose si faranno anche prima. Si tratta solo di superare ostacoli che a Palazzo Santa Lucia sono spesso politici e non sempre tecnici o burocratici»

Ma non è che tutto questo suo stare al centro dell’attenzione crei problemi a chi sostiene Caldoro?
«Non penso. Certo, io mi butto a capofitto in questioni come rifiuti, sanità e lavoro che non competono proprio a un sindaco, ma questo serve anche per dare una scossa agli altri. Eppoi credo in un futuro con i sindaci al centro della scena politica vista la loro vicinanza con le città. Senza dimenticare che dal 2013, con la città metropolitana, Napoli passa da un milione a tre milioni di abitanti e il peso del sindaco diventerà enorme».

Lo stadio. La sua promessa è che Napoli ne avrò uno nuovo. Ma dove e con quali soldi si farà?
«Di questo parlerò sabato prossimo in un incontro riservato col presidente de Laurentiis. Le ipotesi sono un paio: o rifare il San Paolo, dove c’è la storia del club ma dove sono tanti i problemi legati ai vincoli, alla pista di atletica che non si riesce a togliere e ai lavori che ridurrebbero per alcuni anni la capienza. Oppure farne un altro, a Ponticelli o a Napoli Nord, dove in questi giorni stiamo studiando un’altra ipotesi. In ogni caso, lo stadio sarà comunque gestito dal Calcio Napoli».

Bene. Ma i soldi chi li tira fuori?
«In entrambi i casi si farà col project financing. Il Comune non tirerà fuori un soldo».

Ma il privato che costruisce, se non dovesse essere il Napoli, che ci guadagna?
«Gestirà i centri commerciali e le strutture sportive adiacenti, o anche gli ostelli e i negozi. Da uno studio in nostro possesso viene fuori che la spesa si ammortizza in poco tempo».

Ma non è che i privati chiederanno concessioni, magari in deroga al Prg, in cambio della realizzazione dello stadio?
«Vedremo cosa chiederanno. Ma nessuna concessione sarà però rilasciata per costruire case, questo è chiaro».

Paolo Cuozzo (Corriere del Mezzogiorno)

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