Il lavoro sporco di Hojlund: i gol del Napoli passano da lui ma non è lui a segnarli
Il lavoro che chiede Conte (alla Lukaku), è dispendioso: ti prosciuga e infatti il danese è meno efficace sotto porta ma è fondamentale per la squadra

Dc Napoli 28/01/2026 - Champions League / Napoli.-Chelsea / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: esultanza gol Rasmus Hojlund
Questo è l’unico Napoli possibile
Il rendimento del Napoli nel match contro la Fiorentina non è stato dissimile da quello offerto contro il Chelsea. Questa frase potrebbe sembrare critica, non lo è. E non solo perché non tantissime ore fa (ovvero giovedì mattina), su queste pagine, avevamo apprezzato la prova della squadra di Conte contro i Blues. Ma perché quello che stiamo vedendo in queste gare è l’unico Napoli possibile. Gli infortuni, le conseguenti assenze e il blocco del mercato costringono un certo numero di giocatori azzurri a fare davvero gli straordinari, cioè ad accumulare un enorme minutaggio in campo. Questa condizione crea disagio e si riflette inevitabilmente sulla loro continuità, sull’efficacia e sulla lucidità delle loro letture. E allora è come se la squadra di Conte finisse per eclissarsi dopo aver raggiunto il suo apice fisico, al netto della buona volontà, del piano-partita, delle mosse degli avversari.
Gli avversari, appunto. La Fiorentina non è il Chelsea, e si è visto: per quanto il Napoli sia andato in riserva e in apnea, la squadra viola ha avuto poche grandi occasioni per pareggiare. Ha esercitato un certo predominio territoriale, anche grazie ad alcuni cambiamenti interessanti apportati dal tecnico Vanoli, ma alla fine la squadra di Conte ha vinto con merito. Lo dicono le percezioni e anche i numeri: il Napoli ha accumulato più gol attesi (1.73 xG secondo il modello di Sofascore) rispetto a quelli della Fiorentina (1.23 xG), ha tirato di più verso la porta avversaria (19-15) e ha portato/giocato molti più palloni nell’area di De Gea (33-18).
Considerando lo scenario iniziale, le scorie fisiche e mentali legate all’eliminazione dalla Champions League e l’infortunio occorso a Di Lorenzo, beh, quella data dal Napoli è un’ottima risposta. Non tanto e non solo a livello emotivo, ma proprio come interpretazione tecnico-tattica della gara. Vediamo perché.
Una partita del secolo scorso (ma ambientata nel nostro tempo)
Fin dai primissimi minuti, Napoli-Fiorentina si è configurata come una sfida di e per coppie di giocatori. Sia Conte che Vanoli, infatti, hanno predisposto delle vere e proprie marcature uomo su uomo. Come si faceva negli anni Ottanta, solo che adesso siamo in un altro tempo e quindi il concetto di marcatura a uomo deve essere letto e interpretato come marcatura e pressing a tutto campo. E per tutti gli avversari, non solo per gli attaccanti (come avveniva nel secolo scorso, fino all’avvento del gioco a zona). Di conseguenza, sia Napoli che Fiorentina hanno adottato dei sistemi di gioco fluidi, cangianti, tra fase offensiva e difensiva. Per capire bene cosa intendiamo, ecco un po’ di frame sparsi:



Nel primo frame vediamo le marcature del Napoli sulla costruzione della Fiorentina, con Elmas che segue a uomo Fagioli. Nel secondo e nel terzo frame, invece, vediamo le “coppie” mentre il Napoli costruisce gioco dal basso (e lo fa schierandosi con una difesa a quattro).
Come si vede chiaramente in alcune di queste immagini, Conte ha deciso di opporsi al 4-3-3 offensivo della Fiorentina con un vero e proprio 5-3-2. O meglio: la scalata di Elmas per seguire Fagioli – un meccanismo attuato anche in occasione di Lazio-Napoli, naturalmente in quell’occasione l’esterno macedone fu il marcatore di Cataldi – ha determinato un piccolo allontanamento dal 5-4-1, ovvero il sistema difensivo più “naturale” per una squadra come il Napoli, che si schiera con il 3-4-3.
