Il Napoli funziona ad alta intensità ma ieri più di così era difficile fare

Sarebbe stato troppo rischioso far giocare McTominay e/o ritardare le sostituzioni. Il merito del Como di Fabregas è di aver resistito nel secondo tempo.

Napoli

Dc Napoli 10/02/2026 - Coppa Italia / Napoli-Como / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Mathias Olivera-Jayden Addai

Un pareggio ad alta intensità

Molto più che gli strumenti dell’analisi tattica di stampo classico, Napoli-Como andrebbe analizzata partendo da altri presupposti. Quello più utile, perché più significativo, sarebbe l’intensità profusa dalle due squadre. Il pressing, la capacità di aggredire la metà campo e l’area avversaria, i recuperi del pallone in zona avanzata: queste sono le situazioni di gioco che hanno indirizzato e determinato la partita. Come vedremo, i dati e le evidenze tattiche dimostrano che l’1-1 è stato un risultato corretto, onesto, coerente con le prestazioni offerte dalle due squadre. I rigori poi hanno premiato il Como di Fàbregas, a cui va ascritto un grande merito: la capacità di resistere all’ondata del Napoli subito dopo l’intervallo. L’unica ondata del Napoli, viene da dire. È vero, com’è vero che pochissime avversarie sarebbero sopravvissute.

Dal punto di vista puramente tattico, la partita è iniziata con alcune novità. Oppure, per dirla meglio: il Napoli è sceso in campo con una formazione titolare volutamente rimaneggiata. Con Beukema ed Elmas al posto di Buongiorno e McTominay, con Milinkovic-Savic rientrante in porta. E poi con Giovane – all’esordio dal primo minuto – e Vergara alle spalle di Hojlund.

Fàbregas ha risposto con un sistema ibrido, una sorta di 4-2-X-X dove le X stanno per Baturina, Nico Paz, Caqueret e Addai: i primi tre sono capaci di muoversi e si sono mossi in tutte le direzioni sul fronte offensivo, con Paz e Caqueret ad alternarsi nel ruolo di centravanti-ombra, mentre il solo Addai è rimasto stabilmente da un lato (a destra). La mossa tattica più evidente, tra quelle pensate da Fàbregas, è stata la marcatura uomo su uomo di Paz su Lobotka: il fantasista argentino aveva il compito di seguire il regista del Napoli praticamente a tutto campo, in modo da soffocare sul nascere la costruzione bassa della squadra di Conte.

Paz segue a uomo Lobotka, in un contesto di pressione alta e intensa

In realtà, come si vede in questi frame, tutti gli accoppiamenti in pressione del Como sono risultati netti e precisi, nel senso che ogni giocatore della squadra di Fàbregas aveva il suo uomo da seguire. Ed è per questo che, per tutto il primo tempo, il Napoli non ha fatto altro che cercare di innescare Hojlund con dei lanci lunghi. Senza riuscirci, per altro. I numeri, in questo senso, sono eloquenti: all’intervallo, la squadra di Conte aveva accumulato 25 passaggi lunghi tentati (di cui 10 riusciti) contro contro i 14 del Como. Anche la statistica relativa ai tiri, sempre guardando al primo tempo, ha decisamente sorriso alla squadra di Fàbregas (6-2).

Il dominio e le occasioni

Esattamente come successo in occasione della gara di campionato, finita 0-0, il predominio – tattico, territoriale, se vogliamo anche strategico – del Como non ha  però determinato un riscontro significativo a livello di opportunità realizzative. In parole povere: se escludiamo l’azione che ha portato al rigore dell’1-0, la squadra di Fàbregas non è mai stata davvero pericolosa. La conclusione dal dischetto di Baturina è stata la seconda, tra quelle tentate dal Como, a essere finita nello specchio della porta. Prima del centrocampista croato, solo Nico Paz aveva chiamato Milinkovic-Savic a una – semplicissima – parata dopo un colpo di testa.

