Wimbledon non vuole gli influencer cafoni: “Se provano a entrare, schieriamo i Marines”
Agli Us Open hanno fatto un gran casino, a Londra non li accreditano. E quelli dei brand partner saranno molto... sorvegliati

Italy's Jannik Sinner reacts as he plays against Serbia's Miomir Kecmanovic during their men's singles first round tennis match on the first day of the 2026 Wimbledon Championships at The All England Lawn Tennis and Croquet Club in Wimbledon, southwest London, on June 29, 2026. (Photo by Glyn KIRK / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE
Wimbledon non è mica l’Us Open: lì troppa caciara non è ammessa. E gli influencer – che sono calati sullo Slam newyorkese come cavallette, disturbando anche il gioco (assiemi ad altri problemi) – se la vedranno malissimo: Richard Atkinson, amministratore delegato ad interim dell’All England Club, dice che se ne occuperà il personale di sicurezza del torneo, addestrato militarmente: “Se ci provano, credo che i Royal Marines li fermerebbero. Ci sono militari lì e sospetto che non desidererebbero altro che mettere a tacere qualche personaggio del genere.”
Intervenendo alla conferenza Leaders Week a Stamford Bridge, Atkinson ha sottolineato le differenze culturali tra i due tornei Slam, suggerendo che gli influencer non saranno presenti nel sud-ovest di Londra con la stessa intensità che hanno avuto a New York: “Se siete mai stati agli US Open, è molto simile a New York, vero? È una follia, è rumoroso, succedono un sacco di cose. È facilissimo per qualcuno che ha appena comprato un biglietto presentarsi lì con le luci del ring e iniziare a trasmettere letteralmente nel bel mezzo della partita”.

Mica siamo a New York
Addirittura al primo turno di Naomi Osaka contro Anastasia Zakharova, un gruppo di influencer in una suite hospitality dell’Arthur Ashe Stadium aveva acceso un potente anello luminoso per registrare video per TikTok, costringendo l’arbitro di sedia a interrompere la partita in tre occasioni.
L’All England Club ha già vietato di introdurre nell’area del campo qualsiasi oggetto che possa disturbare il gioco. La USTA americana aveva accreditato 100 influencer agli Us Open (ormai valgono molto di più dei giornalisti). Sebbene Wimbledon non offra accrediti diretti agli influencer, questi possono essere invitati da uno dei suoi brand partner, come Polo Ralph Lauren.“È chiaro che gli influencer sono una parte cruciale per costruire un marchio a livello globale nel terzo decennio del XXI secolo”, ha detto Atkinson. “Ma bisogna tenerli sotto controllo. I nostri partner faranno in modo che gli influencer siano strettamente sorvegliati- È una fetta di mercato, credo. Non viviamo più in un mondo fatto solo di giornali e televisione. Il mondo è cambiato, ma è fondamentale affrontarlo con la mentalità di Wimbledon”.