Anche questa è un’evidenza che non è così tale, nel senso che la risposta del Napoli alle marcature asfissianti della Fiorentina ha portato a uno “smottamento” del sistema di gioco pure in fase di possesso. Si vede nelle immagini appena sopra: molto spesso la squadra di Conte, in costruzione, tendeva a disporsi con una linea difensiva a quattro (Di Lorenzo-Buongiorno-Juan Jesus-Spinazzola), con il doble pivote Lobotka-McTominay e con i tre uomini avanzati (Vergara-Hojlund-Elmas) supportati da Gutiérrez. Che, a sua volta, ha interpretato il ruolo di quinto di centrocampo – di nuovo a destra, quindi a piede invertito – in modo più ambizioso, creativo ed efficace rispetto alle prime partite giocate in quel ruolo.
Rasmus Hojlund
In un contesto di gioco fatto di marcature a uomo e di intensità medio-alta, esattamente come quello imposto sia dal Napoli che dalla Fiorentina, la differenza si fa con la qualità dei giocatori. O meglio: la fanno i giocatori che vincono i duelli. Questo non vuol dire che l’allenatore, Conte in questo caso, non abbia meriti: molto più semplicemente, il fatto che Hojlund abbia dominato il confronto diretto col suo marcatore, Marin Pongracic (almeno nel primo tempo), ha determinato degli scompensi gravi, nel gioco della Fiorentina. Anche prima del gol di Vergara, che tra poco andremo a esaminare in modo più dettagliato, il centravanti danese ha creato i presupposti per bucare il sistema difensivo della squadra viola. Per rendere inefficaci, vane, le marcature a uomo.
È francamente difficile immaginarsi un gol più verticale di questo
La bellezza del gol sta tutta nel movimento di Hojlund su Pongracic, un movimento che permette al lancio lungo di Meret di diventare un assist diretto su Vergara. Che, semplicemente, anticipa e brucia sulla corsa il suo marcatore diretto (Brescianini) mentre Hojlund usa il corpo per impedire a Pongracic di avvicinarsi al pallone. Per proteggere lo spazio e aprirlo all’inserimento del suo compagno. Questo è chiaramente uno schema provato in allenamento, o comunque frutto di una dinamica ripetuta, studiata, che prevede l’arretramento di Hojlund e la ricerca del passaggio addosso, per dirla in gergo. Oppure sulla figura, per utilizzare un’espressione solo leggermente più tecnica. A dimostrazione di questa tesi, ecco la mappa dei palloni giocati da Hojlund nel corso della partita contro la Fiorentina:

Tutti i palloni giocati da Hojlund
Qualche altro dato interessante su Rasmus Hojlund
Questo “non tocco” di Hojlund non fa statistica, una cosa che dimostra come il calcio, molto spesso, possa sfuggire alle indicazioni/certezze legate ai numeri. Allo stesso tempo, però, il volume e l’importanza delle cose fatte da Hojlund nel corso di Napoli-Fiorentina possono essere rintracciati proprio nei dati relativi alla sua prestazione. Ed ecco quelli più interessanti: l’ex centravanti del Manchester United ha messo insieme 10 duelli tentati (6 con il pallone a terra e 4 con il pallone in aria) e ne ha vinti 6, ha perso solo 7 palloni su 38 giocati, ha effettuato 18 corse palla al piede e/o in profondità, ha sbagliato un solo appoggio e ha guadagnato 2 punizioni.