Quindi, come dire: il Napoli, nonostante l’evidente difficoltà tattica, ha anche assorbito bene la verve e la qualità del Como. Fino a che, però, la squadra di Fàbregas non è riuscita a forzare il sistema difensivo avversario all’apice di un lungo e avvolgente possesso palla. A quel punto sono stati decisivi il piede calibratissimo di Perrone, che con un lancio morbido ha tagliato in due la difesa azzurra, e un inserimento velocissimo di Alex Valle, che ha letteralmente bruciato Mazzocchi:

È difficilissimo difendere su un lancio del genere

Nel primo tempo della sfida contro il Como, quindi, al Napoli non è mancata la tenuta difensiva. Il vero problema degli azzurri è stata l’evanescenza – si potrebbe dire anche l’impalpabilità – in fase offensiva, l’incapacità di andare oltre un determinato meccanismo – il già citato lancio per Hojlund. Il fatto che poi il gol di Vergara – in apertura di ripresa – sia arrivato al termine di un’azione costruita in modo simile non cambia la lettura o la sostanza del primo tempo. Più che altro evidenzia l’intuizione di Conte, che in qualche modo aveva anticipato il possibile errore di posizionamento del Como sui palloni lunghi. Ma resta il fatto che il Napoli, nella prima frazione di gioco, non ha mai creato i presupposti per mettere in difficoltà la squadra di Fàbregas. E anche questo demerito, esattamente come i meriti, va ascritto ad Antonio Conte.

Il Napoli ad alta intensità

In realtà, guardando meglio il video, si capisce subito che il gol di Vergara si determina in modo diverso rispetto a quanto fatto dal Napoli nel primo tempo. Siamo solo alla seconda azione della ripresa, dopo una rimessa laterale, ma la squadra di Conte ha già portato otto uomini nella metà campo del Como. E poi, pochi istanti dopo, riparte dal basso muovendo velocemente il pallone in avanti e, infine, verticalizzando su Hojlund. Ecco, questa è la differenza: la palla lunga verso il centravanti danese è stata “sostituita” da un passaggio sulla figura. Passaggio che, per altro, è arrivato dopo che il Como è stato “attratto” nella metà campo avversaria da una buona costruzione dal basso. E per “buona”, in questo caso, non si intende solo precisa. Si intende anche – e soprattutto – veloce.

A volte bastano pochi tocchi al pallone

Questa è l’alta intensità che permette al Napoli di essere pericoloso. Che ha permesso al Napoli di prendersi il pareggio. E che, nei minuti successivi, avrebbe potuto portare gli azzurri a prendersi anche il vantaggio. Come scritto in precedenza, il Como è stato letteralmente travolto dalla squadra di Conte. Ha resistito, ma ha vacillato. Anche in questo caso, come succede spesso, i numeri sono eloquenti: nei primi 20 minuti della ripresa, gli azzurri hanno messo insieme 4 conclusioni verso la porta di Butez, di cui 2 finite nello specchio (quella vincente di Vergara e il colpo di testa di Rrahmani ribattuto da Paz poco prima della linea di porta). E ancora: la squadra di Conte ha chiuso la ripresa con 6 tiri tentati, con il 71% di duelli aerei vinti, con 33 contrasti ingaggiati (10 in più rispetto al primo tempo).

Insomma, per dirla in una frase: il Napoli ha alzato l’intensità del suo gioco. Della sua prestazione. Pur non modificando in modo radicale il suo piano-partita, la squadra di Conte è apparsa come trasformata nella ripresa. Il Como ha pagato subito – cioè praticamente alla prima azione dopo il rientro dall’intervallo – il suo atteggiamento aggressivo nei confronti della “nuova” versione della squadra di Conte, e ha rischiato di andare in inferiorità numerica nel momento in cui Ramón, già ammonito, ha atterrato Hojlund al limite dell’area di rigore. Solo che poi, però, i cambi e l’inevitabile calo di molti giocatori hanno un po’ annacquato il furore del Napoli.

Cambi, rientri, nuovi innesti e assenze pesanti

Il problema del Napoli, in questo momento, è la mancanza di alternative. Puramente numeriche ed energetiche, quindi anche tattiche. In realtà, a pensarci bene, Conte ha potuto affrontare il Como con un ventaglio di alternative più ampie rispetto a quanto avvenuto nelle ultime settimane. Molto banalmente: il tecnico azzurro ha recuperato Mazzocchi e ha potuto schierare Giovane da titolare. E poi, nel secondo tempo, ha messo in campo, uno dopo l’altro, Spinazzola, Politano, Lukaku, Gutiérrez e Alisson Santos al posto di Olivera, Mazzocchi, Hojlund, Vergara e Giovane.

