Napoli-Torino, pagelle – Il realismo di Conte è una lezione politica mentre aleggia il fantasma del talebano Italiano

Invochiamo supplici il silente Aurelio di non farsi irretire nuovamente dall’ottuso giochismo. È tornato anche Buongiorno, non solo De Bruyne e Anguissa. Che cos'aveva Milinkovic?

Pagelle

Napoli's Italian coach Antonio Conte reacts during the Italian Serie A football match between Hellas Verona and Napoli at the Bentegodi Stadium in Verona, northern Italy, on February 28, 2026. (Photo by Piero CRUCIATTI / AFP)

Le pagelle di Napoli-Torino 2-1, a cura di Fabrizio d’Esposito

MILINKOVIC-SAVIC. Uno strambo Zio Vanja, stasera contro la sua ex squadra. Sarà stata la vista (talvolta stringeva troppo gli occhi), saranno stati i guanti scivolosi, fatto sta che il portierone serbo non trattiene taluni palloni, sbaglia rilanci su rilanci e in generale è poco reattivo. Mah! Che gli è successo? – 5

JUAN JESUS. Giovannino Gesù fa il mancino a destra ed è soprattutto lui a rendere ancora più innocuo il Cholito nostalgico (bella e struggente l’ovazione al momento della sostituzione). Nel finale però si perde Casa di Dio che segna e rimedia poco dopo, al 90’ spaccato, sventando sul pasticcione Adams che poteva pareggiare – 6,5

BUONGIORNO. Stasera non ritornano solo Zambo e King Kevin, ma rientra totalmente in sé il Corazziere Sabaudo, piazzato da Conte al centro della difesa a tre. Una valanga di anticipi e persino una ruleta nella terra di mezzo, circondato da tre granata – 7

OLIVERA. I dialoghi con la pelota tra lui e zio Vanja nell’area amica sono terrificanti, propedeutici a potenziali guai. Infatti. Il gol del Toro principia proprio da un pallone amministrato in maniera pedestre dalla coppia uruguagio-serba. Detto questo, il volenteroso Mati stava pure per segnare prima di Santos Subito – 5,5

POLITANO. Almeno una decina i vani tentativi di Na-Politano di scetare il principe Rasmus con palloni verticali scagliati di getto lì a destra. Una sola volta il danese riesce a prendere la pelota, ma in questo caso con la cabeza su traversone di Na-Politano. Più efficace, invece, l’assist di testa che fa per il due a zero di Castel Sant’Elmas (copy Conte). In ogni caso, come mi segnala Gianni Cicero, questa settimana la famiglia Politano ha adottato due gattine di strada (Brigitte e Bardot) e per questo ho promesso un voto in più a prescindere – 7

MAZZOCCHI dall’83’. Senza voto

GILMOUR. Billy the Kid corre più del maratoneta Sant’Elmas e abbiamo detto tutto. In più offende e pugna da hombre vertical, delegando sovente il Macedone del Nord al ministero dell’impostazione iniziale. Peccato solo per quello scivolone che gli impedisce di ribattere in rete l’ennesima respinta di Paleari su tiro di Santos Subito – 7

ELMAS. Il grande resistente in panca lo canonizza meritoriamente per lo zelo decisivo e umile allo stesso tempo dimostrato in questi mesi di sopravvivenza. E il gol è il giusto premio per la predicazione di Sant’Elmas – 7

SPINAZZOLA. Zio Spina e Santos Subito sono il ticket luccicante della sinistra che vince. E’ lui che dà la palla al brasileiro nell’azione dell’uno a zero ed è sempre lui che mette in mezzo la pelota che da Na-Politano arriva infine a Sant’Elmas per il due a zero – 7

GUTIERREZ dal 69’. Michelino l’Ispanico è ormai sempre più spavaldo – 6

VERGARA. Un primo tempo balbuziente e senza creare nulla. Poi si fa male, ahinoi. Speriamo bene – 5

ANGUISSA dal 45’. Basterebbe la presenza, ma Zambo non si limita solo a quella. Anzi. Il suo esserci, il Dasein heideggeriano, ci riporta all’essenza e alla forza di questa squadra. Bentornato – 6,5

ALISSON SANTOS. E’ l’unico azzurro che tira in porta. E segna pure. Ancora una volta: Santos Subito. Alisson è il papa straniero della sinistra che vogliamo – 8

DE BRUYNE dal 78’. King Kevin is back. Un’emozione forte. E nel finale del paura si prende la guida della squadra e lucra falli laterali e angoli – 6,5

HOJLUND. Due occasioni, di testa e di piede, e molte corse a vuoto. A volte un po’ troppo lamentoso, il nostro principino biondo – 5,5

LUKAKU dall’83’. Senza voto

CONTE. Il vincente realismo contiano è una lezione politica per tutti. Gli fanno l’elenco dei ritorni (Zambo, King Kevin, Lukakone Nostro) e lui risponde che “oggi abbiamo giocato senza Lobotka”. C’è solo da imparare. Questo terzo posto è tutto suo, soltanto suo. E nell’ora in cui aleggia, sinistro come un fantasma da evitare, il nome dello sciagurato talebano Italiano, invochiamo supplici il silente Aurelio di non farsi irretire nuovamente dall’ottuso giochismo. In fondo, il novello Codice da Vinci (di Sal, non Leonardo) è scritto per le vittorie, non per l’estetica zero titoli.

ARBITRO FABBRI. I placcaggi vanno ben oltre l’arbitraggio modello albionico ma lui non li fischia comunque. In ogni caso non fa danni gravi e permanenti e un voto in più lo merita – 5

Fabrizio d'Esposito. Cofondatore del Napolista. E' un giornalista del Fatto Quotidiano. Ritiene che il giochismo sia la malattia infantile del calcio e detesta la neo-lingua mediatica infarcita di braccetti, preventive, catene e seconde palle. Maradona è stato la sua linea d'ombra e suo figlio si chiama Diego Maria. Originario di Piano di Sorrento, vive a Roma.

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