Se mescoliamo questo elenco di statistiche alla mappa dei tocchi che abbiamo visto sopra, viene fuori una prestazione maiuscola. Da grandissimo interprete di un ruolo, quello di centravanti-pivot, che Antonio Conte apprezza come poche altre cose al mondo. Certo, va anche detto che Hojlund, quando ha provato a concludere le azioni in prima persona, è apparso poco freddo e/o poco lucido – a volte anche un po’ testardo. Francamente, però, era ed è inevitabile che fosse così: il lavoro di raccordo e cucitura che Conte gli ha chiesto fin dal primo giorno in cui ha preso il posto di Lukaku, un lavoro che oggi svolge in maniera puntuale ed efficace, è davvero dispendioso. E se non ci credete, beh, guardate come e grazie a chi nasce il gol di Miguel Gutiérrez:
Sì, un’altra azione piuttosto verticale (sempre sulla stessa direttrice)
I meccanismi di Conte (che a volte sono dei limiti)
La filosofia tattica di Conte è tutta nelle azioni che portano ai due gol segnati dal Napoli contro la Fiorentina. Il tecnico azzurro, fin dai suoi esordi non panchina, ha sempre predicato – e fatto praticare un calcio ad altissima intensità fisica, ma soprattutto un calcio meccanico, fatto di giochi offensivi mandati a memoria e ripetuti con maniacale puntualità. Contro la Fiorentina, lo abbiamo spiegato e visto finora, la stragrande maggioranza delle manovre offensive del Napoli sono passate attraverso i piedi di Hojlund. Che, per dirla brutalmente, ha ricoperto il ruolo di “muretto” su cui poggiarsi per poi costruire gli scambi, le sovrapposizioni, le rotazioni che permettono di attaccare l’area avversaria.
Ecco perché il Napoli di oggi, come anticipato nelle prime righe di questa analisi e come abbiamo visto nel corso delle ultime gare, tende a spegnersi dopo un certo frangente di partita. Il calo di energia da parte dei titolari fissi – che, di fatto, non hanno alternative – determina un calo dell’intensità con cui vengono interpretate le varie fasi di gioco. Non solo il pressing alto uomo su uomo di cui abbiamo parlato in precedenza, ma anche quei meccanismi offensivi che caratterizzano l’approccio di Conte.
Per usare termini ancora più semplificati: se undici calciatori si ritrovano a fare – più o meno – sempre le stesse cose per 90 minuti, e praticamente non possono essere sostituiti, finiscono per diventare prevedibili. Ecco: moltiplicate questa situazione/condizione per tutte le partite giocate finora dal Napoli, a maggior ragione tutte quelle giocate senza numerosi componenti della rosa, ed avrete davanti a voi i motivi dei risultati altalenanti degli azzurri. E avrete anche, come dire, un riassunto breve della carriera di Conte: un allenatore al quale serve avere necessariamente una squadra in grande condizione fisica, e/o dei calciatori molto creativi, per compensare i limiti del suo gioco meccanico.
Antonio Vergara
In questo momento, sembra incredibile ma è proprio così, il giocatore creativo del Napoli, quello che spariglia le carte in senso positivo, si chiama Antonio Vergara. Nella sua posizione ibrida di trequartista/sottopunta, a maggior ragione in un sistema che – come abbiamo visto in precedenza – prevede il rinculo di Elmas in fase difensiva, l’ex fantasista della Reggiana è un elemento di novità assoluta, per il Napoli di Conte. Che, basta rileggere l’organico di questa stagione, non aveva un giocatore offensivo così dinamico, così muscolare, così verticale.
La progressione che ha portato al primo gol è solo una delle tante corse fatte da Vergara ad aggredire la profondità. Tutti questi movimenti, ovviamente, sono efficacissimi per sfruttare il gioco di sponda di Hojlund, ma sono anche – molto più semplicemente – la strada migliore per allungare la difesa della Fiorentina, per generare tensione in un sistema di marcature come preparato da Vanoli.