Il punto, però, è che Giovane e Alisson Santos sono arrivati da poco. Inoltre, Politano e (soprattutto) Lukaku sono al rientro da due infortuni muscolari, quindi non possono essere al meglio – esattamente come Rrahmani e Mazzocchi. Di conseguenza, a questi e a tutti gli altri calciatori del Napoli non si può chiedere molto di più rispetto a quanto hanno offerto. Parafrasando quanto detto da Conte nelle interviste postpartita, i giocatori schierati dall’inizio – i vari Juan Jesus, Lobotka, Elmas, Vergara, Hojlund – sono reduci da un periodo in cui hanno giocato tutte le partite. Una ogni tre giorni fino alla settimana scorsa.

È tanto, è troppo. E poi alcuni reparti continuano a essere corti: l’assenza pesante (anche se per un infortunio lieve) di McTominay si è aggiunta a quelle di Gilmour e Anguissa, quindi di fatto Conte è stato costretto a tenere in campo Lobotka ed Elmas dal primo all’ultimo minuto. Ed è per questo, tornando a quanto detto in precedenza, che a Conte mancano delle alternative: il Napoli deve rinunciare ancora a tanti calciatori, tra cui quelli più creativi, quelli che erano stati scelti per rovesciare le partite più bloccate. Si pensi a David Neres, si pensi a Kevin De Bruyne.

Un finale stanco

Più che come alibi/giustificazione, questo elenco di nomi e l’appello degli assenti è una constatazione. Serve, nella fattispecie dell’analisi di Napoli-Como, a spiegare il finale stanco della squadra di Conte. Che, dopo l’ingresso di Politano, Alisson Santos e Spinazzola, ha provato ad assumere una fisionomia più ambiziosa, più sfrontata,  più offensiva. Ma in realtà ha perso grip dopo pochi minuti, anche perché i giocatori più vivaci – Vergara in primis – si sono un po’ spenti e Fàbregas ha ridisegnato la sua squadra: l’ingresso di Douvikas al posto di Caqueret ha allungato un po’ il campo offensivo del Como, quelli di Da Cunha e Jesus Rodríguez hanno dato maggior linearità allo schieramento in fase di possesso.

Il nuovo assetto del Como dopo i cambi

Di fatto, come si vede in queste immagini, il Como è passato a un 4-2-3-1/4-4-2 puro e ben definito, con Baturina largo a destra e con Jesus Rodríguez a garantire ampiezza sull’altro versante. Con questo sistema, la squadra di Fàbregas è riuscita a riprendere il controllo della partita, per poi congelarla definitivamente. Anzi, la migliore occasione dell’ultima mezz’ora è capitata sui piedi di Vojvoda, autore di un gran tiro dall’interno dell’area di rigore. Bello anche l’intervento di Milinkovic-Savic, l’unico davvero complicato della sua partita. Detta così può sembrare una beffa, forse un po’ lo è.

Conclusioni

Come anticipato all’inizio, Napoli-Como deve essere letta e metabolizzata alla stregua di un incontro di pugilato finito pari. Nel senso che si devono giudicare i punti, e allora il primo tempo è stato “vinto” dalla squadra di Fàbregas; il secondo, invece, va assegnato a quella di Conte. In virtù di tutte queste considerazioni, l’1-1 finale è un risultato che ci sta. Che rispecchia quanto avvenuto sul campo. E che è coerente i valori, in questo momento piuttosto simili, delle due squadre scese in campo al Maradona. E infatti la partita si è decisa solo ai rigori. Nel modo più casuale che esista, almeno nell’universo del calcio.

Conte, come detto anche nel postpartita, può imputare poco alla sua squadra. E anche a se stesso: a pochi giorni da una gara decisiva come quella contro la Roma, sarebbe stato davvero rischioso far giocare McTominay e/o tardare le sostituzioni, esponendo diversi giocatori a un minutaggio ancora più elevato. Certo, dall’altra parte resta la delusione per una sconfitta che cancella un potenziale obiettivo dalla stagione del Napoli. Ma i problemi che hanno afflitto e che affliggono questa squadra, beh, devono avere un peso, devono essere contemplati nelle valutazioni e nei giudizi sulla sua stagione. Non possono essere ignorati, anche se somigliano a degli alibi e/o a delle giustificazioni.

È nato a Napoli, si è fatto adottare anche dalla Sicilia e adesso vive a Milano.

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