Inoltre, il fatto che Vergara abbia un’ottima tecnica di base – ha chiuso la gara contro la Fiorentina con 4 passaggi chiave, 6 progressioni in conduzione per un totale di 96 metri palla al piede, 16 passaggi riusciti (su 23 tentati) nella metà campo avversaria – lo rende una soluzione di passaggio interessante: i suoi compagni sanno che dare la palla a lui può generare un’azione imprevedibile, quindi difficile da leggere e da contenere per gli avversari.

La mappa dei palloni giocati da Vergara
Il calo del Napoli (ma la sofferenza è stata perlopiù percepita)
La buona prestazione del Napoli – 12 tiri nel primo tempo, appena 4 conclusioni concesse alla Fiorentina e tutte sugli sviluppi di palle inattive – si è via via affievolita. La botta dell’infortunio di Di Lorenzo, la stanchezza di chi c’era in campo e l’inevitabile rilassamento dopo il 2-0 di Gutiérrez hanno determinato un nuovo contesto. Nel senso che la squadra di Conte ha perso un po’ di intensità, di pura energia agonistica.
Anche Vanoli, come anticipato, ci ha messo del suo: l’ingresso di Mandragora, la posizione più accentrata di Gudmundsson e lo scambio di marcature in difesa tra Pongracic e Comuzzo (nuovo angelo custode di Hojlund) hanno fatto perdere un po’ di riferimenti e di misure al sistema difensivo del Napoli. Che, pochi istanti prima del gol di Solomon, ha pagato a caro prezzo un tentativo di anticipo troppo morbido di Juan Jesus su un pallone servito proprio nella (nuova) zona di Gudmundsson.
Il pallone poi stoppato da Dodó era chiaramente diretto verso Gudmundsson
Dopo questo gol, inevitabilmente, allo stadio Maradona e dentro il Napoli è montata la paura di un’altra beffa in arrivo. In realtà, però, dopo la rete di Solomon la Fiorentina ha messo insieme solo un tiro in porta e 6 tentativi complessivi. L’unico davvero pericoloso è stato quello arrivato al minuto 91′ per merito di Piccoli, trovato a centro area dopo una serie di cross da parte dei suoi compagni. C’è da dire che il giocatore preposto alla sua marcatura, in quell’azione, è stato Giovane, nel frattempo subentrato a Vergara: ci stava che il brasiliano ex Verona, nel bel mezzo del forcing finale della Fiorentina, perdesse quell’evidente mismatch fisico.
Conclusioni
Il Napoli 2025/26, che piaccia o meno, continua a essere una squadra che non può mai decelerare. Che sa essere efficace solo se va – e se sta – al massimo, che finisce per perdere solidità quando non difende in modo aggressivo. E che, di conseguenza, ha bisogno di giocare con intensità estrema anche in attacco. In attesa che qualche calciatore della rosa rientri dagli infortuni, e di capire come e per quanto tempo dovrà essere sostituito Di Lorenzo, dalla partita contro la Fiorentina sono emersi alcuni segnali incoraggianti. Hojlund e Vergara, ovviamente. Una prova (finalmente) convincente di Miguel Gutiérrez, e non solo per il gol. E poi la sensazione che Conte sia tornato a fare degli esperimenti.
In questo senso, la stessa scoperta progressiva di Vergara e Gutiérrez, la difesa a quattro in fase di impostazione e la posizione sempre più fluida di Elmas rappresentano dei segnali incoraggianti. Per quanto, come detto, Antonio Conte sia profondamente legato al suo modo di intendere il calcio dal punto di vista tattico, la sua esperienza a Napoli l’ha portato a sperimentare, a inventare tante nuove soluzioni. L’uscita dalla Champions League è stata ingloriosa, durissima da digerire, ma almeno potrebbe aver restituito a Conte la possibilità di lavorare in questo modo. Qualche frutto si è già visto contro la Fiorentina, ora sarà interessante capire come andranno le prossime partite tra campionato e Coppa Italia. C’è tempo, ora, in tutti i sensi.











